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Senza cuoio, andavano bene gli stracci

Esistono dimensioni della povertà di cui qui in Occidente si fatica a immaginare. Foto e video di cui si sia presa visione sul divano di casa non bastano a realizzare la miseria dell’entroterra africano o di altre aree del terzo mondo devastate da siccità, guerra civile ed economia che non decolla. Meglio che in case distrutte, bimbi dal ventre gonfio, capanne, baracche e mani protese durante una distribuzione di riso ad opera di organizzazioni umanitarie, questa desolazione è percepibile anche nel carattere rudimentale degli svaghi dei più piccoli : un copertone d’auto da far rotolare in discesa, il monopattino fai-da-te, l’altalena, il canotto ricavato adattando una camera d’aria da tir… E il pallone ? Esistono bambini, decisamente senza fortuna, che per meno un euro l’ora confezionano quei palloni da sogno con cui le star del calcio guadagnano al giorno quanto basterebbe a sfamare mille persone, ma che per giocare a loro volta al calcio devono contentarsi di sfere artigianali ricavate mettendo assieme stracci. Cose lontanissime dal nostro presente tronfio e spendaccione nonostante solari avvisaglie da Apocalisse. Eppure fino all’ultimo dopoguerra anche da noi i ragazzi giocavano per strada alla palla di pezza. Questo perché le sfere in cuoio costavano una cifra. Costavano così tanto che non era raro nei campionati minori del nostro Sud vedere un partita sospesa perché l’unico pallone disponibile, spedito da un calcione, era scomparso fra le erbacce oltre il recinto del ‘campo sportivo’ (quando non portato via da un fortunato quanto scorretto rinvenitore). Erano così preziosi i palloni ‘buoni’ che per farli durare il più a lungo possibile si usava ungerli con grasso animale. E se si foravano o si scucivano, si ricorreva al calzolaio. Anche vecchio e bitorzoluto, un pallone di cuoio restava un sogno. Unica alternativa, la palla di pezza. Per confezionarla bastavano due paio di calze vecchie. Una volta imbottita la prima calza di stracci, l’involto veniva ficcato nella seconda calza. Soffice, leggera e accettabilmente sferica, la palla di pezza aveva il pregio che la potevi prendere in viso o nel basso ventre senza dolore. Calciata, produceva un suono sordo, che non disturbava. Lo stesso suono con cui rimbalzava sul selciato, contro un portone, un muro o, senza danni, contro un vetro. Fine della palla di pezza, allora ? Neanche a dirlo. Adesso l’industria dei giochi per bimbi da box ha riesumato, nobilitandola, la storica palla di pezza : Stoffe gradevoli al tatto, dai colori brillanti e antitossici avvolgono un ‘cuore’ sferico in spugna. Finalmente il bambino può giocare con la sua palla di pezza senza timore che genitori pedanti gli vengano a dire che quelli sono svaghi da strada, cose plebee. Da ‘ragazzacci’.

 

Italo Interesse

 

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