Cultura e Spettacoli

Sette ettari, diecimila anni di storia

Saturo è il nome di un piccolo promontorio della marina di Leporano a una dozzina di chilometri da Taranto. A causa della sua felice ubicazione, il sito raccoglie in appena sette ettari testimonianze di civiltà che coprono un arco temporale di diecimila anni. Un piccolo aggere – terrapieno di consolidamento – è quanto rimane di un insediamento dell’età del Bronzo e del Ferro. Avanzi di un santuario dedicato ad Atena in vetta ad un’acropoli ci dicono che anche lì la Magna Grecia lasciò il segno. Poi ecco i resti di una grande villa romana dell’età imperiale (vedi immagine). A distanza di poche centinaia di metri da questi resti si leva una torre costiera di avvistamento risalente al XV secolo ; la struttura è ancora integra, benché bisognosa di restauro. L’ultima traccia di antropizzazione è ravvisabile in una duna artificiale e rinaturalizzata che interrompe il porticato della villa romana. In cima al declivio sabbioso si distingue una struttura cupolare in cemento armato. E’ una casamatta della seconda guerra mondiale. E non è l’unica. Altre si levano alla sommità dell’acropoli. Le sorprese militari non si fermano qui. La duna artificiale non funge da sostegno ad una fortificazione, bensì da copertura ad altra e più importante struttura : un faro retrattile. All’interno della collinetta esistono due locali (a cui si poteva accedere dalla casamatta) e un ‘camino’. Un vano era occupato da un gruppo elettrogeno alimentato da motore diesel, l’altro conteneva il proiettore che, mediante un piano elevatore asservito da contrappesi in cemento e azionato a mano, saliva lungo la condotta sino a fuoriuscire. Funzione del faro non era quella di agevolare la navigazione ma di illuminare cielo e mare a beneficio delle postazioni d’artiglieria marina o contraeree. Come spiegare il così lontano e prolungato ‘successo’ di Saturo? La felice ubicazione non basta. Saturo è ricca di acqua dolce, concentrata in un lago sotterraneo chiamato Pozzo Traversa. Oltre quello, più famoso, del Triglio, Taranto disponeva pure di un secondo acquedotto, ancora romano, che riforniva le terme della città con l’acqua di Pozzo Traversa. Costruito nel I sec. d.C. e rimasto in funzione per altri otto secoli, questo secondo acquedotto si sviluppava per una dozzina di km, un terzo dei quali era in superficie, sopraelevato su arcate. Gli altri due terzi, scavati nella roccia, scorrevano a 2,5 m. di profondità. Ne restano scarsissime testimonianze (il primo acquedotto di Taranto, quello del Triglio, i cui avanzi scorrono in parallelo alla provinciale Taranto-Statte, portava in città l’acqua che sgorga dal Monte Crispiano in zona Vallenza nelle vicinanze di Statte. La condotta seguiva inizialmente un percorso sotterrano di 18 km prima di emergere all’altezza della masseria La Riccia e proseguire sino a Taranto incanalata in tubi di terracotta poggiati su archi).

Italo Interesse

 


Pubblicato il 13 Novembre 2021

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