Cultura e Spettacoli

San Nicola, la colonna avanzata

Ad una colonna di marmo rossiccio, custodita da una pesante grata nella cripta, in passato erano attribuiti poteri miracolosi

In un angolo della cripta della nostra Basilica si scorge una colonna di marmo rossiccio che non ha alcuna funzione, né decorativa, né statica (fino al 1953 trovava posto nel colonnato che circonda la tomba del Santo). Una robusta inferriata l’avvolge. Si tratta della cosiddetta ‘colonna miracolosa’, alla quale in passato erano attributi poteri magici. Quando essa si presentava ‘indifesa’, i pellegrini usavano toccarla e baciarla mentre sussurravano preghiere. I meno corretti ne asportavano pezzetti da conservare come reliquie personali, quando non da rivendere a fedeli non meno scorretti (e difatti la superficie della colonna si presenta tutt’altro che liscia). Si dovette così ingabbiare l’intero elemento. Precauzione utile sino a cinquanta/sessant’anni fa, – dirà qualcuno – non ora che certe leggende hanno perso il loro fascino seduttivo anche agli occhi del popolino.

Tutto il contrario, invece, perché il posto dei fedeli ottusi (serpe in senso alla cristianità), potrebbe essere preso dal crimine organizzato, nel senso che il monumento, invece di patire micro asportazioni, adesso rischierebbe d’essere portato via integralmente. Esagerazioni ? Chissà… Interroghiamoci ora sull’origine di questa colonna, mettendo da parte storie inverosimili e leggende pittoresche, come quella confezionata nel 1620 dal Beatillo mettendo assieme ‘voci’ disparate. E’ noto che la Basilica di San Nicola sorge sull’area occupata dal Palazzo del Catapano, il rappresentante dell’autorità bizantina in Italia.

Quando nel 1071 l’ultimo Catapano barese, Stefano Paterano, venne cacciato dai Normanni, il suo imponente e fortificato palazzo venne assalito, depredato, quindi mandato a fuoco dagli stessi baresi, agli occhi dei quali l’edificio era diventato il simbolo più odioso di un potere occhiuto e fiscalmente rapace. E’ assai probabile che la rovina dell’imponente costruzione non fu totale. Motivo per il quale il materiale riciclabile, come diremmo oggi, sfuggito alla devastazione (capitelli, basamenti, bifore, statue e decori di vario genere) dovette essere accantonato in vista del reimpiego nell’edificazione del nuovo tempio ; un costume, questo, che nell’architettura dell’antichità costituiva la regola. Forse l’elemento di cui ci stiamo occupando era l’unico superstite di un colonnato di pregio che ornava un ambiente interno dell’antico palazzo-fortezza.

Sulle prime si pensava di adoperare quella colonna da qualche parte. Poi, a costruzione ultimata, l’elemento ‘avanzò’. Che fare, liberarsene ? Ma era bello… Gli trovarono posto nella cripta, in attesa di farsi venire un’idea. L’idea non venne a nessuno e la Colonna Miracolosa è ancora lì almeno dal 1197, anno in cui, come riportato da una pergamena, la Basilica risulta ‘constructa’.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 8 Maggio 2026

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