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Sisto colpevolizza Di Rella per la débâcle del centrodestra, ma assolve sé stesso

Il coordinatore provinciale e cittadino di Forza Italia a Bari, l’on. Francesco Paolo Sisto, ha riassunto in un post su Facebook  le osservazioni e riflessioni che ha prospettato nel corso di una riunione con il coordinamento del partito e gli eletti e che – a suo dire – sono state unanimemente condivise dai presenti. La difesa di Sisto al suo operato politico, che – stante ai “numeri” – è risultato un vero disastro per il partito di Silvio Berlusconi soprattutto alle amministrative baresi, dove il simbolo di Fi è stato votato da meno del 4% di coloro che domenica scorsa si sono recai al voto, è stata riassunta in 5 punti. Nel primo il deputato barese ha chiarito quale è stata la filosofia (se così la possiamo chiamare) di fondo che ha caratterizzato la formazione della lista di Fi alle comunali di Bari. Infatti, Sisto scrive: “Forza Italia, a Bari , ha cercato di recuperare , innovativamente , competenze , coerenza , affidabilità. Nessun professionista della politica ha popolato la lista, più donne che uomini, esponenti delle categorie più variegate, dal mondo del diritto al commercio, alla scuola, all’intrattenimento. Basti prendere atto che i primi classificati sono tre avvocati, stimati, come Antonio Ciaula, Giuseppe Carrieri, Giuseppe Mari: gente che non vive certo di politica!” Però, rileva  Sisto stesso: “Questa scelta, etica ma fondamentale, ha avuto dei costi” ed “avere lottato ‘a mani nude’ rende il risultato comunque gratificante e foriero di crescita”, perché – sempre a suo dire – con gli innesti di tanti giovani candidati, il partito affronta un “new deal” (ndr – cioè un “nuovo corso”), depurato da tossine da scambisti del consenso, pronto a mostrare i muscoli per le prossime regionali”. Al secondo punto della difesa il parlamentare barese, che di professione fa l’avvocato e che in questo caso la sua arringa politica è chiaramente portata avanti in proprio, dopo aver spiegato la “scelta di rinnovamento” operata, ne spiega anche l’obbligatorietà della stessa ed afferma: “ I ‘portatori di voti’ della Forza Italia del 2014 si sono accasati, nel tempo e con passaggi spesso…plurimi, altrove : Lega (Picaro, Romito, Viggiano), Fratelli d’Italia (Finocchio), addirittura alcuni a sinistra (De Martino) o ‘fuori sacco’(Melini). Senza dimenticare le vicende di Massimo Cassano, già senatore di Forza Italia con Raffaele Fitto, poi passato al Ncd, e poi rientrato in Forza Italia con Gino Vitali – che lo voleva Sindaco – e infine(?) approdato fra le braccia di Michele Emiliano, con sontuoso incarico regionale, in appoggio alle liste per Antonio Decaro”, senza dimenticare “Simeone, sindaco di matrice tatarelliana, pure emilianizzatosi per una poltrona all’Aqp?”. Quindi, per Sisto, in Fi a Bari è “tutto da rifare “, ricostruendo  “dalle macerie -umane e politiche- lasciate dal precedente coordinatore regionale, alla gioia di una squadra di persone ( con Mauro D’Attis e Dario Damiani in prima fila) , innanzitutto per bene, attaccate alla maglia , non portate a tesaurizzare ruoli e funzioni a proprio vantaggio”. Insomma, per il pluri-coordinatore barese del partito di Belusconi la sua impostazione di Fi è “una scommessa per ora avviata , ma esaltante e gratificante” perché trattasi di una “Forza Italia piena di idee, voglia, attenzioni, prospettive, insomma, nuova”. Il terzo punto di Sisto riguarda il candidato sindaco del centrodestra barese, Pasquale Di Rella. Infatti, nell’analisi del responsabile locale di Fi ricorda: “Volevamo il candidato unitario , e c’eravamo riusciti con il prof. Filograno. Poi qualcuno , che voleva portare Cassano o altri , lo ha fatto saltare con pretesti vari  e le primarie sono state inevitabili, scegliendo il civico che poi le ha vinte, e alla grande. Quello stesso civico che poi, inspiegabilmente – per ora- è , ‘pufff !’, sparito, lasciando a Decaro il palcoscenico per monologhi senza limiti e copione, letali per una competizione in cui ‘comunicare è essere’. Ma la sorpresa più amara di questo candidato sindaco ‘ombra di se stesso’ sono state le liste: dai trionfali propositi e previsioni , al desolante flop di consensi e appeal”. Insomma, Di Rella per Sisto è stato “un disastro, non annunciato”. Il penultimo punto dell’arringa difensiva di Sisto per se stesso è attinente il confronto tra il risultato barese delle europee e  quello delle amministrative. Infatti, secondo l’autorevole esponente berlusconiano, “il ‘fenomeno(?) Di Rella’ ha avuto un evidente effetto depressivo sulla intera coalizione di centrodestra” in quanto “la Lega che ha ottenuto il 26% circa alle europee, si è fermata a poco più del 9% a Bari; Forza Italia, analogamente, dall’ 11% circa a poco meno del 4%; la mancata presenza (‘ma chi è Di Rella?’, si interrogavano i baresi nostri ) del competitor di Antonio Decaro ha avuto efficienza causale primaria in tale differenza, altrimenti inspiegabile”.  In altri termini, per Sisto, un così evidente divario di voti tra europee e comunali sarebbe tutta colpa di Di Rella! Ma – si chiede qualche addetto ai lavori della politica – è mai possibile che possa essere stato solo questo il motivo della divergenza di risultato per i partiti nazionali? Probabilmente no. Anche perché quest’ultimo punto di difesa dell’avvocato Sisto – sempre secondo lo stesso addetto ai lavori – è chiaramente in contraddizione con i precedenti. Ma veniamo al punto conclusivo di Sisto, che scrive: “Decaro ha vinto , e i meriti all’ avversario vanno riconosciuti. Ma, lo dico con convinzione, il ballottaggio, con un candidato Sindaco vero, sarebbe stato naturale e la partita non sarebbe stata la stessa”, ricordando: “Bari , in Italia, è la 48a Città, su 52, per qualità della vita”, per poi chiedersi: “Il 65% dei votanti non se n’è accorto ???” Ed anche qui la risposta a Sisto appare scontata: “evidentemente no!” Ma Sisto che, verosimilmente non ha ancora metabolizzato la porta della sconfitta del centrodestra barese e del partito da lui guida a libello locale, termina il suo post su Facebook, e quindi la sua arringa di difesa politica con una roboante esortazione: “Ora, tutti insieme, con i piedi per terra, all’attacco di Emiliano & co. !!!” Peccato, però, che l’onorevole Sisto, che nella vita è un validissimo esponente forense di notorietà nazionale, non si sia ancora reso conto che aver perso la “battaglia” barese è già avvisaglia di una assai probabile sconfitta della “guerra” alle regionali del prossimo anno in Puglia. Con il rischio, per giunta, del suo partito di “estinguersi”, come ha preavvertito qualche giorno fa – sempre su Facebook – il suo collega ed ex coordinatore pugliese di Fi, Luigi Vitali. Infatti, come lo stesso Sisto ben sa, in politica ciò che innanzitutto rileva sono unicamente i “numeri”. Vale a dire il risultato elettorale raggiunto, perché tutti i giustificativi sono comunque secondari e che, molto spesso, diventano soltanto degli “alibi” privi di riscontro concreto. Ma, forse, Sisto dovrebbe anche sapere che, senza entrare nel merito della questione barese, in politica quando i risultati sono così negativi, come quelli riportati ultimamente da Forza Italia a Bari, un qualsiasi dirigente di partito che è realmente tale, a prescindere da ogni eventuale responsabilità oggettiva, tira sempre le dovute, necessarie ed inevitabili conclusioni, demandando ogni ulteriore decisione al riguardo ai vertici di livello superiore. Diversamente, la conseguenza politica è che le “conclusioni” possano essere poi precedute da altri, però senza “se” e senza “ma”. Perché – come forse sa pure lo stesso Sisto – in politica chi vince, e come abbia vinto, ha sempre ragione e chi ha perso, e perché abbia perso, ha sempre torto. E tentare di sminuire tale consolidato principio potrebbe portare probabilmente ad ulteriori conseguenze politiche negative per il partito (ma forse anche sul piano personale!), oltre che meno lusinghiere dei già scarni risultati elettorali ottenuti domenica scorsa a Bari dalla coalizione del centrodestra locale, ma anche dal partito forzista. E’ questo anche in politica significa, forse, davvero voler  ancora “rimanere con i piedi per terra”.

 

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 1 Giugno 2019

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