Cronaca

Scandalo stipendi al Politecnico: la Cgil attacca a testa bassa

Il sindacato chiede anche a Bari, dopo esserci riuscito a Lecce, il ritirino d'un atto fuori dalla realtà

La notizia del super-stipendio assegnato al Rettore dell’Università di Bari ha fatto rapidamente il giro dei notiziari locali e nazionali, determinando le reazioni di politici e sindacalisti di cui prendere nota, ma che tra qualche giorno al massimo saranno anch’essi sepolti tra i remoti ricordi di fine anno. Dunque, lo stipendio del rettore del Politecnico di Bari Francesco Cupertino, passa da 36 a 121mila euro all’anno, deciso con una delibera approvata dal Consiglio di amministrazione i cui vertici -…guarda caso – hanno ottenuto anch’essi un aumento che per tutti parte retroattivamente. E precisamente da novembre dell’anno scorso, tanto per seguire alla lettera leggi e regolamenti. La delibera, insomma, non è stata passata al Senato accademico che invece, all’università di Lecce, aveva espresso un parere negativo che ha sospeso gli aumenti stipendiali. Anche in Salento, per il rettore Fabio Pollice, era stato previsto un aumento da 25 a 121mila euro annui, con tanto di incremento anche per prorettore e dirigenti. Ma, come sta accadendo nel capoluogo, la notizia ha scatenato un sacco di polemiche che hanno spinto Pollice, un paio di settimane fa, a innestare la retromarcia, giustificando però di aver applicato solo un decreto del governo: “Ho applicato un Dpcm che vale per tutte le università pubbliche. Il Dpcm spiega che è diritto di chi ha delle responsabilità avere un compenso adeguato. Questi compensi possono apparire eccessivi ma non li ho definiti io, anzi, ho scelto il range più basso. E credo che l’aumento sia giusto perchè i dipendenti dell’università sono i meno pagati di tutta la Pubblica amministrazione”. Come Pollice, anche il rettore del Politecnico di Bari ha scelto l’aumento minimo consentito dai parametri governativi che riguardano bilanci e dimensioni degli atenei, ma ciò non ha impedito ai vertici della Cgil di sparare a mitraglia su aumenti stipendiali fuori da ogni logica e riguardo, in un periodo di crisi nera come qualle che attraversa il Paese. “La rideterminazione delle indennità del Rettore e dei componenti del Consiglio di amministrazione del Politecnico di Bari, con un aumento addirittura del 400 per cento per la figura apicale, riteniamo sia totalmente fuori da ogni contesto sociale, politico ed economico di quel che vive il Paese – alle prese con salari da fame – e non di meno l’università italiana, dove persistono sacche di precarietà e personale tecnico-amministrativo inquadrato coi livelli più bassi per logiche di bilancio”, si legge in una nota congiunta Cgil/Puglia firmata da Gigia Bucci ed Ezio Falco. I quali ritengono per di più “inopportuno e grave” che vi sia stato un passaggio dei provvedimenti adottati nel solo Consiglio di amministrazione e non nell’organo di governo collegiale qual è il Senato Accademico. Chiedendo -per di più – un “passo indietro” che Rettore e componenti del Cda dell’importante istituzione pubblica difficilmente compiranno, a Bari. Continuando anzi ad agire -come osservano ancora i sindacalisti Cgil – non connessi “…con quel che attraversa Paese e istituzioni universitarie, alle prese da anni con governi che hanno proceduto con tagli di bilancio, organici non adeguati, nessuna vera politica per il diritto allo studio”. Insomma, il contesto lavorativo universitario è fatto di personale tecnico amministrativo – la spina dorsale che permette il funzionamento delle istituzioni accademiche – inquadrato con profili tra i più bassi e stipendi annui che vanno tra i 22 e i 25mila euro lordi. E gli avanzamenti di categoria? Sempre problematici, per ragioni di bilancio che però non valgono per compensi – quelli per Rettore e consiglieri d’amministrazione – che si sommano allo stipendio da professore universitario, che si aggira tra i 70 e i 120 mila euro annui. “Così come abbiamo preso posizione per il fantomatico trattamento di fine mandato dei consiglieri regionali -continuano Bucci e Falco – riteniamo che pur dentro cornici legislative che lo rendono possibile, il deliberato aumento dei compensi suoni in modo dissonante con le difficoltà che vivono i lavoratori, compresi quelli delle università italiane, tanto più quando sproporzionato rispetto al livello iniziale”. Un atto che, ricordando ancora una volta come salari e stipendi di chi opera nelle nostre università siano tra i più bassi dell’intera pubblica amministrazione, allo stesso modo risulta incomprensibile per studenti alle prese con caro-affitti, senza tutele per il diritto allo studio e costretti a file vergognose -come pure hanno dato notizia qualche giorno fa i mass-media locali – per un pasto caldo, nella mensa universitaria barese.

Francesco De Martino


Pubblicato il 30 Dicembre 2023

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