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Scordati e accantonati: la triste storia di centoundici lavoratori ex Sma

Sono trascorsi meno di cinque mesi, eppure il timore che col passare dei giorni e dei mesi tutti si dimenticassero della vicenda di oltre cento lavoratori regionali gettati per strada, si è tristemente materializzato. <<È da quattro mesi che sono senza lavoro e, oramai, anche i comunicati stampa dei consiglieri che denunciavano la loro situazione si sono esauriti, così come è esaurita la loro fiducia nelle istituzioni e, soprattutto, nella politica che avrebbe dovuto far la propria parte>>, attacca subito e senza preamboli Giuseppe Carone del comitato ex Sma/Arif. Infatti, nulla è ancora avvenuto per sanare la scandalosa vicenda dei centoundici impiegati dell’Agenzia regionale irrigui e forestali (Arif) rimasti disoccupati dal 30 giugno scorso, tenendo presente che dal 1997 essi prestano il loro operato al servizio del patrimonio boschivo della regione Puglia. Ma torniamo indietro: selezionati con bando pubblico del Dipartimento della Protezione Civile nel 1997, hanno servito la regione Puglia come Lavoratori Socialmente Utili sino al 2001, poi affidati alla S.M.A. SpA fino al 2011, poi assunti a tempo determinato (con chiamata diretta) nell’ARIF con l’impegno formale alla stabilizzazione definitiva della regione Puglia (sancito con intesa firmata da ben 3 assessori il 20 maggio 2011). Nell’ARIF non sono stati sufficienti ben altri 6 anni ininterrotti di lavoro e 14 proroghe per concepire un programma che li portasse alla stabilizzazione definitiva e lavorare a tempo indeterminato. Anziché la stabilizzazione, all’ennesima scadenza di contratto, il 30 giugno scorso, sono stati addirittura mandati a casa! <<In questi ultimi 6 anni, l’ARIF li ha ritenuti personale necessario a garantire l’effettiva attuazione dei compiti e lo svolgimento delle attività istituzionali come recitano tutti gli atti deliberati a loro favore: “il personale operaio ed impiegatizio, qualificato, riveniente dalla platea dei dipendenti ex – SMA ha permesso di garantire la realizzazione delle attività di manutenzione e salvaguardia del patrimonio boschivo regionale, di difesa del suolo, della gestione del patrimonio forestale, dell’attività vivaistico – forestale, oltreché, la realizzazione di quanto previsto dalle attività connesse al PSR Puglia 2007/2013>>, ricorda ancora Carone. Persino la Sala Operativa della Protezione Civile è rimasta priva di personale Arif a gestire una stagione estiva terribile sotto il profilo degli incendi boschivi. E così, se per i 162 operai è stato già riconosciuto il diritto a riprendere a lavorare con contratto a tempo indeterminato, i 111 impiegati sono entrati in un girone infernale dantesco. Il 31 luglio scorso il consiglio regionale ha approvato un emendamento ed una variazione di bilancio di ben 5 milioni per l’Arif, reputandola la “manovra legislativa” finalizzata alla stabilizzazione di questi lavoratori. In realtà si è trattato dell’ennesimo bluff, poiché sia il corposo stanziamento finanziario, sia il nuovo comma che disciplina i contratti di lavoro con la normativa privatistica anche per gli impiegati, l’Arif non gli riconosce il diritto del superamento dei 36 mesi e la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Li hanno costretti a ricorrere legalmente scatenando, perciò, tensioni fratricide e la solita guerra tra poveri con i sindacati fermi a guardare, anzi a giustificare il ricorso legale quale unica soluzione alla vertenza. Nonostante le ripetute sollecitazioni sia dei lavoratori, ed anche di una buona parte di consiglieri regionali, la politica non ha prodotto nulla di concreto, trascinando, pertanto, questi lavoratori in un lunghissimo, estenuante, dispendioso e dall’esito incerto, ricorso alla magistratura. Invece ci vorrebbero atti concreti della Regione con programmi precisi per dare risposte definitive a più di cento famiglie che aspettano da tanto…troppo tempo.

 

Antonio De Luigi

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