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Se chiude il C.A.R.A. di Palese, che fine fanno migranti e lavoratori?

Potrebbero trasformarsi in realtà già a partire dai prossimi giorni le conseguenze del dibattutissimo decreto sicurezza varato dal Governo a Bari. Allorquando fra i primi, grandi centri di accoglienza chiusi per effetto del decreto sicurezza del Ministro dell’Interno Matteo Salvini figuri anche quello di Bari/Palese. Motivo per cui, onde evitare di assistere nuovamente a quanto accaduto a Castelnuovo di Porto, dove lo sgombero della struttura con un preavviso di sole ventiquattr’ore ha ricordato scene “tristemente memorabili”, per qualcuno riconducibili a una vera e propria deportazione, come rammenta non senza qualche traccia di apprensione la consigliera, presidente della Commissione Immigrazione dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci), nonchè candidata sindaca della Città di Bari, Irma Melini. Sicchè, visto e considerato che non è ancora chiara la politica dei rimpatri e tanto meno il numero effettivo degli stessi, la Melini è decisa a non affidarsi agli astri o agli imprevisti rivolgendosi, pertanto, direttamente al rappresentante del Governo. E chiedendo, dunque, al Prefetto di Bari Marilisa Magno di sapere dove saranno dislocati, appunto, gli attuali ospiti richiedenti asilo presenti nel Cara di Bari/Palese.  <<Il decreto legge sulla sicurezza di Salvini favorisce il nascere di grandi centri di accoglienza, prevedendo lo smantellamento dei piccoli della cosiddetta accoglienza diffusa, per questo motivo – precisa la consigliera di Opposizione nell’Aula ‘Dalfino’ – è importante per il Comune di Bari e le Amministrazioni della provincia conoscere in tempo modi e termini di trasferimento, nonché i nuovi centri di accoglienza su questo territorio>>. Ma Irma Melini ci tiene anche a sottolineare che lei è a favore della chiusura del Centro accoglienza e richiedenti asilo posto accanto all’aeroporto militare di Bari/Palese, che auspica da anni, così come lei stessa è sempre stata a favore della non riapertura dell’ex CIE, oggi CPR, sempre in Terra di Bari. Però allo stesso tempo risulta evidente che chiudere il centro non vuol dire ridurre la presenza dei richiedenti, se non abbiamo certezza di ricollocazioni e rimpatri. E giacchè ci siamo, sarebbe importante conoscere pure le sorti dei novantasei lavoratori del Cara di Palese, che ancora oggi risultano contrattualizzati. Ma nei giorni scorsi anche il presidente del gruppo consiliare LeU/I Progressisti alla Regione Puglia, Ernesto Abaterusso, era rabbuiato causa le voci sempre più insistenti su una prossima chiusura del Centro di accoglienza per richiedenti asilo. “Lasciare per strada i trecentocinquanta migranti ospitati oggi nel centro di accoglienza, la cui unica colpa è quella di non essere più ritenuti in diritto di accoglienza, e i novantasei lavoratori è la dimostrazione di quanto questo governo operi calpestando i più elementari diritti umani. Il Cara di Bari, così come gran parte di quelli presenti nel nostro paese, sono un esempio di integrazione e di accoglienza che andrebbero salvaguardati e valorizzati perché nati e portati avanti in sintonia con lo spirito che da sempre contraddistingue l’Italia e la Puglia”. Per Abbaterusso cancellarli, come sta avvenendo oggi per effetto del Decreto Salvini, è una sfida al buon senso e non si può in nessun modo accettare che il Governo affronti il problema dell’immigrazione con mosse di pura propaganda. Il governo allora spieghi che progetti ha per il Cara di Bari/Palese e quale sarà il destino di uomini, donne e bambini. E cioè la via da percorrere se si vuole garantire a queste persone un futuro migliore e impedire che cadano nella zona grigia della clandestinità”.

Francesco De Martino

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