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Sito preistorico di Palese: dopo l’esposto in Procura, ancora niente di nuovo….

Nell’esposto depositato un paio di mesi or sono nelle stanze della Procura della Repubblica di Bari dall’associazione “Ecomuseale del Nord barese”, trasmesso a tutti gli enti interessati al rilascio di nulla osta, licenze e permessi, c’era tutta una storia che parla poco e niente di tutela del territorio e della sua storia. In compenso sembra proprio esserci parecchio spazio per ville e villette in cemento e mattoni, tenendo a debita distanza le istanze di chi ha chiesto maggiore attenzione al ritrovamento di un impareggiabile sito preistorico fino al rilascio di permessi, concessioni e nulla osta alla edificazione con al centro un complesso di ville sul lungomare di Bari/Palese. Riavvolgiamo il nastro: è da settembre 2011 che a Comune di Bari e Soprintendenza Regionale ai Beni Archeologici arriva un progetto per la realizzazione di abitazioni in località ‘Titolo’ a Palese, su suolo da molto tempo conosciuto per la presenza di insediamenti di epoca neolitica. E infatti alla fine di quattro anni fa la stessa Soprintendenza aveva prescritto indagini archeologiche, incaricando per queste  l’Impresa Tatulli di Bitonto, titolare in nome e per conto dei proprietari del suolo interessato al sito, della richiesta di concessione edilizia. In effetti la Soprintendenza aveva sottolineato che “nell’area oggetto di vincolo, destinata a verde privato, non potranno essere approvati interventi di riqualificazione che comportino opere di scavo e riporto di terreni in generale, anche solo per impianti di aiuole e quindi di modifica di quote di affioramento del giacimento archeologico”. Gli scavi hanno riguardato, all’interno del lotto interessato, un’area di soli 400mq, facendo subito emergere la rarità dell’insediamento scoperto, sovrapposto in 4 strati e databile tra il VI e il V millennio a.C. Tante, dunque, le preoccupazioni di cittadini ed associazioni circa il destino di quanto scoperto, sicchè a giugno 2014 veniva  presentata una interpellanza al Ministro per i Beni culturali Dario Franceschini rimasta, però, priva di riscontro. Ma l’arch. Eugenio Lombardi, anima della protesta a tutela del sito neolitico, inoltrava una comunicazione al Ministro Franceschini, al Presidente della Regione Vendola, al Soprintendente La Rocca, al sindaco  Decaro chiedendo con urgenza di avere notizie sui lavori visto che solo pochi giorni fa le ruspe erano intervenute in cantiere a spianare il terreno, coprendo completamente l’area oggetto degli scavi. Tanto bastava al presidente dell’Asociazione  Ecomuseale del Nord Barese a denunciare l’intervento, ignorando una “…perdita che avrebbe conseguenze culturali, didattiche e potenzialmente turistiche”, come si legge nell’esposto al vaglio dei magistrati, un danno irreparabile. Ora saranno proprio gli inquirenti, come detto, a valutare l’iter della Soprintendenza Regionale ai Beni Archeologici per il rilascio del nulla osta alla realizzazione degli edifici residenziali, “…per le tante contraddizioni nelle dichiarazioni prodotte circa l’importanza delle scoperte”, come si legge ancora nella denuncia presentata a fine febbraio scorso. Ora la domanda che si pongono in molti nell’ex frazione è: ma quando interviene la Magistratura?, mentre Lomabardi e gli ambientalisti sperano ancora che l’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Bari, alla luce di quanto denunciato, si impegnino alla sospensione del rilascio della concessione edilizia. Magari impugnando innanzi al TAR Puglia il ‘nulla osta’ rilasciato dalla Soprintendenza Regionale ai Beni Archeologici. In alternativa, la quasi matematica certezza di perdere per sempre “una pagina di storia dall’inestimabile valore identitario”. In Puglia, anzi, in Terra di Bari accade anche questo….

 

Francesco De Martino

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