San Nicola Dottore Ecumenico tra Oriente e Occidente
Oggi il giorno della Traslazione. A colloquio con il professor Padre Antonio Calisi

In occasione delle celebrazioni del Triduo per San Nicola ed in particolare del 9 maggio giorno della Traslazione, abbiamo intervistato Padre Antonio Calisi, sacerdote cattolico barese di rito bizantino dell’Eparchia di Lungro. Autore di studi approfonditi sulla teologia orientale, il professor Calisi ci aiuta a comprendere perché Bari non sia solo una meta turistica, ma il vero polmone ecumenico dell’Europa. Con lui approfondiamo il ruolo di Dottore Ecumenico di San Nicola.
Padre Antonio, il 9 maggio Bari celebra la Traslazione delle reliquie di san Nicola. Perché, dal punto di vista teologico e accademico, San Nicola viene definito “Dottore Ecumenico”?
“Definire Nicola “Dottore Ecumenico” significa riconoscere che la sua figura trascende i confini confessionali. Egli non ha lasciato trattati scritti, ma la sua vita è un’incarnazione del Vangelo che precede le divisioni tra le Chiese. Per gli orientali è il Vescovo per eccellenza, il custode dell’ortodossia e della carità. In ambito accademico, studiare Nicola significa studiare un punto di convergenza: egli è il ponte naturale tra la sensibilità cattolica e quella ortodossa. La sua dottrina è la sua stessa testimonianza di fede vissuta nel Concilio di Nicea”.
Lei appartiene all’Eparchia di Lungro, una realtà che vive quotidianamente la sintesi tra fedeltà a Roma e tradizione bizantina. Che ruolo gioca Bari in questo equilibrio?
“Bari è a tutti gli effetti la nostra “Porta d’Oriente”, e la parrocchia di San Giovanni Crisostomo ne è il cardine visibile e spirituale. Non è un luogo di culto qualunque: sorge a pochissimi passi dalla Basilica, in un’area intrisa di sacralità. Storicamente, dobbiamo ricordare che proprio lì, in quella che allora era la chiesa di San Giovanni, furono deposte le reliquie di San Nicola non appena i 62 marinai baresi giunsero in città nel 1087. Fu il primo “approdo” del Santo a Bari.
Solo successivamente le reliquie furono prelevate dall’Abate Elia per essere portate nel suo monastero, dove poi sorse la grandiosa Basilica che oggi tutti ammiriamo. Per noi dell’Eparchia di Lungro, gestire questo luogo significa custodire la memoria di quel primo abbraccio tra Bari e il suo Patrono. Per un sacerdote o un fedele di rito bizantino, entrare a San Giovanni Crisostomo è come tornare alle origini del culto nicolaiano barese, celebrando nella lingua e nella liturgia che San Nicola stesso celebrava a Myra”.
L’importanza di Bari per il mondo ortodosso, specialmente quello slavo e greco, è immensa. Come si traduce questo legame durante la festa della Traslazione?
“Per il mondo ortodosso, Bari è una meta di pellegrinaggio seconda solo alla Terra Santa. Il 9 maggio non è solo la festa dei baresi, ma un evento globale. La traslazione nel 1087 salvò le spoglie del Santo, e oggi quel gesto permette a russi, rumeni, georgiani e greci di trovare nell’Adriatico un approdo sicuro. Bari esercita una “diplomazia della santità” che supera le tensioni geopolitiche. Il Santo unisce popoli che purtroppo, a volte, la politica divide”.
Qual è il messaggio che San Nicola lancia al mondo accademico e religioso oggi, attraverso la città di Bari?
“Il messaggio è che l’ecumenismo si fa attorno alla tomba dei santi. Bari ci insegna che l’identità non si difende chiudendo le porte, ma aprendole. Come “Dottore Ecumenico”, Nicola ci invita a riscoprire le radici comuni dell’Europa cristiana. La festa del 9 maggio, con il prelievo della Santa Manna, simboleggia proprio questa grazia che scorre e che, come il mare di Bari, bagna sponde diverse ma unite dallo stesso orizzonte di fede”.
Bruno Volpe
Pubblicato il 9 Maggio 2026



