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Soglia Messapica, frontiera naturale

La Soglia Messapica è una depressione carsica che divide due subregioni pugliesi, la Valled’Itria e l’Alto Salento. Partendo da Grottaglie, al termine di un tortuoso percorso che lambisce diversi comuni, questo solco erosivo raggiunge l’Adriatico, nel quale sfocia all’altezza di Torre Guaceto. In origine, lungo la Soglia Messapica scorreva un fiume navigabile, il Pactius o Ausonius del quale fa cenno Plinio il Vecchio. Oggi lungo lo stesso pressoché irriconoscibile solco erosivo scorrono, immiserite dagli effetti dell’antropizzazione, le acque del non più navigabile Canale Reale (vedi immagine). Salvo limitati tratti rimasti incontaminati, la mano dell’uomo ha reso irriconoscibile sia la Soglia Messapica che il vasto fiume che vi scorreva. Resta il ricordo di questa frontiera naturale tra la terra dei Messapi e quella dei Peuceti a cui si deve il sedimentarsi di una identità sub-regionale ancora oggi ben avvertita a sud della Puglia. Tanto allo scopo di ribadire che la Soglia Messapica fu l’unica e naturale frontiera a definire l’aldiquà e l’aldilà del territorio dei Messapi. Nulla a che vedere, dunque, col Limitone o Paretone dei Greci, struttura forse leggendaria e che, ove mai esistita, appartenne all’era cristiana. Quanta confusione si fa in Rete. Il Paretone dei Greci sarebbe stata un’opera bizantina costruita sul finire del VII secolo a delimitazione dei domini bizantini nel Salento da quelli longobardi nel resto della Puglia. Questo presunto ‘Vallo’ partiva da Otranto e si chiudeva sullo Ionio all’altezza di Sava dopo aver attraversato i territori di Mesagne ed Oria. Chi crede nella sua esistenza parla di una muraglione di pietre a secco intervallato da piccoli presidi militari e munito di un fossato. Ma le prove dell’esistenza del Paretone sono molto vaghe. Il Limitone dei Greci viene per la prima volta menzionato in un’opera del 1875, ‘ Messapografia ovvero memorie istoriche di Mesagne’ di Antonio Profilo, senza però che alcuna fonte medievale o bizantina faccia esplicita menzione della sua esistenza. E’ perciò possibile che il Profilo abbia dato un nome di fantasia ad un clamoroso abbaglio. Egli scambiò tratti di muraglioni in pietra a secco – ancora oggi in piedi nelle campagne salentine – per i resti di una grande fortificazione. Congiungendo con un tratto… di inchiostro questo complesso di ruderi Antonio Profilo delineò nella mente un grande confine artificiale in realtà mai esistito. Certamente un confine fra possedimenti longobardi e possedimenti bizantini fu tracciato, ma dovette trattarsi di una linea di delimitazione o di dissuasione piuttosto mutevole e tracciata più volte, data l’instabilità dei rapporti fra le due potenze. A queste condizioni l’edificazione di una muraglia dal carattere definitivo era impensabile. Pensabile è invece una linea di demarcazione costituita da una teoria di piccole fortificazioni ravvicinate ed erette in pietra a secco. Un confine ‘mobile’, nel senso che queste fortificazioni, veloci da approntare, consentivano alla frontiera di avanzare o retrocedere rapidamente a seconda dei casi. E il fatto che tracce di fossato e di strade costeggino questi fortilizi non corroborano l’idea di una smisurata barriera muraria bensì quella di un’agile linea di dissuasione dove una carrareccia collegava tutti i posti di guardia, a loro volta difesi da brevi avvallamenti artificiali che potevano essere stati pensati anche come canali derivatori contro le piene dei torrenti stagionali. In conclusione, nessuna Muraglia Pugliese. Certe imprese sono solo ad appannaggio dei giganti della Storia come la Roma dei Cesari o la Cina dei Mandarini.,

Italo Interesse

 

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