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Sindacati furiosi: “Lavoratori e pensionati non possono perdere i soldi versati”

Pronti a scendere daccapo in piazza i dipendenti comunali, decisi a invadere nuovamente la piazza per restituzione di quanto una gestione assai poco oculata della loro ex Cassa Sovvenzioni e Prestiti (finita in mano ai giudici con una procedura simile a quella fallimentare) gli ha sottratto. E finalmente ieri, dopo un lungo periodo di pausa dovuto alla pandemia, in rappresentanza dei dipendenti/iscritti hanno ripreso la parola le sigle sindacali presenti in Comune. Che hanno riannodato le fila del discorso interrotto da troppi mesi – tra promesse di parlamentari e ministeri in ferie – e illustrato la drammatica situazione in cui ormai versa quella Cassa oramai defunta, posta in liquidazione con uno stato passivo (appena pubblicato dal Tribunale Civile di Bari) che prevede la restituzione solo di una minima parte delle somme versate nel corso degli anni di servizio da oltre 1400 dipendenti comunali, senza contare i loro colleghi posti in quiescenza. <<Una conclusione che non può essere accetta>>, hanno spiegato i segretari sindacali di Cgil/Cisl e Uil con a fianco gli autonomi per rivendicare l’intero capitale versato da ciascun lavoratore. Si tratta di decine di migliaia di euro prelevate nel corso della vita lavorativa dalle buste paga, denari sottratti al bilancio familiare di famiglie prevalentemente monoreddito. E che ora sono svaniti nel nulla, per di più senza che alcuno sia stato chiamato a risponderne, “…manco in Uganda” avrebbe urlato Gaber in uno dei suoi monologhi più arrabbiati, riferendosi a una ferita impossibile da rimarginare tra lavoratori costretti a vedere in fondo alla lista pubblicata dal tribunale nella procedura in corso – ex legge 3/2012 – i nomi di avvocati, commercialisti e docenti ai quali, sempre a spese della Cassa, sono stati riconosciuti ‘in privilegio’ parcelle e compensi che vanno da 10mila a 58mila euro. Davvero troppo per lavoratori che nelle settimane scorse si sono riuniti in assemblea col passaparola, decisi a chiedere giudizialmente la restituzione di quelle somme a chi ha occupato posti di responsabilità all’interno dell’organismo controllato dal Comune; dai presidenti ai consiglieri d’amministrazione, ai revisori dei conti e delegati vari. Insomma, si preannuncia di nuovo battaglia sulla questione Cassa Prestanza, salvadanaio costituito dal Comune nel lontano 1924 ridotto a pezzettini con un buco attorno ai 18 milioni, prima di riuscire a varcare la bella soglia dei cent’anni. Un istituto che doveva salvaguardare gli iscritti, in mano a un Ente Pubblico cui si aderiva perché si sapeva che il Presidente era il Sindaco di Bari (o suo delegato, normalmente l’assessore di turno al Personale), controllato dal Consiglio Comunale che eleggeva i revisori dei conti e approvava annualmente i bilanci della stessa Cassa e che aveva il compito anche di apportare le modifiche Statutarie (come avvenuto nel 1956 con l’introduzione della indennità di buonuscita). E ieri mattina i sindacalisti hanno rivolto le istanze dei lavoratori per riassestare una situazione fin troppo compromessa proprio a Comune di Bari e Governo con  lo stato agitazione e assemblee su tutti i posti di lavoro. Ma, se sarà necessario, anche l’apertura del tavolo di crisi aziendale in Prefettura sino a giungere a una manifestazione in piazza che vedrà la partecipazione di tutti gli iscritti alla Cassa, a metà novembre. <<Lavoratori e pensionati non possono essere lasciati soli e non possono assolutamente perdere i soldi versati: sono soldi loro, frutto di lavoro e di sacrifici, e ne pretendono giustamente la restituzione>>, il grido di battaglia dei sindacati uniti e furiosi. Finalmente decisi a fare sul serio….

Francesco De Martino

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