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Se la taranta è di famiglia

Nel suo ‘La terra del rimorso’, De Martino racconta d’essere incappato in casi in cui il tarantolismo aveva contagiato nuclei famigliari. A Nardò entrò in contatto con due sorelle e un fratello ‘morsicati’ con modalità differenti. La più grande delle sorelle, Cristina, di trentun’anni, aveva patito il primo morso a diciannove anni. Era bastata una fitta dolorosa e improvvisa, da imputarsi come poi si scoprì ad un’otite purulenta, a scatenare nella donna “il simbolismo tradizionale del tarantismo”. Curata con la musica, Cristina ballò seduta muovendo a tempo la testa finche “le uscì il sudiciume dall’orecchio”, fenomeno da tutti interpretato come una benefica reazione dell’organismo che così si era liberato del ‘veleno’. Il fratello Cosimo, di diciotto anni, era stato colpito due anni prima. I suoi sintomi – emicrania, inappetenza e persistente sonnolenza – avevano indotto il medico di famiglia a diagnosticare un colpo di sole. Se davvero colpo di sole fu, esso bastò ad innescare il solito simbolismo tradizionale, stante “l’influenza dell’ambiente famigliare, già preparato ad accogliere connessioni del genere”. La sorella Rosaria, di tredici anni, era stata morsicata tre anni prima : Mentre camminava lungo la marina “una serpa celeste con gli occhi sgranati’ le aveva sbarrato la strada, “incantandola”. Tornata a casa, la ragazzina era stata assalita da febbre alta con conati. Qualche sera dopo, quando la raggiunse la musica di un organetto, Rosaria si buttò sul letto strillando che quella musica le procurava forti dolori allo stomaco. Dopo un breve conciliabolo i famigliari conclusero “che si trattava di taranta”. Quel suonatore d’organetto venne subito convocato per eseguire “l’esplorazione di accertamento”. L’esplorazione diede esito positivo. Così, la mattina successiva furono chiamati “i suoni” e Rosaria ballò per tre giorni, fra brevi interruzioni. De Martino e compagni furono testimoni dell’estenuante kermesse (ebbero anche il permesso di fotografare Rosaria mentre si dimenava) : “Ballava al suolo e in piedi, a occhi aperti, come assorta in un gioco infantile. Al suolo stava bocconi o di fianco, muovendo leggermente le gambe e il bacino a tempo.  Mentre era bocconi fu vista spesso tagliare con le forbici dei nastri di colore celeste, cioè dello stesso colore del serpente che l’aveva incantata. In piedi percorreva il perimetro cerimoniale più camminando che danzando. In certi momenti si collocava il cuscino in testa, che nell’interpretazione dei presenti voleva essere l’imitazione della grossa testa del serpente incantatore”.

Italo Interesse

 

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