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Se il Comune non interviene, dopo ‘L’Ancora’ ad andare “in fumo” potrebbe essere l’intero lungomare

Nella notte tra sabato e domenica un incendio presumibilmente doloso ha distrutto la struttura dell’ex ristorante “L’Ancora” sul Lungomare Massaro di Palese. La storica struttura ricettiva del Lungomare a nord di Bari fino alla scorsa estate era stata gestita da una nota famiglia barese di chef e ristoratoti, i fratelli Lasaracina, che negli anni Ottanta del secolo scorso ne avevano ereditato la gestione dal padre, che qualche decennio prima aveva, a sua volta, rilevato l’originaria sciala “da Carmelo”, ampliandola e trasformandola in uno dei ristoranti più rinomati della costa barese. L’Ancora era collocato a poche decine di metri da un altro, all’epoca, più noto ed antico ristorante a mare di Palese. Ossia il ristorante “da Tommaso” della famiglia Basile, che sin dai primi anni Cinquanta era tra i più rinomati punti di ristorazione non solo del litorale a nord di Bari, ma della Puglia, per le tipicità e prelibatezze di mare che in esso si potevano gustare. Tra i suoi clienti più importanti ed illustri dell’epoca figuravano il Presidente della Repubblica Sandro Pertini e diverse altre personalità della politica nazionale del calibro di Aldo Moro, Bettino Craxi, Rino Formica, Michele Di Giesi e Vito Lattanzio. Però, l’allora nuovo ristorante “L’Ancora” insieme al vecchio ristorante “da Tommaso” per oltre un trentennio hanno rappresentato sicuramente due fiori all’occhiello della gastronomia pugliese e barese, in particolare. Il ristorante della famiglia Basile – come si ricorderà – chiuse i battenti a metà degli anni Novanta e la sua struttura sulla costa, che fino ai primi anni Duemila era di competenza del demanio regionale, fu lasciata andare in malora, fino poi al suo necessario abbattimento, avvenuto circa un decennio dopo la cessazione dell’attività. Ora, dopo l’incendio di sabato notte, identico destino potrebbe profilarsi per la struttura dell’ex ristorante “L’Ancora”, anche se per esso – in verità – le speranze, dopo la rinuncia all’attività della famiglia Lasaracino, erano che la struttura fosse tornata al suo antico splendore e prestigio con una nuova gestione. Ed in tal senso il Comune di Bari (che è l’ente a cui sono poi passate le competenze in materia costiera e di strutture demaniali ricadenti nel proprio territorio) pare che si fosse già attivato con un bando, i cui termini sono scaduti a fine maggio, per individuare un nuovo gestore a cui affidare la struttura dell’ex ristorante “L’Ancora” di Palese. Però, “qualcuno” (al momento ignoto) ha forse preceduto le buone intenzioni dell’Amministrazione barese, mandando in fumo i locali sulla costa, a fianco del porticciolo di Palese, dell’ex ristorante della famiglia Lasaracina. Dopo l’incendio, nella mattinata di lunedì, l’assessore allo Sviluppo economico, Carla Palone, edil neoletto presidente del V Municipio, Vincenzo Brandi,hanno effettuato un sopralluogo per rendersi conto di persona dei danni e, soprattutto, dello stato in cui versa ora la struttura che il Comune stava per affidare in concessione al nuovo gestore che sarebbe aggiudicato il bando chiusosi lo scorso maggio e che – stante ad alcune indiscrezioni – sarebbe stato già noto, poiché dei due soli partecipanti alla gara uno era stato escluso dall’ammissione all’apertura dell’offerta del canone, per mancanza di qualche requisito. Fin qui la storia e la cronaca. Invece, ciò che la comunità locale attende da anni dall’Amministrazione comunale barese è non solo piano di sviluppo e rilancio delle attività costiere, ma anche l’eliminazione di alcune strozzature presenti sul Lungomare nord di Bari, ossia quello esistente tra Palese e Santo Spirito. Ed una di queste strozzature, molto vistosa soprattutto dopo la riqualificazione del 2001 del locale Lungomare, è quella esistente proprio in corrispondenza dell’immobile costiero andato in fumo sabato notte a Palese. Una strozzatura (come si evince da una delle foto del presente servizio) che riduce notevolmente la carreggiata stradale del Lungomare Massaro, creando una sorta di imbuto, lungo il quale si interrompe anche il marciapiede del fronte mare che dovrebbe congiungere l’area riservata al transito pedonale presente prima e dopo la struttura dell’ex ristorante “L’Ancora”. Un inconveniente che la comunità palesina si aspetta che fosse eliminato dal Comune di Bari già in sede di esecuzione dei lavori di riqualificazione del Lungomare nel 2001, ma che non avvenne, poiché all’epoca occorreva indennizzare il gestore per i lavori di spostamento ed ampliamento nel mare della porzione di volumetrie dell’immobile che sarebbero dovute essere abbattute, perché restringono di larghezza il Lungomare. Un costo che – a detta dei bene informati – all’epoca era stato stimato intorno ai 400milioni di vecchie Lire e che l’amministrazione Di Cagno Abbrescia evidentemente non volle spendere in più per il rifacimento del Lungomare di Palese. Le speranze per i palesini che quel piccolo tratto di Lungomare in corrispondenza de “L’Ancora” potesse essere normalizzato erano riaffiorate appena un anno fa, dopo che il Comune aveva ottenuto la disponibilità della struttura a seguito della chiusura di quel ristorante. Ma a quanto è dato sapere, neppure stavolta l’Amministrazione barese aveva preso in considerazione la “normalizzazione” di quel tratto di Lungomare. Tanto che la procedura in corso per l’individuazione del nuovo gestore – stante sempre ad indiscrezioni – non aveva preso minimamente in considerazione il problema. E quindi neppure la richiesta al nuovo concessionario di arretrare la struttura, allineandola alle balauste sul fronte mare ivi presenti da una parte e l’altra dell’ex ristorante. Ad ogni modo, dopo il sopralluogo l’assessore Palone, nel ribadire la volontà dell’Amministrazione barese di “riportare a nuova vita” la struttura ora danneggiata, ha anche affermato: “attenderemo gli sviluppi delle procedure e valuteremo il da farsi, convinti di procedere comunque con le politiche di riqualificazione di tutte le strutture sul litorale, perché Bari merita di tornare a vivere pienamente il suo mare”.Ancor più determinate, almeno nelle intenzioni, le dichiarazioni del neo presidente del V Municipio, Brandi, che contestualmente ha affermato: “Nessun ignobile atto vandalico o doloso potrà mai impedire a questa amministrazione municipale di perseguire, di concerto con l’amministrazione comunale, l’obiettivo di riqualificare i beni del patrimonio cittadino e demaniale restituendoli alla comunità”, perché “la nostra costa è meravigliosa e merita tutto il nostro impegno”. Un impegno che  in molti a Palese e Santo Spirito si augurano, però, che quanto prima si concretizzi con i fatti e non resti, come è stato finora, solo a parole. Infatti, di strozzature nella carreggiata del Lungomare tra Palese e Santo Spirito ce n’è alche un’altra che sarebbe facilmente eliminabile ed è quella esistente in corrispondenza del deposito a mare, in abbandono ormai da anni, dell’ex “Mitil Adriatica” a Santo Spirito. Anche quest’ultima struttura entrata nella disponibilità del Comune, ma in stato di degrado ed abbandono da tempo. Come pure in stato di abbandono si presentano altre strutture a mare del Lungomare di Palese e Santo Spirito, quali sono, per l’appunto, quella dell’ex ristorante “La Vela 2”, a fianco allo storico “lido Moretti” di Palese; quella del ristorante “La Barcaccia” adiacente al citato deposito della società “Mitil Adriatica” e quella dell’ex ristorante “Il Galeone” (già “Verdemare”) che pur essendo stata già assegnata da qualche anno dal Comune ad un nuovo concessionario, versa ancora in stato di abbandono e non si sa neppure come mai tale struttura non sia ancora “rinata a nuova vita”, come nelle intenzioni dell’assessore Palone per l’ex ristorante “L’Ancora”. Ma ciò che ancor più evidente dello stato di trascuratezza e degrado in cui versa il Lungomare di Palese, oltre alle troppe strutture immobiliari sulla costa in stato abbandono, è lo stato di corrosione in cui versano le ringhiere delle balaustre costiere ed i basamenti dei lampioni presenti lungo la costa nel tratto compreso tra via Cola Di Cagno ed il porticciolo di Palese. Come pure dello stato di abbandono degli alberi presenti in questo tratto di costa. E di ciò sono in molti nella ex frazione ad augurarsi che anche l’assessore Palone ed il neo presidente municipale Brandi si siano accorti durante il loro recente sopralluogo all’ex ristorante bruciatosi lo scorso fine settimana. Perché se così non fosse, allora è assai probabili che ad andare “in fumo” nei prossimi mesi a Palese sarà l’intero tratto del locale Lungomare. E questo di certo non per opera di vandali o piromani, ma solo “per  e con buona pace” dell’amministrazione Decaro.

 

 

Giuseppe Palella

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