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Sant’Annèa, l’effetto sovrastima

Su un’altura di meno di cento metri, 3 km a sud del lago di Lesina, in località Sant’Annèa, si levano i ruderi di una villa romana che dovette toccare l’apice della sua importanza in età imperiale, fra il III e il IV secolo. Si calcola che gli ettari di terra di pertinenza di questo fabbricato fossero numerose decine. Tanto fa pensare che l’imponente costruzione fosse qualcosa di più della residenza estiva di qualche facoltoso patrizio. Accanto alla fastosa ‘domus’ del padrone di casa (a giudicare dalle dimensioni dei muri perimetrali – vedi immagine – il fabbricato doveva avere almeno un piano superiore) sembra si sviluppasse un vasto insieme di edifici, probabilmente stalle, magazzini e altri locali adibiti alla lavorazione del latte e dei prodotti della terra. E chissà che il posto non fungesse anche da locanda e da stazione di posta. Tanta diversificazione è confermata dalla differente qualità delle tecniche murarie adoperate : Il complesso sistema dell’opus reticolatum per gli ambienti di rappresentanza e quelli destinati ad accogliere i proprietari ; quello meno raffinato dell’opus listatum per cucine, alloggi della servitù e ambienti minori ; infine la grezza tecnica dell’opus incertum per dispense, laboratori, ricoveri e recinti (insomma, patrizi, popolani, bestie e cose, a ciascuno il suo muro). E’ strano però che tanta struttura non abbia lasciato il segno nella Storia. In questi casi intorno a strutture così articolate finiscono col raccogliersi altre abitazioni e così via sino al coagularsi di un centro abitato. E la storia di Sant’Annèa sembra iniziata addirittura in età repubblicana. Eppure secoli non sono bastati a dare vita nemmeno ad un villaggio. Sostengono gli studiosi che con molta probabilità il casale di Villa Sant’Annèa (come altro chiamarlo?) venne abbandonato a seguito di ripetute scorrerie longobarde. I pochi abitanti, insieme a quelli di Devia e Maletta, altri casali vicini ed altrettanto indifesi, avrebbero trovato rifugio presso un non lontano castrum normanno, poi destinato a diventare San Nicandro Garganico. Perché Villa Sant’Annèa, che appare cosa spropositata rispetto al territorio, non decollò? Forse tutto trae origine da un errore di sovrastima. L’equidistanza di Sant’Annéa sia dal Lago di Lesina che da quello di Varano, la vicinanza di pascoli e la fertilità del terreno intorno dovette suggerire l’idea di un centro di controllo di attività di pesca, allevamento e agricoltura gestite dalla Stato nell’ambito di un vasto disegno volto a sollevare dalla miseria le contrade dell’Alta Apulia. Ma qualcosa non funzionò. Funzionari corrotti, incapaci, scansafatiche…? O paghe troppo basse, unità di lavoro demotivate e diffidenti verso ciò che veniva dalla remotissima capitale, nostro ‘nord’ dell’epoca? A ben guardare, una storia senza tempo.

Italo Interesse

 

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