Santo Spirito, una porta nuova blocca l’accesso al Palazzo comunale
Sabato mattina, nello sconcerto di dipendenti, impossibilitati ad entrare sul posto di lavoro, ma anche di utenti e cittadini

Ci sono episodi che talvolta possono raccontare meglio di qualsiasi altra narrazione il grado di efficienza della macchina amministrativa del Comune di Bari. Infatti, non servono scandali, o clamorose inchieste, a mettere in luce le pecche di un’Amministrazione pubblica, ma a volta basta la sostituzione di una porta, o della sua serratura, per comprendere la portata della sciatteria di funzionamento di un ente pubblico! È accaduto per una struttura comunale che ospita alcuni servizi pubblici del territorio, ossia l’ufficio Anagrafe e l’ufficio Amiu, oltre ad alcune realtà associative locali (la Pro Loco ed il Vespa Club).
Un edificio che, per la sua natura condivisa, dovrebbe essere gestito con un minimo di coordinamento e comunicazione tra le parti. Invece no. Infatti, sabato scorso a Santo Spirito, dinanzi al Palazzo comunale di via Fiume, è sembrato di assistere a una commedia all’italiana, nella quale però non c’era alcun regista, né un set e neppure un copione da seguire, ma c’era semplicemente una porta da poter aprire. All’orario di apertura degli uffici, i dipendenti dell’Amiu si sono presentati regolarmente sul posto di lavoro e si sono trovati di fronte a una scoperta sorprendente: la porta d’accesso all’edificio era stata sostituita. Avete capito bene, sostituita senza alcun preavviso o comunicazione a posteriori e senza che nessuno di coloro che fosse informato del lavoro effettuato, o che potesse risolvere il problema, fosse reperibile. Il risultato è stato uno spettacolo surreale.
Cittadini che arrivavano con le loro pattumelle in mano da consegnare ed impiegati dell’Amiu che spiegavano, con grande imbarazzo, di non poter accedere ai locali. Un via vai continuo che, visto da fuori, ricordava quasi una piccola coreografia involontaria, dove contenitori “immacolati” passavano di mano in mano, senza mai raggiungere la destinazione prevista. Nel frattempo l’ufficio pubblico restava chiuso, perché l’accesso bloccato da una porta nuova di zecca che svolgeva egregiamente il suo compito, ovvero rimanere invalicabile. Una situazione al limite dell’assurdo: gli impiegati non potevano lavorare, ma non potevano nemmeno tornare a casa, perché avrebbero rischiato – paradossalmente – una contestazione per interruzione di pubblico servizio.
Il tutto perché qualcuno aveva deciso di cambiare una porta senza avvisare. Non stiamo parlando di un edificio privato. Parliamo di uno stabile comunale che ospita servizi pubblici e associazioni di pubblico interesse. Un piccolo “condominio” civico che vive grazie alla collaborazione tra realtà diverse. O almeno, dovrebbe. Invece, a quanto pare, è bastata una porta nuova per bloccare tutto: attività associative, servizi pubblici e lavoro.
La curiosità, a questo punto, è d’obbligo: “Chi ha deciso l’intervento e perché non ha ritenuto necessario avvisare chi in quell’edificio lavora, o svolge attività per la comunità?” In tempi in cui si parla tanto di partecipazione, territorio e valorizzazione del volontariato, episodi come questo raccontano una realtà diversa. Ovvero quella di una comunicazione amministrativa che, a volte, sembra funzionare meno di una porta senza chiavi. E il paradosso finale è che, mentre le associazioni cercano di costruire comunità e i dipendenti pubblici si presentano sul loro posto di lavoro, qualcuno riesce a bloccare il tutto con un gesto semplicissimo: cambiare una porta! Dimenticandosi, però, di avvisare chi la deve attraversare.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 17 Marzo 2026



