Cultura e Spettacoli

Sancho? Un povero a lui

Chi non conosce il significato di donchisciottesco, chi ignora l’episodio dei mulini a vento? Pochissimi. E ancora pochissimi sono quelli che hanno letto per intero ‘Don Chisciotte della Mancia’. Destino crudele delle grandi opere (vedi se una cosa del genere capitava a un Carofiglio). Ci ha perciò un poco rincuorati la scena iniziale di uno spettacolo di Paolo Panaro (quest’ultima produzione Diaghilev) che ha per oggetto la follia del cavaliere visionario e che giovedì scorso ha debuttato al Van Westerhout. Nella scena in questione più lettori sono contemporaneamente alle prese con l’epopea del famoso hidalgo. Come nella ‘cattiva’ scuola di ieri (quella ‘buona’sta per arrivare) la parola rimbalza a turno dall’una all’altra voce e poco a poco luoghi, personaggi e cose assumono consistenza, la narrazione ti prende, ti spegne il desiderio dei puntini di sospensione, quel comodo e arbitrario artificio con cui andando per stralci si arriva in un amen persino all’ultima pagina della Recherche (se ne fanno di figuroni fra tavola e salotto con un portafoglio di citazioni da ostentare ad arte). Dopo l’incipit corale l’azione si dipana e con buon effetto si propaga ai palchi, al corridoio della platea e alla scala che da questa conduce in palcoscenico. Questo senso di libertà sfronda la figura di Don Chisciotte di qualche stereotipo, sì che il solito Francesco Lamacchia trova agio di disegnare un cavaliere stralunato, capriccioso, tenero come un bimbo. Ciò ne fa ragione di spasso, a consolidare il quale concorre qualche innocente libertà (per esempio Sancho è un ‘povero a lui’). Bravo Panaro nel mutare spesso prospettiva di narrazione per variegare la stessa. Felici alcune trovate, di cui la migliore è stata quella di simulare il rogo gettando nella buca del suggeritore i libri (‘proibiti’) responsabili di aver mandato in fumo il cervello del povero Don Chisciotte. Una scena sottilmente inquietante per il fatto di riportare alla mente sia i falò di opere d’arte ‘degenerata’ che i recenti scempi iconoclasti a colpi di piccone e kalashnikov. Poco spazio ha ricevuto il contributo musicale (il baritono Angelo De Leonardis e il clavicembalista Ivano Zanzarella). Applausi convinti ad una formazione giovane e promettente, composta da Elisabetta Aloia, Antonela Carone, Davide De Marco, Francesco Lamacchia, Tony Marzolla, Antonio Repole e Giulia Sangiorgio. Intanto, ancora al Van Westerhout, procede il progetto triennale sull’opera di Cervantes : questa sera è il turno de ‘L’elmo di Mambrino’ ; domani toccherà a ‘Don Chisciotte nella sierra Morena’ e dopodomani a ‘Il racconto dello schiavo’.

Italo Interesse

 

 

 


Pubblicato il 13 Maggio 2015

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