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Salvini “provoca” Emiliano sulla richiesta di referendum per l’autonomia differenziata

Il ministro delle Infrastrutture e leader leghista, in Puglia per la SS 275, ha definito l'iniziativa "referendum degli impauriti"

Il leader della Lega nonché ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, è venuto ieri in Puglia, a Maglie (Le), per partecipare insieme al ministro pugliese Raffaele Fitto alla consegna del cantiere di uno dei lotti di allargamento della strada statale 275 (Maglie-Otranto). Un intervento atteso da anni per una strada molto trafficata, la SS 275 per l’appunto, ma anche molto pericolosa, considerato l’elevato numero di incidenti che finora si sono verificati su di essa, a causa di una carreggiata non più sufficiente a reggere la mole di traffico da cui è interessata quotidianamente. Alla cerimonia di avvio dei lavori, oltre alla presenza di vertici nazionali dell’Anas e di numerose Autorità locali (Sindaci e Presidente della Provincia di Lecce), è intervenuto anche il governatore pugliese, Michele Emiliano, che proprio in questi giorni sta interloquendo con i Presidenti di altre quattro Regioni (Campania, Emilia Romagna, Sardegna e Tosca) governate da maggioranze di centrosinistra, come la Puglia, per promuovere il referendum abrogativo della legge sull’Autonomia differenziata, approvata recentemente dal Parlamento nazionale e voluta – come è noto – soprattutto dalla Lega di Salvini e portata avanti con il governo Meloni dal ministro leghista agli Affari regionali, Roberto Calderoli. Per questo il leader della Lega, parlando a margine della cerimonia di Maglie per la cantierizzazione della SS 276, ha provocatoriamente dichiarato: “Chi ha paura dell’Autonomia ha paura di se stesso, ha paura del futuro, dell’efficienza”. E Salvini, proseguendo, ha commentato: “Pensiamo alla Svizzera, pensiamo alla Germania, pensiamo agli Stati Uniti, pensiamo a Paesi moderni, efficienti, occidentali, liberi”, poichè “l’autonomia – ha sottolineato il ministro alle Infrastrutture – non toglie niente a nessuno” in quanto “se un domani il governatore della Puglia dice che non vuole più l’autonomia si tiene i poteri che ha. Se qualcuno invece in Abruzzo piuttosto che in Calabria o in Veneto dice ‘io voglio gestirmi i miei beni culturali a livello territoriale perché lo farò meglio’ è libero di farlo”. Quindi, – ha affermato ancora Salvini – è un referendum della paura, è un referendum degli impauriti”. “L’autonomia – ha poi concluso Salvini – è prevista dalla Costituzione”, ricordando che ha metterla in Costituzione è stato nel 2001 proprio il centrosinistra, che adesso invece “fa un referendum contro se stesso”. Per il leader della Lega, infatti, “l’autonomia significa modernità, efficienza, trasparenza, battaglia agli sprechi”. Nello stesso giorno in cui Salvini ha fatto tali dichiarazioni in Puglia, il Pd nazionale con gli altri partiti di opposizione, con i sindacati Cgil e Uil, e numerose associazioni hanno depositato in Corte di Cassazione il quesito per chiedere agli elettori italiani di firmare la richiesta di referendum abrogativo dell’autonomia differenziata appena introdotta nel nostro Ordinamento legislativo. Difatti, a seguito di detta presentazione in Cassazione, il segretario del Pd pugliese, Domenico De Santis, sulla sua pagina di Facebook ha scritto: “Diciamo un chiaro ‘No’ allo spacca Italia e a chi vuole un’Italia a 20 velocità differenti. Ci opponiamo fermamente a questa riforma scellerata. Siamo pronti a scendere in piazza, anche tutti i giorni, per denunciare questa ingiustizia e chiedere che chi ha proposto e sostenuto questa riforma si assuma la responsabilità politica delle diseguaglianze che ne derivano. Noi ci siamo e continueremo a esserci, per difendere la Costituzione”.  Invece, la presidente del Consiglio regionale pugliese, Loredana Capone (Pd), intervenendo ai lavori del direttivo pugliese del suo partito, ha affermato: “Tenteremo ogni strada per abrogare una legge che è fuori dal nostro tempo e contro il futuro”. Per poi comunicare che “anche in Puglia presenteremo in Consiglio regionale, così come sta accadendo in altre 4 regioni, una delibera con la quale si chiede di approvare il quesito da depositare alla Corte Costituzionale per chiedere l’indizione del referendum”, su richiesta di 5 Consigli regionali, come previsto dalla Costituzione. “In questi giorni – ha spiegato inoltre Capone nel direttivo regionale del Pd – stiamo lavorando con i presidenti dei Consigli regionali di Emilia Romagna, Sardegna, Campania e Toscana per redigere il testo referendario uguale per tutti. A breve la delibera sarà discussa nell’apposita commissione consiliare per poi approdare in Consiglio. Non c’è altro tempo da perdere. Per salvare l’economia bisogna puntare sulla coesione territoriale e sulla coesione sociale. Questa legge invece è contro i provvedimenti stessi che l’Europa ha fatto per aiutare l’Italia”. A sostegno di tutte le iniziative referendarie per l’abrogazione della nuova legge sull’autonomia differenziata, a cominciare da quella in corso, promossa dalle 5 Regioni citate, e che nei prossimi giorni vedrà impegnato il Consiglio regionale della Puglia, ci saranno anche i tre rappresentati pugliesi del partito dell’ex ministro Carlo Calenda (Azione), ossia i consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggero Mennea, che con una nota hanno dichiarato: “Sosteniamo l’iniziativa referendaria per non spaccare inutilmente l’Italia, indebolendo direttamente le regioni del Sud e indirettamente quelle del Nord, consegnandoci all’Europa come Paese cenerentola”. Infatti, per i tre consiglieri pugliesi di Azione, “in realtà l’Italia ha bisogno di minore autonomia regionale” e, quindi, di una revisione delle modifiche del 2001 al titolo V della Costituzione. “Modifiche che – hanno ricordato Amati, Clemente e Mennea nel loro comunicato congiunto – furono approvate non per convinzione politica, ma per depotenziare (ndr – all’epoca) la crescita elettorale della Lega di Bossi”. Come a dire, ai rappresentanti delle altre forze del centrosinistra pugliese e nazionale che ora si battono per l’abrogazione della recente legge Calderoli sull’Autonomia differenziata, la modifica nel 2001 del Titolo V della Costituzione è stato un errore da parte del centrosinistra, a cui ora bisogna rimediare, non soltanto con il referendum sull’Autonomia differenziata. Se così fosse, allora evviva la sincerità di chi non usa mezzi termini, per spiegare le ragioni dell’ostilità attuale ad una recente legge frutto di una riforma forse sbagliata della nostra Carta costituzionale.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 6 Luglio 2024

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