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Se la Regione è sprecona, il Comune fa peggio mantenendo gli inutili “Municipi”

Alla Regione Puglia i consiglieri di tutte le forze politiche in maniera quasi unanime si erano forse illusi che il blitz con cui hanno reintrodotto l’indennità di fine mandato (per altro, in modo pure retroattivo dal 1/1/2013) potesse passare inosservato nell’opinione pubblica pugliese, considerato il modo e la tempistica scelti per l’operazione di auto attribuzione di un benefit che invece sta suscitando scalpore ed indignazione in maniera di gran lunga maggiore di ciò che gli stessi avevano forse preventivato. Infatti, il “caso” pugliese del Tfm (Trattamento di fine mandato) ha già varcato anche i confini regionali e rischia di diventare una questione politica di portata nazionale, sia interna che esterna a tutte le forze politiche che in Puglia hanno deciso di ripristinare un privilegio soppresso nel 2012 dall’Assemblea regionale e, paradossalmente, riportato in vita in un momento forse ancor più drammatico per la situazione complessiva (emergenza Covid e crisi economica) in cui versa una parte considerevole delle famiglie italiane e, in particolare, pugliesi. Sta di fatto, però, che prescindendo da qualsiasi spunto critico o polemico e, quindi, dall’opportunità o meno di come e quanto deciso recentemente in modo unanime dalle forze presenti in Consiglio regionale, a regime il reintrodotto Tfm ai consiglieri pugliesi, pur volendolo considerare un costo inopportuno, poiché destina ulteriori risorse pubbliche ai costi dei politici sottraendole ad altri interventi a favore della collettività, a conti fatti comporterà per la cassa regionale una spesa annuale che dovrebbe aggirarsi a grandi linee intorno ai 380/400mila euro. Ossia, in un quinquennio la cifra che la Regione Puglia dovrà impegnare in più per i propri rappresentanti politici dovrebbe essere di circa 2mln di euro complessivamente. Però, un costo ancora più esagerato e, quindi, di gran lunga più scandaloso per i costi della politica è rappresentato dalla spesa esagerata, che nella città di Bari il Comune sostiene da almeno due decenni, per gli organi di un finto ed inesistente decentramento amministrativo. Ossia, le vecchie Circoscrizioni prima e che, dal 2014, sono stati definite “Municipi”. Infatti, a ben vedere tali istituti interni al Comune di Bari – come è noto e come da più parti si rileva da anni – se pur privi di reali funzioni e potere amministrativo, hanno un costo complessivo annuale (gettoni dei consiglieri, indennità dei presidenti ed oneri connessi) per la cassa comunale che è quasi pari quello che costerà per un’intera legislatura alla Regione Puglia il Tfm appena resuscitato. Vale a dire che la Regione, per tale misura, spenderà in 5 anni ciò che il Comune di Bari spende in un solo anno per l’attività dei rappresentati dei suoi 5 Municipi di decentramento. E per avere ancor meglio l’idea di quanto pesi il costo dei politici degli inutili Municipi baresi, in termini di incidenza, sul Bilancio annuale del Comune confrontato al costo regionale per il neo introdotto Tfm dei consiglieri, è sufficiente ricordare che il Bilancio complessivo della Regione Puglia (in linea di massima) è mediamente 50/60 volte maggiore di quello dell’Amministrazione barese. Quindi, alla luce delle innanzi dette considerazioni, bisognerebbe forse chiedersi cosa sia più scandaloso, per i costi istituzionali dei politici, il Tfm dei consiglieri pugliesi o lo spreco per il mantenimento in vita degli inutili cinque “Municipi” baresi. Da non dimenticare, per giunta, che dal 2010 tali organi di decentramento amministrativo sono stati soppressi dallo Stato per i Comuni con popolazione tra 100 e 250mila abitanti, mentre per quelli con un numero di abitanti maggiore (vedi Bari) non sono più obbligatori ma “facoltativi”. Vale a dire che a Bari basterebbe una delibera di Consiglio comunale per eliminare uno spreco di risorse pubbliche la cui incidenza è ormai notevole sul Bilancio cittadino. Infatti, a detta di molti baresi, sarebbe forse ora che anche il sindaco Antonio Decaro e la sua Amministrazione prendessero atto di una situazione, quella dei finti ed inutili “Municipi” per l’appunto, ormai insostenibile, paradossale e talvolta verosimilmente ridicola anche per l’aspetto sostanziale di tali organi elettivi periferici. Infatti, un ritorno all’antico nella Città di Bari, per la rappresentanza politica negli Uffici periferici dell’Amministrazione cittadina e, quindi, al ripristino della vecchia figura del delegato sindacale, probabilmente sarebbe più proficua per la cittadinanza e sicuramente meno dispendiosa (e qualche volta forse finanche più onorevole!) per l’Amministrazione centrale. Difatti, se a rappresentare il Comune di Bari in periferia tornasse la figura del Delegato del Sindaco – a detta di molti cittadini – difficilmente capiterebbe di assistere a scene come quella a cui hanno assistito domenica scorsa a Santo Spirito i fedeli della locale Parrocchia dello Spirito Santo. Dove il rappresentante comunale, nella persona di un esponente del locale “Municipio” (ndr – il vice-presidente Nicola De Gennaro), si è presentato indossando al contrario l’emblematica e consueta Fascia tricolore nel corso

della parte protocollare della solenne celebrazione in onore della Beata Verine Immacolata, Patrona del borgo marinaro, per l’imposizione delle simboliche chiavi nelle mani del simulacro mariano. Almeno questo, con i vecchi delegati emanazione diretta del sindaco, sicuramente non sarebbe accaduto. E se alla Regione Puglia, con il ripristino del Tfm ai consiglieri, il presidente Emiliano rischia di essere additato come “sprecone”, al Comune invece, permanendo tal genere di inutili, dispendiosi e ridicoli “Municipi”, il sindaco Decaro sarebbe, forse, da considerare più “parsimonioso” con i soldi pubblici ?

 

Giuseppe Palella

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