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“Sobrio come un italiano, pulito come un francese…”

Il più puntiglioso biografo di Niccolò Piccinni (del quale oggi ricorre il 215esimo anniversario della scomparsa) fu Pierre-Louis Ginguené. Sul lavoro del noto critico musicale, che fu legato al Maestro da grande e reciproca stima, alcuni fanno gravare il sospetto che l’opera sia di parte. Come è noto, Piccini (un poco suo malgrado) venne opposto a Gluck, compositore tedesco dello stesso periodo ma dal diverso sentire musicale, e usato per tenere in vita di quelle accese ‘querelle’ che alla fine dei conti giustificano solo l’esistenza degli animali da salotto. Ginguené era dichiaratamente ‘piccinista’, per cui i suoi detrattori lo accusarono d’aver scritto una biografia (quella di Piccinni) ‘accomodata’… Sia così o no, consideriamo di quell’opera l’unico aspetto incontestabile : “L’aspetto fisico di Piccinni contava su di una statura al di sotto della media, con un corpo proporzionato e un portamento dignitoso. Di figura molto gradevole, con la fronte grande, aveva occhi blu e un’espressione allo stesso tempo dolce e piena di spirito ; occhi che si animavano e scintillavano vivamente, la forma del naso e la sua fronte richiamavano un figura greca e ricordavano che, in effetti, c’è ancora sangue greco che scorre nelle vene dei napoletani veraci… “. Fa un po’ sorridere che Ginguené dia del partenopeo (per di più doc) a Piccini, dimenticandone l’origine pugliese. Va però detto che il Nostro, andato via da Bari, giovanissimo, non vi fece più ritorno. Dimenticata in fretta la patria d’origine, Piccinni s’imbevve di quella adottiva con una facilità che sgomenta. La prova di ciò è in un altro passo dell’opera di Ginguené : “Parlava e scriveva molto chiaramente in italiano, ma con i suoi compatrioti preferiva parlare in dialetto napoletano, che secondo lui era la lingua più espressiva e metaforica che esisteva. Se ne serviva soprattutto quando raccontava qualcosa, e lo faceva con quella gaiezza, veridicità e doti mimiche come si usa ancora a Napoli, e così bene da rendere i suoi racconti comprensibili…”. Tornando ai connotati, la descrizione di Ginguenè ritrae un Piccinni molto avanti con gli anni : “La bocca era notevolmente infossata causa la perdita totale dei denti, tal che dopo la loro precoce caduta, il mento sporgente gli procurava una decisa sproporzione tra parte bassa e alta del suo volto…”. Più avanti il ritratto si allarga alle abitudini, alla natura e al contegno : “Amava l’ordine e la pulizia. La sua figura era sempre ben curata e se andava a piedi si lamentava più del fango che della fatica fisica. Mangiava poco e sceglieva i cibi per piacere personale ma anche osservando dettami salutari. Era sobrio come un italiano e pulito come un francese. Il suo temperamento bilioso si palesava dalla sfumatura un po’ giallastra dell’incarnato… Di umore sempre lieto, cadeva facilmente in malinconia, raramente in collera e mai in risentimento… Era abbastanza cortese e benevolo ; osservava la forma per quel che bastava e il suo carattere era a volte un po’ freddo tanto da farlo sembrare un po’ superbo”.

Italo Interesse

 

 

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