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Sfumato il partito di Conte, Emiliano se ne inventa uno suo

La mancata nascita di un partito che facesse capo all’ex premier Giuseppe Conte e che non fosse il M5S ha spiazzato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che con Conte aveva verosimilmente già preso accordi per far confluire nell’ipotizzato nuovo soggetto politico le truppe cammellate di tutte le liste civiche sorte lo scorso anno in Puglia a sostegno della sua riconferma alla guida della Regione. Infatti, la ritrovata intesa tra il co-fondatore e garante del M5S, Beppe Grillo, e l’ex premier nativo di Volturara Appula (Fg), Conte per l’appunto, sull’ascesa di quest’ultimo a capo politico e leader dei pentastellati ha privato Emiliano della possibilità a concorrere, insieme a Conte, alla formazione di un quarto e significativo “pilastro” all’interno della coalizione nazionale del centrosinistra, che al momento, invece, ne conta solo tre di un certo rilievo in Parlamento. Ovvero il M5S di Grillo & Conte, il Pd di Enrico Letta ed “Italia Viva” di Matteo Renzi, a cui si aggiungono le frange che fanno capo a Leu e Sinistra radicale, “Azione” di Carlo Calenda e “+ Europa” di Emma Bonino. Insieme di forze e sigle, queste, che stante ai sondaggi non sarebbero sufficienti a far primeggiare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche e che, quindi, avrebbero la necessità di dotarsi di una ulteriore formazione politica che sulla scheda elettorale riuscisse da sola a raccogliere almeno un 8-10% di voti, per sperare di rendere competitivo, alle prossime elezioni del 2023, il centrosinistra con la squadra del centrodestra di matrice salviniana, berlusconiana e meloniana. Ed Emiliano – come è noto – pur non avendo come suo campo d’azione quello nazionale, perché è solo un governatore di Regione, si preoccupa comunque da tempo delle sorti del centrosinistra nazionale, non facendo mistero delle proprie velleità di leader in campo nazionale, dove – come si ricorderà – quattro anni fa si è già cimentato, ma in vano, a tentare la scalata alla segreteria del Pd. Perciò, anche dopo lo sfumato partito contiano, Emiliano non ha affatto smesso di pensare alla nascita, nel perimetro del centrosinistra nazionale, di una nuova formazione politica che raggruppi tutte le liste civiche che a settembre del 2020 hanno fatto parte della coalizione pugliese di centrosinistra alle regionali e per questo la scorsa settimana – come è noto – ha annunciato a Bari la trasformazione in Movimento politico della lista civica che più di tutte le altre ha raccolto consensi in Puglia alle scorse regionali, ossia “Con”, lanciando così un progetto politico finalizzato a raccogliere al suo interno il civismo di area di centrosinistra presente su tutto il territorio nazionale, oltre che a tentare di attrarre in tale contenitore Primi cittadini senza tessera di partito ed esponenti politici che, pur non essendo di area di centrosinistra, potrebbero essere calamitati in quest’ultima dalla speranza, magari, di trovare in questo nuovo contenitore gli spazi che non hanno ottenuto all’interno della loro coalizione originaria. Insomma, il governatore pugliese forse non si rassegna all’idea di dover fare, per il momento, solo il leader regionale del centrosinistra ed ha pensato di poter prossimamente occupare la scena politica anche a livello nazionale proponendosi come aggregatore e promotore di una lista civica nazionale, da far scendere in campo alle prossime politiche, a fianco del centrosinistra tradizionale. Certo se l’operazione fosse nata insieme all’ex premier Conte che, rompendo con Grillo, avrebbe sicuramente portato con sé un nutrito gruppo di parlamentari eletti nel 2018 nelle fila del M5S, avrebbe avuto ben altra valenza, poiché avrebbe potuto contare sin da subito su di una rappresentanza parlamentare e quindi, verosimilmente, anche su una componente del governo Draghi. Per cui, alle prossime elezioni politiche, anche nelle trattative con le altre forze del centrosinistra sarebbe stato molto più facile poter ottenere l’assegnazione di un numero minimo di collegi sicuri nel maggioritario, almeno per i personaggi più rappresentatiti in termini di peso elettorale specifico, oltre concorrere da subito anche alla spartizione del sottogoverno e delle relative prebende politiche. Mentre ora la nascita della formazione civica nazionale promossa da Emiliano si baserà unicamente sulla forza propulsiva che potranno mettere in campo gli stessi promotori, a cominciare dallo stesso Emiliano (che però continua a professarsi “uomo del PD” sia lui che il coordinatore di tale progetto, l’ex senatore Giovanni Procacci) e da tutti coloro che, non avendo tessera o più casacca di partito,  nel loro rispettivo ruolo istituzionale di sindaco o assessore, ecc. concorreranno al progetto civico nazionale con la speranza di poter conquistare un seggio in Parlamento alle prossime politiche nelle fila del civismo. Speranza che – come è facile intuire – non sarà di certo semplice e facile da concretizzare, se si considera che alle prossime politiche i seggi a disposizione per Camera e Senato non saranno più complessivamente 945, come in passato, ma 600 per via della nuova norma costituzionale confermata dal referendum dello scorso anno. Quindi, se la legge elettorale delle politiche, il Rosatellum, come è probabile non cambierà, allora la possibilità più concreta per essere ottenere un seggio quasi sicuro anche per una lista civica nazionale sarà quella di una candidatura da capolista nel listino della quota proporzionale. Ma in quest’ultimo caso la civica nazionale dovrà comunque raggiungere o superare la quota di sbarramento prevista. Diversamente gli elettori della civica concorreranno a far crescere i consensi nei collegi maggioritari, ma andrebbero persi ai fini dell’attribuzione dei seggi nel proporzionale. Di qui i dubbi di molti in tutti gli attuali partiti del centrosinistra, a cominciare dal Pd, che il neonato progetto di Movimento civico lanciato a Bari la scorsa settimana da Emiliano alla fine potrebbe tradursi, più che in un valore aggiunto nel centrosinistra tradizionale, in una sorta di depotenziamento elettorale di forze politiche già consolidate da parte sia dei promotori che degli eventuali aderenti. “E, comunque, – ha esclamato qualcuno – in un sicuro disorientamento di parte dell’elettorato che è già di centrosinistra o del M5S!” E, a proposito di disorientamento, la presenza all’assemblea barese di “Con” della scorsa settimana del sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, esponente del Pd pugliese e – come è noto – anche componente della direzione nazionale di questo partito, ha già suscitato qualche perplessità, facendo “arricciare” il naso a più d’uno in Puglia, ma soprattutto a Roma nel partito di Enrico Letta. Infatti, già questo sarebbe un tipo esempio di chi, con la scusa di favorire la nascita di un quarto pilastro utile al centrosinistra, potrebbe invece solo indebolire il Pd nel concreto agire politico quotidiano, avendo di fatto “un piede in due scarpe”. E ciò non fa di certo onore a chi in quota a quel partito ricopre anche un incarico di rilievo nazionale.

 

Giuseppe Palella

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