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Scalfarotto: “Siamo l’unica novità elettorale in Puglia”

La ritrovata unità della coalizione di centrodestra in Puglia intorno alla candidatura a presidente di Raffaele Fitto alle prossime regionali e l’annunciata presentazione da parte di “Italia viva”, “Azione” e “Più Europa” di Ivan Scalfarotto come candidato governatore di centrosinistra alternativo all’uscente Michele Emiliano, sostenuto in primis per la riconferma dal partito di Nicola Zingaretti, il Pd, hanno già provocato una situazione di panico e, quindi, anche di caos in alcuni ambienti locali della vasta area politica che ruota intorno alla ricandidatura del governatore pugliese uscente. Infatti, da quando, in particolare, lunedì scorso è stato ufficializzato il nome dello sfidante del centrodestra di Emiliano, gli appelli al M5s, ma anche al leader di Iv, Matteo Renzi, da parte di diversi esponenti del Pd pugliese e nazionale per unire le forze alle prossime regionali contro il candidato governatore del centrodestra pugliese sono ormai innumerevoli. Come innumerevoli sono pure i comunicati ruvidi e polemici nei confronti di Scalfarotto e delle forze che lo hanno proposto per sfidare Emiliano, Fitto, la candidata governatrice pentastellata, Antonella Laricchia, ed il civico ex M5s, Mario Conca. E tra coloro che recentemente dal Pd hanno fatto appello al M5s per un’alleanza anche in Puglia per le regionali c’è il vice di Zingaretti, Andrea Orlando, che in un’intervista rilasciata ad un noto quotidiano cattolico nazionale, rispondendo alla domanda su una possibile alleanza strutturale per le regionali, ha affermato: “Strutturale non so, sto facendo un’esperienza molto impegnativa in Liguria: si è aperto un tavolo da mesi e l’interlocuzione con M5s, anche per come è organizzato, è molto difficile”. “Però – ha sottolineato il vicesegretario nazionale del Pd – non vedo alternativa”, spiegando “che mentre si prova a mandare avanti l’esperienza Conte si faccia una campagna elettorale contrapposti è stravagante, perciò faccio appello a tutte le forze di maggioranza a trovare una convergenza in tutte le regioni”. Ed alla domanda se l’appello era anche a Renzi che in Puglia ha presentato la candidatura del sottosegretario agli Esteri, Scalfarotto, in alternativa a quella del governatore di centrosinistra uscente, Orlando ha risposto seccamente: “A partire da Renzi”, perché “Emiliano nel 2015 è stato candidato da lui”. Una risposta, quella di Orlando, forse più di circostanza che di concretezza, considerato che non tiene conto dell’effettività dei fatti accaduti tra l’ex premier Renzi e l’ex ministro allo Sviluppo economico Calenda dopo che Emiliano divenne nel 2015 governatore. Un invito all’unità del centrosinistra, ma anche al M5s, più articolato è giunto invece dal vice capogruppo dei Dem alla Camera dei Deputati, il pugliese Michele Bordo, che nel condividere con il segretario Zingaretti l’incomprensibilità delle divisioni sorte all’interno del centrosinistra sui nomi dei candidati governatori in alcune delle sei regioni che andranno al voto il prossimo autunno (tra cui – come è noto – la Puglia), ha affermato: “Non lo capisce nessuno che a Roma governiamo assieme e poi ci dividiamo nelle regioni e nei comuni”. “Le nostre divisioni – ha poi rilevato Bordo – rischiano di far vincere la destra, con la conseguenza di indebolire il governo in un momento che è già molto difficile”. Perciò, a suo dire “le elezioni di settembre, al contrario, dovrebbero essere l’occasione per consolidare l’alleanza e rafforzare l’esecutivo, viste le scelte importanti per il rilancio del Paese che bisognerà assumere”. Il vice di Graziano Del Rio è tuttavia fiducioso nella possibilità di ricuciture nel centrosinistra per le regionali, essendoci – a suo dire – “ancora spazio per recuperare”. Però ha avvertito Bordo “è necessario uno sforzo di sintesi ai massimi livelli tra le forze politiche che sostengono il governo”. Benché il deputato sipontino del Pd pugliese è pure consapevole che per non arrendersi e necessario fare “tutto ciò che serve per rafforzare l’alternativa ai populisti e alla destra”. Insomma, come forse voler dire, che è consapevole che per l’unità del centrosinistra o per un’eventuale alleanza con il M5s alle prossime regionali è necessario sacrificare qualche nome eccellente, però potrebbe essere necessario. Ed il nome eccellente da mettere da parte per l’unità o per l’intesa con il M5s, in questo momento, in Puglia non può che essere uno: Emiliano. Ipotesi, quest’ultima sicuramente inverosimile. Come pure inverosimile appare con Emiliano in campo il passo indietro di Scalfarotto, che ha già iniziato la sua campagna elettorale in Puglia sostenendo di essere “l’unica novità elettorale in campo” per le prossime regionali. Infatti, il candidato governatore di area renziana, intervistato da un’importante testata giornalistica nazionale, “Il Riformista, ha dichiarato: “L’idea di base è stata quella di constatare che i pugliesi avrebbero dovuto scegliere tra tre esponenti populisti, se non ci fossimo stati noi: un esponente della destra antieuropeista e sovranista, Fitto; un’espressione della filiera
grillina Di Battista-Lezzi, l’ala pasdaran; e Michele Emiliano, che come ha detto lui stesso ha come obiettivo quello di istituzionalizzare il populismo”. “Emiliano – ha poi osservato Scalfatotto – ha sempre teorizzato che Pd e MSS dovessero congiungere verso una alleanza organica, anticipando di anni la linea filo grillina che ha finito col prevalere anche a livello nazionale tra i Dem. Ha voluto (ndr – nel 2015, ma senza riuscirvi!) tre assessori grillini in Giunta. Ed è quindi quanto di più lontano dalla nostra coalizione, che è dirompentemente innovatrice e profondamente europeista”. “Michele Emiliano – ha anche aggiunto il sottosegretario renziano agli Esteri – rappresenta un’altra linea rispetto a noi, come Raffaele Fitto”. Quindi, ha concluso Scalfatotto,  “noi ci candidiamo a governare la regione, facendo perdere l’uno e l’altro, perché “siamo l’unica novità elettorale in campo. E vedrete che campagna elettorale, per il laboratorio riformista pugliese. Vedrete in campo, insieme, Renzi e Calenda, Bellanova e Bonino”. In definitiva, non pare affatto che nel centrosinistra pugliese con Emiliano in campo sostenuto dal Pd di Zingaretti possano esserci ormai più margine per una riunificazione col fronte renziano, di Calenda e Bonino-Della Vedova od anche per un’eventuale intesa elettorale con i pentastellati. Ipotesi, quest’ultima, che sembrerebbe anche confermata dal fatto che, mentre inviti ed appelli (sia pur dovuti e di circostanza) si moltiplicano nel centrosinistra locale e nazionale, proprio il “pupillo” barese di Renzi, nonché di Emiliano, il sindaco e presidente Anci, Antonio Decaro, che negli ambienti romani del centrosinistra è di casa, sulla spaccatura che danneggerebbe il governatore pugliese uscente tace. E non è, forse, neppure difficile immaginare il perché.

 

Giuseppe Palella

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