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Saverio Mercadante, l’equivoco ‘forestale’

Il visitatore che fa ingresso nella foresta di Mercadante cercherà invano un busto o una lapide nel breve largo che si apre tra la vecchia Stazione della Guardia Forestale e i recinti entro cui trovano ospitalità animali vari. La scultura dovrebbe ricordare Saverio Mercadante, prestigioso musicista nativo della vicina Altamura, dove venne alla luce il 17 settembre 1795; il compositore, del quale oggi ricorre il 227° anniversario della nascita, si spense a Napoli il 17 dicembre 1870. Sgombriamo subito il campo da un annoso equivoco: Quel chilometro e mezzo quadrato di verde prende nome non dall’artista altamurano ma da un fabbricato (Masseria Mercadante, appunto) appartenuto all’avvocato Giuseppe Mininni sino al 1926, anno nel quale la proprietà venne requisita per dare vita in quei dintorni alla Foresta che oggi ben conosciamo. Per chi non lo sapesse, quello di Mercadante è il più grande polmone verde artificiale d’Italia. Indirettamente, le sue origini sono ben più remote del 1926. Con l’avvento dell’era industriale la Puglia, allora ricchissima quanto a verde naturale, venne sottoposta ad un massiccio piano di deforestazione per fornire combustibile alla nascente industria (importare carbone dai grandi bacini del nord Europa sarebbe costato di più). La devastazione apportò un grave danno ambientale: Reso spoglio, il suolo non potette più opporre resistenza alle acque meteoriche che cominciarono a fluire rovinosamente a valle. E quando quelle acque s’incanalavano nell’alveo del Picone, un torrente che un tempo scorreva a nord di Bari, per il capoluogo erano dolori. Tre volte la città dovette patire alluvioni rovinose. L’ultima, quella del 1926, causò diciannove morti. Così, mentre a valle venivano scavati due imponenti canali derivatori, uno a nord, l’altro a sud del capoluogo (il Lamasinata e il Valenzano), a monte si interveniva mettendo a dimora migliaia di piante tra fragni, cipressi, frassini, olmi, cedri, eucalipti e, soprattutto, pini d’Aleppo, in quanto piante a rapido accrescimento e idonee a predisporre il suolo al ritorno delle specie autoctone, roverelle e lecci in primis. La riforestazione è ancora in corso, a misura che terreni limitrofi vengono acquisiti a tale scopo, mentre in altri appezzamenti abbandonati dagli  agricoltori il manto verde guadagna terreno spontaneamente grazie alle sementi trasportate dal vento o dagli animali. Tornando al Maestro altamurano, due teatri portano il suo nome: uno è ad Altamura, l’altro a Napoli. Sono circa una ventina, tra cui Bari, le città che hanno intitolato una via a Saverio Mercadante. Una sua statua trova posto nel foyer del teatro Petruzzelli.

 

Italo Interesse

 

 

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