Sede unica della giustizia, allungati i termini di gara
La corsa contro il tempo per rispettare i tempi d'un appalto finito nel mirino degli ambientalisti

Alla fine imprese e imprenditori edili pugliesi, che avevano sollevato gli scudi quasi in tempo reale rispetto alla pubblicazione del bando, hanno avuto ragione. Infatti l’Agenzia del Demanio nel mega-appalto per la sede unica della giustizia a Bari ha deciso di prorogare d’una ventina di giorni – e cioè fino al 4 novembre prossimo, a mezzogiorno in punto – i termini per la presentazione delle offerte per l’affidamento congiunto dei servizi tecnici per progettazione e lavori nell’area dell’ex caserme Milano e Capozzi, a Bari. L’Agenzia, nel ruolo principale di stazione appaltante, ha dunque, tenuto conto di istanze e richieste a gran voce degli operatori di settore, per consentire la maggior partecipazione possibile alle imprese locali ai lavori per la nuova e tanto agognata sede unica giudiziaria nel capoluogo pugliese, ma anche -come si legge nei comunicati della stessa Agenzia – per favorire la presentazione di offerte “”con un elevato livello qualitativo per il futuro Parco della Giustizia di Bari””. Eggià, doveva essere approvato a fine agosto scorso quel bando, ma quest’appalto necessario a erigere alla periferia nord della città di Bari ben quattro palagiustizia e un’infinità di aule e cancellerie (che al Demanio di Roma continuano a chiamare benignamente ‘parco della giustizia’, pur essendo accostato nel progetto al verde una grande quantità di ferro e cemento) sta diventando una vera corsa contro il tempo. Il progetto, uno dei più corposi degli ultimi a Bari in tema di edilizia pubblica, è stato affidato alla fine dell’anno scorso al raggruppamento ‘Atelier, Femia, Proger, Magnanimo Ingegneri e Land Italia, prevede di occupare tra i quartieri Carrassi-S. Pasquale e Mungivacca un’area di circa 15 ettari di superficie per un investimento di quasi 400 milioni di euro (con fondi stanziati da Ministero della Giustizia e Agenzia del Demanio). Un progetto di grande spessore che, però, sta preoccupando parecchio associazioni, comitati e residenti baresi, che col Comitato di scopo guidato dall’ex presidente della VI Circoscrizione Leonardo Scorza hanno già presentato ricorsi e denunce ai magistrati amministrativi e penali. E se su quest’ultimo versante si sta ancora aspettando la decisione del Gip presso il Tribunale di Bari dopo l’opposizione all’archiviazione richiesta dal Pubblico Ministero sulla presenza di amianto nelle vecchie caserme già demolite e nelle aree contigue, nel mirino sono terminati anche gli edifici previsti nel progetto originario. Edifici con volumetrie che sarebbero aumentate ‘vertiginosamente’ in altezza e il costo dell’opera aumentato di oltre 110 milioni di euro “”…senza alcuna dimostrazione, giustificazione e, soprattutto, senza copertura””. Ma le ragioni dei comitati cittadini riguardano anche l’enorme sottrazione di verde ai quartieri interessati: una vera aggressione al territorio -sempre secondo gli ambientalisti che hanno già presentato ricorso dinanzi ai giudici di secondo grado – in quanto alle sedi giudiziarie è stato riconosciuto lo stesso valore di “standard verde di quartiere”. Standard a verde al servizio di cittadini e quartiere che non si sarebbe potuto intaccare nemmeno con delibere consiliari di variante al Piano Regolatore Generale…com’è accaduto al Comune di Bari per la sede giudiziaria.
Francesco De Martino
Pubblicato il 8 Ottobre 2024



