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Scogli, affioramenti, isolotti

Il modesto patrimonio insulare pugliese considera anche il caso di isolotti dal doppio nome. Davanti a Polignano si erge un’isolotto chiamato lo Scoglio dell’Eremita per il fatto che in epoca imprecisata un uomo rimasto sconosciuto vi si ritirò in preghiera restandovi sino alla morte. Ma sulle carte nautiche quella è l’isola di San Paolo… Particolare curioso, un altro arcipelago pugliese, quello delle Cheradi, che si colloca  in prossimità di Taranto, comprende un altro scoglio con lo stesso nome : l’Isola di San Paolo, che è la più piccola delle Cheradi con un’estensione di soli cinque ettari, è la penultima tra le isole pugliesi per dimensione dopo il Cretaccio (Tremiti). Se ci spostiamo nel leccese, davanti a Porto Cesareo troviamo diversi isolotti di piccola e media dimensione. Il più esteso è noto come Isola Grande, ma tutti lo conoscono come l’Isola dei Conigli. L’appellativo si deve al fatto che durante l’autarchia fascista si cercò di fare di quello spazio – che è lungo 2,5 km e largo 400 m. – una riserva alimentare impiantandovi una colonia di conigli. La colonia proliferò e per qualche anno assicurò carne e pelliccia. Nel dopoguerra la destinazione dell’Isola Grande cambiò da alimentare a turistica. Il Corpo Forestale effettuò un’opera di rimboschimento mentre tutti quegli animaletti venivano catturati e trasferiti in allevamenti a terra. Sparirti i conigli, ne rimase il nome. Restando ai conigli, è il caso di parlare anche un livellato affioramento roccioso vasto mezzo chilometro quadrato e distante poco più di un miglio marino da Gallipoli : l’isola di Sant’Andrea (toponimo cui corrisponde un’altra piccolissima isola della Laguna di Venezia). Fino agli anni sessanta a Sant’Andrea vivevano alcune famiglie di pescatori, che integravano i loro modesti proventi allevando conigli. Quando quei pescatori, stanchi di una vita grama e attratti dalle lusinghe della neonata Italsider abbandonarono Sant’Andrea, liberarono le bestiole. Grazie ad una fonte d’acqua sorgiva, quei conigli si adattarono al poco di cibo che l’isola offre ed attualmente prosperano, protetti dal fatto che Sant’Andrea è oggi habitat naturale di importanza comunitaria (vi nidificano il gabbiano corso ed altri uccelli di passo). Tornando alle Tremiti, l’isola di San Nicola ha un suo omonimo nell’Arcipelago Toscano. Restando allo stesso Santo, chiudiamo con una curiosità : Una volta c’era in Puglia anche l’isola di Nicolicchio. Faceva parte delle Cheradi. Oggi non esiste più, scomparsa a causa dei lavori di ristrutturazione industriale e dell’allargamento del porto mercantile. L’isola, chiamata dai pescatori in dialetto u’ squegghie (lo scoglio), era e ubicata in prossimità di Punta Rondinella. Anticamente i tarantini vi avevano eretta una badia di rito greco, dedicata a San Nicola di Myra.

Italo Interesse

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