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Scuola in fibrillazione per didattica, trasporti e doppi turni, ma il prefetto rassicura

Le associazioni e comitati di genitori, docenti e studenti decisi a difendere il diritto alla scuola in presenza tornano a mobilitarsi nelle città italiane lunedì prossimo, 20 settembre, perché l’anno scolastico, malgrado la retorica di Governo e Ministero, non è cominciato bene. <<Ci mobilitiamo ancora per dire forte e chiaro che non accetteremo altro anno “a singhiozzo>>, la parola d’ordine di chi giustamente afferma di dare priorità alla scuola, chiedendo garanzie di presenza e continuità in tutta Italia e in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Insomma, niente più scempio di Regioni e Comuni che tengono chiuse le scuole secondo il proprio variabile arbitrio, e soprattutto niente più classi-pollaio dove si annidano i ceppi peggiori del maledetto virus che governo e ministero dicono dio voler combattere (male). Perchè, dunque, la protesta? Per genitori e addetti ai lavori più arrabbiati, ad esempio, nulla è stato fatto per ridurre gli alunni per classe e per dare più spazi alle scuole, lasciando una enorme percentuale di studenti in condizione di affollamento. <<Ma ci mobilitiamo a oltranza anche per arrivare ad abrogare la norma della Riforma Gelmini che consente la formazione di classi pollaio e per ottenere una legge che cambi il numero degli alunni per classe: sappiamo che troppi istituti superiori in Italia hanno già reintrodotto, con l’assenso dei Collegi e dei Consigli d’Istituto, una Didattica a Distanza strutturale o paradossali forme di “DAD di prossimità” (lezioni seguite in sede ma su schermo), a smentita delle affermazioni del Governo e del ministro Bianchi per cui nessun alunno dovrebbe fare nemmeno un’ora di Dad, salvo quarantene>>, s’impunta chi da lunedì ha dichiarato guerra a istituzioni che nulla (o assai poco…) hanno fatto in vista dell’inizio di quest’altro anno scolastico sotto l’insegna della pandemia. Insomma, strutturare di fatto la DAD ha un unico risultato: arricchire le piattaforme digitali e i fornitori di servizi, impoverendo la Scuola e svilendo il diritto allo studio. Infatti il piano scuola 2021/22 non ha proposto alcuna soluzione concreta alle carenze strutturali che affliggono la scuola da decenni, ma che sono state e saranno le principali responsabili nell’impedire un’adeguata gestione dell’emergenza sanitaria, con il risultato -sempre secondo le associazioni che danno priorotà alla scuola in presenza – di comprimere il diritto all’istruzione in tutta Italia. Il ministero ha preferito ottenere la deroga alla norma di distanziamento piuttosto che intraprendere soluzioni strutturali. Conclusione? Una scuola pubblica che non funziona ha prodotto, negli ultimi due anni, una spaventosa crescita del disagio psicofisico nelle fasce adolescenziali, un incremento del tasso di abbandono scolastico, un peggioramento della qualità della formazione. Per di più le carenze di personale non sono state risolte, per la volontà del Governo e del Ministero di non stabilizzare i precari, mentre nomine del personale ATA e del personale Docente, contrariamente a promesse e proclami, sono in ritardo anche quest’anno. E cosa dire di quei protocolli rigidi per la fascia 6-12 e con criteri di quarantena sostanzialmente immutati a fronte del tasso di vaccinazione raggiunto tra i docenti e nel Paese, mentre il ministro Bianchi esalta come una conquista il fatto che “solo la classe va in quarantena” ma è esattamente la stessa situazione dello scorso anno scolastico, che ha provocato la scuola “a singhiozzo”! Oggi vanno previste quarantene selettive garantite da un efficace tracciamento. Inoltre, i protocolli devono essere flessibili, chiari e congrui alla effettiva situazione pandemica, adattati al mutare delle mutevoli situazioni epidemiologiche. E almeno a questo proposito, le parole della rappresentante del Governo: <<Ho sempre dichiarato che il nostro e’ un documento flessibile: se i dirigenti scolastici mostrano qual e’ la domanda di trasporto che i loro studenti richiedono e se questa domanda puo’ essere esaudita dall’offerta che e’ in campo, siamo disponibili ad accettare delle deroghe, non siamo rigidi”, ha dichiarato a Radio Norba la Prefetta di Bari, Antonia Bellomo, proprio con riferimento alle polemiche sui doppi turni di ingresso nelle scuole superiori dell’area metropolitana.”Questo – ha continuato la prefetta – e’ un meccanismo nuovo, che non e’ mai entrato in vigore perche’ le scuole sino ad oggi non hanno lavorato in presenza, e’ una situazione da sperimentare. La mobilita’ su alcune direttrici viarie non e’ sostenibile con un aumento di bus in circolazione tanto da soddisfare la domanda di mobilita’ in sicurezza in un unico orario: su Bari ad esempio si riversano studenti, ma anche pendolari che raggiungono il capoluogo per ragioni di lavoro o per usufruire dei servizi sanitari”. “La proposta da sempre – ha spiegato Bellomo – e’ quella di differenziare l’orario di entrata a scuola, e questo accade in tutte le citta’ metropolitane: non sono io appassionata a questa tesi ma e’ una tesi che tiene conto della rigidita’ del sistema ferroviario che puo’ aumentare aggiungendo qualche vagone ma il transito avviene sempre sullo stesso binario, mentre gia’ c’e’ un potenziamento delle corse degli autobus per garantire i collegamenti ordinari in sicurezza. L’obiettivo resta sempre quello di viaggiare sicuri, evitando assembramenti. Stiamo sperimentando ma dobbiamo essere cauti e prevedere norme di sicurezza anche eccessive: ricordiamoci le migliaia di vittime del covid”.

Antonio De Luigi

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