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Se si setacciasse il fondo della lame…

Si calcola che nel nostro paese siano circa un migliaio gli appassionati che passano il fine settimana setacciando il greto dei torrenti in cerca di qualche pagliuzza (si gareggia, persino). Un hobby, non più che quello. L’Associazione Biellese dei Cercatori d’oro – il più importante punto di riferimento per i cercatori del Nord Italia – ha calcolato che otto ore di lavoro, peraltro assai duro, rendono mediamente un grammo d’oro. Gli unici giacimenti auriferi italiani di un qualche interesse trovavano posto al confine con la Francia. Nessuna di queste miniere è più attiva. Le ultime a chiudere sono state negli anni sessanta quelle di Macugnana (Piemonte) e Arbaz (Val d’Aosta). Un giacimento è presente anche in Sardegna, nel territorio di Furtei ; anche questo ha smesso di funzionare. Sia pure in concentrazioni più basse che in Piemonte, l’oro è presente anche in altre regioni italiane. E c’è chi lo cerca a livello amatoriale. Questi ‘dopolavoristi’ dell’oro sono assenti in Puglia, regione notoriamente avara di fiumi (attenzione però, migliaia d’anni fa la nostra terra era piena di corsi d’acqua, come confermano le tante ‘lame’. Nessuno ha mai provato a setacciare il fondo di questi solchi erosivi…). Niente oro da noi, dunque. Tuttavia a poche decine di chilometri dal confine regionale la possibilità di trovare l’oro sarebbe comprovata da quasi mezzo millennio… Alcuni anni fa due studiosi, Vladimiro Valerio e Fernando La Greca, pubblicavano ‘Paesaggio antico e medievale nelle mappe aragonesi di Giovanni Pontano’. Il testo fa riferimento a mappe attualmente depositate presso la Biblioteca Nazionale di Parigi e raccolte dall’umanista umbro nella seconda metà del Quattrocento. Fra queste mappe ce n’è una che riguarda il territorio di Muro Lucano, un piccolo comune della Basilicata che dista in linea d’aria 55 km da Spinazzola. Ebbene, là dove il cartografo tratteggia il monte di Muro, una vetta a brevissima distanza da Muro Lucano, ecco tre siti a metà strada fra centro abitato e vetta contrassegnati da queste diciture : ‘Oro’, ‘Ferro’, ‘Argento’… Se lì cinque secoli fa si sospettava la presenza di ricchezze, si deve concludere che l’asprezza degli stessi siti e una scoraggiante stima di ricavato abbiano indotto l’autorità spagnola (pur notoriamente avida) a tralasciare ogni possibilità di sfruttamento. Sembra che la presenza dell’oro nell’Appennino meridionale fosse nota anche in precedenza. Livio parla degli scudi dei Sanniti cesellati in oro e in argento. Da dove Sanniti, Lucani e altre popolazioni del basso Appennino, genti fieramente chiuse in sé stesse e ben lontane dal mare potevano avere ricavato quell’oro? – Nell’immagine, un  momento di un’edizione del Campionato Italiano dei Cercatori d’Oro che si tiene a Golasecca nel varesotto e che quest’anno è giunto alla XXXIX edizione.

Italo Interesse

 

 

 

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