Scongiurata la riduzione a quaranta consiglieri dell’Assemblea regionale
Dopo l'aut-aut della segretaria dem a Decaro, in caso di rinuncia a rivendicare la guida della coalizione di centrosinistra, potrebbe essere Avs per il ritorno di Vendola

Scongiurato il taglio da 50 a 40 dei consiglieri regionali pugliesi per effetto del decremento della popolazione, scesa nell’ultimo censimento di poco al di sotto dei 4 milioni ad abitanti. Infatti, dopo l’ok del Senato, ieri anche la Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge che nella prossima legislatura conferma i 50 seggi per il Consiglio regionale della Puglia. Per il responsabile di Forza Italia, Mauro D’Attis, e il suo vice, Dario Damiani, presentatori della proposta, “è salva la rappresentanza in Puglia”, perché “abbiamo scongiurato – ha sottolineato – il rischio che migliaia di cittadini si recassero alle urne per poi non avere alcun rappresentante del proprio territorio”. “Il taglio del numero di consiglieri regionali – ha spiegato D’Attis e Damiani – in virtù della lievissima riduzione della popolazione, avrebbe causato un cortocircuito serio del principio di rappresentatività nelle istituzioni”, poiché “avremmo avuto il numero di componenti del Consiglio regionale pari a quello di Regioni con due milioni abitanti, ovvero quasi la metà della nostra Puglia”. Per il deputato salentino Claudio Stefanazzi del Pd, “all’interno di un provvedimento discutibile, la Camera ha approvato la norma che conserva a 50 il numero dei consiglieri regionali della Puglia”. Ma per Stefanazzi comunque “era un provvedimento atteso e coerente con la complessità logistica e sociale della Puglia”, poiché “50 consiglieri sono il numero congruo per assicurare una giusta rappresentanza dei cittadini in Consiglio Regionale”. Quindi, ha concluso l’esponente dem ed ex capo di Gabinetto del governatore Michele Emiliano, “ora potremo, finalmente, formalizzare la campagna elettorale e la sfida per mantenere la Puglia saldamente nel perimetro di centrosinistra”. Sciolto il “nodo” del numero dei consiglieri regionali con l’approvazione definitiva della legge che consentirà alla Regione Puglia di non ridurre a 40 la composizione del prossimo consiglio, è possibile che nei prossimi giorni il presidente Emiliano emani il decreto che fissa la data delle votazioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale e l’elezione del nuovo governatore. Data che, in base alla legge, non dovrà andare oltre i 60 giorni dalla scadenza naturale della legislatura, che in questo caso è quella del 21 settembre prossimo. Ma è anche possibile che la data della consultazione possa andare anche oltre quella del 21 novembre prossimo, se le regioni che andranno prossimamente al voto (con esclusione di Marche e Valle d’Aosta che hanno già fissato la data della consultazione per l’ultima domenica di settembre), in accordo con il Governo nazionale, decidano di farle slittare di qualche mese, facendo fissare un “election-day” dal Viminale, per le regionali di Campania, Calabria, Puglia, Toscana e Veneto. Ora che la legge che lascia invariato il numero dei consiglieri della nostra regione è stata approvata, per la Puglia (ma anche per le altre cinque regioni che non hanno ancora fissato la data delle elezioni) resta però da definire i nomi di alcuni candidati a governatore, sia per il centrosinistra che per il centrodestra. In Puglia il pressing su Antonio Decaro (Pd), affinché ufficializzi la sua candidatura a governatore per il centrosinistra, è molto alto. Infatti, nelle ultime ore, sono arrivati gli inviti impliciti del presidente del M5s, Giuseppe Conte, e del responsabile per il Mezzogiorno di “Sinistra Italiana”, Nico Bavaro, che hanno parlato a suocera affinché nuora intenda. E cioè la segretaria del Pd Elly Schlein. Perché spetta anche a lei fare in modo che Decaro superi le perplessità, legate alle presenze in lista, rispettivamente nel Pd ed in Avs, di Emiliano e Vendola, ritenute – come è noto – ingombranti dall’ex Primo cittadino barese ed ora europarlamentare dem. Ma lo stallo pugliese del centrosinistra fa paio con quello campano e toscano della coalizione. Infatti, in Toscana i “5 Stelle”, che finora alla Regione sono stati all’opposizione, con un voto on line in corso in queste ore devono decidere se stare col centrosinistra e sostenere quindi la ricandidatura del governatore uscente, Eugenio Giani (Pd), oppure se devono presentarsi da soli, con un proprio candidato governatore. I vertici nazionali del partito di Giuseppe Conte in Toscana hanno scelto la via della consultazione interna, per risolvere le forti contrapposizioni presenti a livello locale. In tutto, gli iscritti chiamati a esprimersi sono più di 5 mila. Nel quesito viene specificato che, in caso di appoggio al governatore, verrà firmato “un accordo chiaro e per iscritto” con “i progetti e gli obiettivi imprescindibili” del M5s. Condizioni, queste, che potrebbe rassicurare gli iscritti locali del M5S. Anche perché, il caso toscano non è slegato dal quadro complessivo delle regionali che, per il momento, vedrebbe il M5s corre in alleanza con tutte le altre forze del centrosinistra in tutte le regioni chiamate al voto. Nel caso in cui fra i “5 Stelle” toscani vincessero i “No” all’alleanza, la decisione di andare da soli potrebbe avrebbe ripercussioni sui rapporti con gli alleati nelle sfide anche delle altre regioni al voto. Per esempio, in Campania il campo largo sta lavorando alla candidatura di un esponente del M5s e in particolare dell’ex presidente pentastellato della Camera dei deputati, Roberto Fico. Ed anche in questo caso i giochi non sono stati ancora chiusi per una partita interna al Pd. Infatti, il governatore campano uscente, Vincenzo De Luca, non entusiasta della corsa di Fico, ha fatto sapere che sta pensando di presentare due sue liste e che il confronto sul candidato ci sarà a settembre. Mossa, questa di De Luca, interpretata nel Pd come il tentativo di ostacolare i progetti della segreteria nazionale dem, che dava invece la candidatura a governatore del pentastellato Fico per assodato, e di alzare il tiro sulle trattative. Tale decisione potrebbe far entrare in stallo anche gli altri negoziati fra De Luca e il suo partito, il Pd, compreso quelli che il governatore campano sta conducendo con la segretaria Schlein per portare il figlio Piero, già deputato dem, alla guida del Pd campano. Uno scenario, questo, che sta creando diversi malumori all’interno dei dem sia campani che nazionali. Per la Puglia, la corsa di Decaro, dopo l’aut-aut dato nei giorni scorsi da Schlein a quest’ultimo, appare ormai in via di definizione e l’annuncio potrebbe arrivare entro Ferragosto. L’assetto finale dovrebbe comunque comprendere il via libera alle corse di Emiliano e Vendola per il consiglio regionale, a prescindere di chi sarà effettivamente il candidato presidente del centrosinistra. C’è poi la partita calabrese. Nel centrosinistra non è ancora del tutto tramontata l’idea di provare a sondare il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, per la corsa alla guida della Regione. Venerdì i leader regionali del centrosinistra si ritroveranno per discutere di programma e nomi. Per il M5s restano in ballo l’eurodeputato Pasquale Tridico, che però non pare particolarmente intenzionato, e le deputate Vittoria Baldino e Anna Laura Orrico. Per il Pd si parla del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e del consigliere regionale Ernesto Alecci. Ma anche Avs rivendica spazio: si fanno i nomi del consigliere regionale Antonio Lo Schiavo e del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi. Se Decaro non rinunciasse al veto su Emiliano e Vendola e, quindi, alla fine potrebbe anche rinunciare alla candidatura a governatore, allora uno dei possibili candidati alternativi a Decaro potrebbe essere di Avs. Ed in Puglia il nome di Avs da portare a candidato governatore è solo uno: Nichi Vendola. Infatti, il responsabile di Avs per il Mezzogiorno, Bavaro, in una recente intervista lo ha già detto chiaro: “Vendola, che non è nelle istituzioni da oltre 10 anni, non può essere oggetto polemico di richiesta di rinnovamento”, perché “ci sono piuttosto tanti assessori e consiglieri uscenti che sono da decenni lì al pari di sindaci alla fine del secondo mandato ora in rampa di lancio. Sarebbe curioso che un partito, sia il Pd o il M5S, chiedesse di rinnovarsi agli alleati non praticando la stessa linea al proprio interno”. “Da settimane – ha rilevato inoltre Bavaro nell’intervista – discutono della candidatura di Vendola come se si trattasse di una proposta inopportuna, mentre piuttosto ci sarebbero diversi elementi da approfondire in tutto quello che è accaduto in questi anni anche rispetto al trasformismo dilagante”. Per poi sottolineare: “Non abbiamo mai messo in discussione Decaro, in caso di suo diniego potremmo dire la nostra”, perchè “abbiamo – ha concluso Bavaro – già dimostrato di saper amministrare la ‘Cosa pubblica’ con il consenso dei cittadini”. E l’esponente pugliese di Avs più chiaro di così forse non avrebbe potuto essere.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 7 Agosto 2025



