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Si sono tagliati i consiglieri, ma non le poltrone per gli “amici” che continuano ad aumentare

In Italia, nel 2012, il governo Monti ridusse il numero dei consiglieri delle assemblee regionali, fissando un tetto in base alla popolazione di ciascuna realtà e, nel 2020, il governo Conte ha tagliato il numero complessivo dei parlamentari, poi approvato anche dal necessario referendum costituzionale confermativo, che ha dato l’ok dalla prossima volta ad avere una Camera con 400 deputati, anziché 630, ed un Senato con 200 seggi invece degli attuali 315. Però, nel nostro Paese, da un lato la tendenza generale è quella a “tagliare” il numero delle cosiddette poltrone dei politici, e quindi ad una riduzione della spesa pubblica per gli incarichi elettivi, dall’altro invece è a far lievitare la spesa pubblica con la nomina di consulenti e collaboratori di fiducia dei politici che occupano ruoli di governo. E ciò accade a Roma come in Puglia. Infatti, è di qualche giorno fa la notizia che il governatore pugliese, Michele Emiliano, ultimamente si è “inventato” la figura di Vice-capo di Gabinetto della Presidenza regionale per nominare in tale ruolo un suo stretto collaboratore politico, Domenico De Santis, primo dei non eletti (salvo sorprese del Tar per il ricorso presentato dallo stesso) nella lista della Circoscrizione elettorale barese alle ultime regionali. Una figura, quella di Vice-capo di Gabinetto, che – a quanto ci risulta – nella precedente legislatura regionale, con lo stesso governatore Emiliano, non esisteva nell’organigramma dello staff presidenziale e che ora invece è stata istituita verosimilmente più per “ragioni occupazionali” che per necessità funzionali, in quanto – come è noto – la figura del “Capo di Gabinetto” racchiude in se il ruolo di responsabilità e coordinamento dell’intero Ufficio di presidenza, per cui risulta davvero difficile immaginare all’interno dello stesso Ufficio presidenziale una figura sostitutiva aggiuntiva od ausiliaria di tale vertice. E poiché, come recita un’antica massima giuridica che afferma che “tutto ciò che non è vietato, è lecito”, allora con un po’ di immaginazione ed un pizzico di disinvoltura politica, pur di dare una collocazione ben retribuita a chi è andato “in battaglia” per far vincere la “guerra” al suo “capo” politico, si possono inventare incarichi e ruoli per i quali ciò che realmente conta non di certo il lavoro da svolgere o le responsabilità effettive, quanto il compenso annuale attribuito per tali incarichi fiduciari. Ad accorgersi alla Regione Puglia della nuova figura di “Vice-capo di Gabinetto” partorita dalla mente del governatore Emiliano è stato anche il capogruppo del partito pugliese di Giorgia Meloni, Ignazio Zullo, che, dopo aver letto su Facebook gli “auguri di buon lavoro” del segretario del Pd pugliese, on. Marco Lacarra, all’amico e neo vice di Claudio Stefanazzi, De Santis per l’appunto, si è domandato: “Quale lavoro? Nella passata legislatura chi era il vice capo di Gabinetto e quali funzioni svolgeva?” Infatti, il dubbio di Zullo, come lo stesso ha esternato in una sua nota, è che il governatore pugliese, dovendo sistemare l’adepto (primo dei non eletti a Bari, nel Pd), si sia “inventato un ‘lavoro’ e una ‘poltrona’ in attesa di conoscere l’esito del ricorso al Tar” di quest’ultimo. “Perché – ha rilevato Zullo – delle due l’una: se il ‘lavoro’ di De Santis è indispensabile alla presidenza della Regione Puglia, anche nel caso di vittoria al Tar il presidente Michele Emiliano non dovrebbe privarsene”. Pertanto, si è chiesto ancora il capogruppo di Fdi alla Regione: l’incarico di De Santis “è un ‘tassello’ politico o amministrativo?” “E, quindi, – ha esclamato in fine Zullo – nel caso sia semplicemente una nomina politica, se De Santis dovesse diventare consigliere regionale (ndr – in caso di accoglimento del ricorso), quella poltrona verrà poi riservata per qualche altro illustre, esponente non eletto, nella logica che una poltrona non si nega a nessuno, specie se serve a risarcire una mancata elezione!” Per poi ricordare che in Puglia nel 2015, in ottemperanza a quanto stabilito da una norma nazionale, “per ridurre i costi della politica, e quindi pesare meno sui cittadini, si sono tagliati i consiglieri regionali da 70 a 50, per altro eletti e quindi voluti dagli elettori” Venti poltrone in meno che – ha concluso l’esponente di Fdi – “servano a risparmiare, non per farle occupare agli amici di Emiliano!”. Ma questo, però, è un altro discorso. Perché a pagare è sempre “Pantalone”

Giuseppe Palella

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