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Si tratta sulle pensioni, ma per ora dal Governo proposte inaccettabili

Le proposte del governo, se venissero poi confermate dagli atti che ancora non sono a nostra disposizione, sono inaccettabili e anzi l’ipotesi di quota 102 o 104 sarebbe una vera e propria presa in giro, perchè nessun lavoratore potrebbe accedere di fatto  a quella misura”, spiega subito il segretario nazionale Cgil/previdenza, Roberto Ghiselli, intervenendo a Bari all’incontro “Pensioni e sistema previdenziale. La riforma che vogliamo”.”Ci vuole una riforma vera di pensioni, non vogliamo soltanto superare quota 100 – ha aggiunto Ghiselli – e quindi chiediamo di cambiare strada e fare proposte che vadano incontro a quelle che sono le richieste anche del sindacato, che interpreta una preoccupazione forte nel mondo del lavoro su questi temi”. E proprio sul fronte delle proposte, il maggior sindacato italiano parla di flessibilità in uscita, cioè possibilità a scelta del lavoratore della lavoratrice di andare in pensione o con 62 anni di età o con 41 anni di contributi. Eppoi bisogna dare una risposta alle donne che sono penalizzate sul mercato del lavoro, riconoscendo anche il lavoro di cura. Poi c’è il problema importantissimo della prospettiva previdenziale per i giovani. Con le attuali regole ai giovani non si offre una prospettiva previdenziale reale, andranno in pensione a oltre settant’anni con pensioni bassissime e quindi servirebbe una pensione contributiva di garanzia per i giovani e per tutti coloro che hanno lavori poveri o discontinui. Infine per Ghiselli occorre dibattere seriamente sulla rivalutazione e riduzione delle tasse sulle pensioni. Dunque, proposte assai poco rassicuranti al tavolo del confronto sulla legge di bilancio, Quota 100 nel 2022 non ci sarà più di sicuro (confermato a più riprese dall’Esecutivo Draghi) ergo per l’accesso alla pensione anticipata con 38 anni di contributi e 62 di età non c’è posto nella prossima riforma delle pensioni: questa è una delle poche certezze sull’argomento, per il resto nulla di certo, ma avvicinandosi la scadenza del 31 dicembre quando si tornerà ai requisiti Fornero, si sta parecchio infiammando il dibattito con sindacati e parti sociali. E una soluzione di compromesso verso cui sembra orientarsi il Governo è la riproposizione in chiave post-Covid dell’Ape/Sociale, con una definizione mirata delle categorie di beneficiari tra le fasce più deboli della forza lavoro. Ma in ballo ci sarebbe pure l’idea di consentire l’accesso alla pensione in anticipo a 64 anni di età e 20 anni di contributi, a patto di aver maturato un trattamento dall’importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Un’opzione di pensionamento anticipato basata sul calcolo di tipo contributivo, quindi vantaggiosa per le casse pubbliche dello Stato (meno per il lavoratore) e che per adesso sembra non aver trovato il favore dei sindacati. Infatti si continua a teorizzare una sorta di Quota 102 (uscita dal lavoro a 63 anni di età e 39 di contributi oppure a 64 di età e 38 di contributi) affiancata da una Quota 41 per tutti, che prevede il pensionamento anticipato con il solo requisito legato all’età contributiva, come oggi avviene per determinate categorie di lavoratori tutelate, abbassando l’attuale soglia della pensione anticipata, fissata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi di età per le donne. Il tutto senza penalizzazioni sull’assegno previdenziale. Questa misura sembrerebbe invece trovare consensi anche da parte dei principali sindacati, anche se, al punto in cui siamo delle trattative iniziali, è ancora presto per tirare le somme.

Antonio De Luigi

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