“Il Covid ci fa navigare a vista, abbiamo bisogno di programmazione”
15 Ottobre 2021
Leonardo Vitale, poeta del gessetto
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Se un giorno il leopardo…

Quattro giorni alla partenza. Martedì 19 ottobre si apre la stagione del Kismet con una nuova produzione Teatri di Bari/Rodrigo : ‘Un’ultima cosa – cinque invettive, sette donne e un funerale’, di Concita De Gregorio. Tra anteprime nazionali e debutti regionali, sono ventinove gli spettacoli in programma, dei quali nove rientrano nella stagione Famiglie A Teatro (sul sito del teatro il cartellone completo). La programmazione si completa con le stagioni del teatro Radar di Monopoli, della Cittadella degli Artisti di Molfetta, dello spazio teatrale Sala Prove dell’Istituto penitenziario minorile Fornelli di Bari e con la rassegna letteraria a cura del presidente onorario Nicola Lagioia. La nuova stagione ha un nome e un logo (vedi immagine) : ‘Tutto cambia’… In due anni la pandemia ha stravolto a tal punto le cose che il ritorno ad usi e costumi ante Covid è impensabile. I teatranti dovranno tenerne conto. Solo profondendo un sforzo supplementare e qualitativamente diverso, tenuto conto delle dimensioni epocali del cambiamento, si potrà ricostruire il rapporto col pubblico, ma senza cantare vittoria anzitempo … Fin qui ci siamo. Ma il leopardo che, varcata una soglia, evolve in cervo ? Sì, il senso del cambiamento è ben trasmesso nel passaggio da un ambiente buio ad uno luminoso. Un cambiamento che con ogni evidenza influisce pesantemente sull’aspetto fisico… Resta però l’interrogativo : perché proprio un leopardo che evolve in un cervo e non una zebra che si trasforma in un coccodrillo? Interrogata in proposito, Teresa Ludovico – sua anche quest’anno la Direzione Artistica del Kismet – si è mantenuta sul vago. Come depositaria di un segreto, ha lasciato chiunque libero di interpretare le cose secondo la propria sensibilità. Un gioco, una sfida ? C’è del criptico in tutto questo. Fatto da parte il richiamo alle fiere allegoriche che danno a Dante il benvenuto all’Inferno, la prima cosa che viene da pensare è che qui un predatore (il leopardo) abbandona il proprio  habitat e fa ingresso in un altro habitat diventando preda (il cervo)… Un’involuzione? Stando alla logica della piramide alimentare, sì. Ma qui sembra si voglia andare al di là delle esigenze di adeguare un’offerta teatrale ai mutamenti imposti da una sciagura di dimensioni epocali. ‘Tutto cambia’, è vero. Per meglio dire, tutto si stravolge. E allora è auspicabile – ecco il possibile senso della speranza trasmesso dal segno grafico – che, già stravolto di suo, l’uomo abbia presto un gesto coraggioso, equivalente al più rivoluzionario e brusco salto evolutivo, ovvero evolvere ‘cambiando’, spogliandosi della rovinosa pelle che indossa dal neolitico. I predatori vogliono dire sangue e sopraffazione. Gli erbivori, no. Senza scomodare Vangeli, lupi e agnelli sacrificali, lasciamo agli uomini da ‘balcone’ l’illusione guerrafondaia che un giorno da leone sia preferibile a cento anni da pecora.

Italo Interesse

 

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