‘Serie ‘Castelli d’Italia’, ci siamo anche noi
Il 22 settembre 1980 veniva presentata una serie filatelica che omaggiava ventisette manieri del Belpaese

Con l’istituzione della Repubblica, le Regie Poste assunsero il nome di Posta Italiana. Il primo passo del nuovo corso, relativamente all’emissione di francobolli, consistette nel dare vita a serie filateliche che celebrassero la ritrovata dignità nazionale. La scelta cadde su quei temi che meglio rappresentavano la giovane Repubblica sia sul piano sociale che culturale e turistico, avendo cura che gli stessi temi assicurassero una “equa distribuzione regionale”, come recitava una direttiva del Consiglio dei Ministri. Presero vita in questo modo collezioni come ‘Democratica’, ‘Italia al lavoro’, ‘Siracusana’, ‘Michelangiolesca’…
Il 22 settembre 1980 veniva presentata ‘Castelli d’Italia’, serie che, ‘impostata’ dal pittore Egidio Vangelli ed eseguita da artisti diversi, omaggiava altrettanti ventisette castelli ; più avanti tale numero salì a cinquanta. All’interno di francobolli quadrati e in unico formato, i manieri si presentano inseriti all’interno di un cerchio – da cui l’immagine deborda in basso a destra – su fondo diversamente colorato a seconda del valore bollato, oscillante fra le cinque e le millequattrocento lire.
La serie venne sostituita nel 1998 da ‘La donna nell’arte’, di cui parleremo un’altra volta. Si diceva prima di ‘equa distribuzione regionale’ : La nostra terra è rappresentata tre volte con Castel del Monte, la fortezza svevo angioina di Lucera e il Castello normanno-svevo di Bari (nell’immagine). La serie ha un valore filatelico modesto a causa di una diffusione senza precedenti : Su Ebay si va dai quattrocento euro per una serie completa e non timbrata ai tre euro per una serie di trentatré pezzi “viaggiati”, cioè timbrati ; un francobollo da duecento lire che ritrae il castello di Lucera, benché nuovo, vale solo euro 1,30 (a fronte di euro 5,90 di spedizione).
Ma alcuni singoli pezzi scartati dal Poligrafico per occasionali imperfezioni ed ugualmente immessi sul mercato quotano tra i venti e i trenta euro. Le imperfezioni possono andare da difetti di dentellatura (graficamente sfasata rispetto all’immagine o assente su un lato) a tonalità di colore diverse dall’originale per errori di inchiostrazione ; non mancano le falsificazioni.
La vetta della rarità è rappresentata dal francobollo da cento lire con ‘baffo’ di stampa in rosso invece che in giallo : quota una cinquantina di euro. In conclusione, con la serie Castelli d’Italia non si può parlare di rarità. Tra i francobolli italiani compresi nella ristretta cerchia di rarità rientra il “3 Lire di Toscana” del 1860 e detto ‘Faruk’ per il fatto d’essere ancora impresso su una busta a suo tempo recapitata in Egitto ; ne sono rimasti solo due pezzi, uno dei quali ad un’asta Bolaffi del 1991 venne aggiudicato per oltre 450.000 Euro. Di valore di poco superiore (500mila) sono l’80 centesimi del Governo Provvisorio del Ducato di Parma emesso nel 1859 e il “Trinacria”, emesso nel 1860 durante la breve dittatura di Garibaldi nel Regno di Napoli.
Italo Interesse
Pubblicato il 30 Maggio 2026



