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Sangue italiano per la grande diga

Quella di Assuan è la più grande e moderna delle due dighe sul Nilo che si trovano nei pressi della prima cateratta del Nilo, vicino alla città di Assuan. L’opera, immensa, è lunga 3600 m., larga 980 alla base e 40 alla sommità, per un’altezza di 111 m ; il suo volume è di 43 milioni di metri cubi. Quando aperte al massimo, le chiuse  possono erogare 11.000 m³/s di acqua. L’invaso artificiale ha dato vita al Lago Nasser, in omaggio al grande leader egiziano che volle questa struttura. Lo specchio d’acqua, esteso per 6000 km², è lungo 480 km e largo fino a 16 km ; contiene tra i 150 e i 165 km³ di acqua. Con i suoi dodici generatori di corrente, ciascuno di 175 MW per una potenza installata di più di 2 GW, la diga di Assuan genera più della metà dell’energia elettrica necessaria all’Egitto. Iniziata nel 1960, la costruzione della diga di Assuan ebbe termine 51 anni fa, il 21 luglio 1970. Dieci anni di lavori ‘faraonici’, col contributo di maestranze arrivate da tutto il mondo. Ne vennero anche dall’Italia. Molti di essi non fecero ritorno a casa. E’ noto che al Sacrario di El Alamein riposano 1634 soldati (2187 dei quali ignoti). Affatto noto invece è che un sacello (cappelletta) accoglie anche le spoglie di cento fra tecnici e operai italiani morti durante la costruzione delle dighe di Assuan, Edfina ed Esna (fonte : Ministero Difesa – Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra). E’ sepolto a El Alamein anche qualche operaio pugliese? E’ molto probabile. Alla costruzione della diga di Assuan prese parte anche Salvatore Matarrese, capostipite di quella dinastia di signori del mattone e all’epoca giovane caposquadra. Chiunque abbia pratica di edilizia sa bene che la conoscenza personale degli operai è determinante per chi deve coordinarne il lavoro. Per cui, tenendo presente lo storico attaccamento della famiglia andriese al proprio territorio, non si può escludere che Matarrese senior si sia presentato in Egitto con una squadra di conterranei di propria fiducia. Dunque, da cinquantun’anni nostri caduti del lavoro riposano ad El Alamein. Perché quelle spoglie non sono mai state traslate ? Alla fine degli anni cinquanta non poteva essere che povera gente ad imbarcarsi per l’Egitto. Quale altrettanto disgraziato parente sarebbe stato in grado di affrontare il costo del mesto trasporto? Lo Stato italiano non volle sostenere la spesa e quei poveri resti rimasero a dormire sotto la sabbia. Ma in qualche modo è giusto così. Allo stesso modo in cui è giusto che soldati ed operai riposino insieme ad El Alamein. Fa poca differenza fra carne da cannone e carne da mattone.

Italo Interesse

 

 

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