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Soluzione finale per la Cassa Prestanza: alt al prelievo delle quote

Pareva che in una settimana si dovesse definire tutto – …o quasi – sulla Cassa Prestanza del Comune di Bari e invece, dopo la delegazione trattante di lunedì scorso, permane la situazione di stallo e incertezza in cui s’è arenata la vecchia cassa mutua dei dipendenti comunali baresi ormai da parecchi mesi. Nella riunione fiume dell’altro giorno, infatti, il Comune ha solo fatto sapere che, pur volendo perseguire la strada della salvezza per la Cassa e in considerazione della sua ‘natura terza’ e della non coincidenza con l’Ente stesso, non esisterebbe alcuna possibilità di accollarsi le posizioni debitorie nei confronti dei propri iscritti. Che poi sarebbero i sempre più disorientati dipendenti comunali. L’Ente guidato da Decaro e Introna sarebbe invece disponibile a utilizzare ogni “strumento legittimo sotto il profilo contabile-amministrativo” volto a minimizzare –come si legge nel verbale della riunione di lunedì scorso – il pregiudizio ai danni dei dipendenti derivante dall’incapienza del patrimonio della stessa Cassa in relazione alla contribuzione versata dagli stessi. In soldoni e fuor di burocratese, significherebbe che in cassa stanno per arrivare pure i circa 490mila euro che l’assessore dimissionario Angelo Tomasicchio aveva sospeso, un anno e mezzo fa. Praticamente una goccia, però, nell’esposizione di un istituto che, in piedi da quasi un secolo, viaggerebbe su uno ‘sbilancio’ di quasi quindici milioni di euro, come hanno calcolato alcuni rappresentanti dei lavoratori conoscitori della materia. Una bella cifra, non c’è che dire, che adesso preoccupa e fa spavento sia a un Comune che da un po’ dice di non c’entrare nulla con una Cassa oramai allo sbando, ma soprattutto ai dipendenti-pensionati, costretti negli ultimi mesi a doversi accontentare a circa un terzo della liquidazione maturata dopo una vita da impiegato all’Anagrafe o al Municipio, vigile o insegnante, con la quasi certezza di dover rinunciare alla somma residua, nonostante gli impegni (solo verbali) del presidente/ vicesindaco Introna. Eppure fu proprio lui, dopo un’altra infuocata assemblea, a mettere nero su bianco la sua posizione, per valutare se la tipologia di attività svolta dalla Cssa mutua comunale potesse transitare in seno allo stesso Comune, con gestione diretta di tutte le funzioni e attività statutarie all’interno del ‘Welfare’. In attesa della risposta affidata a un paio di professionisti (ovviamente con “profonda conoscenza delle tematiche in questione”) rispettivamente in rappresentanza della stessa Cassa e del Comune, allo scopo di delineare il corretto iter per il transito delle attività in capo all’Ente, i dipendenti-soci minacciano di sospendere le trattenute dallo stipendio che incrementano mensilmente il bilancio fallimentare della Cassa Prestanza. Un passaggio non facile, né tanto meno indolore, visto che anche l’altro giorno molti rappresentanti dei lavoratori hanno ripetutamente sollecitato l’Ente a rappresentare  la sua posizione sul destino dell’organismo. Specificando una volta per tutte le risorse che dovrebbero finanziare le tanto decantate misure del welfare aziendale, magari anche solo per salvare il capitale versato finora dai poveri dipendenti-soci. Ma gravare sul welfare comunale e con l’applicazione dell’art. 72 del nuovo Contratto Collettivo a carico del fondo del salario accessorio, significherebbe ridurre drasticamente le somme utili al riconoscimento di produttività e progressioni orizzontali dello stesso personale. Come a dire, e non c’è voluto molto a capirlo, che con una mano si dà e con l’altra si toglie, motivo per cui la maggior parte degli scritti (circa mille e cinquecento tra dirigenti, impiegati e funzionari) hanno chiesto la sospensione del prelievo mensile della loro quota, già a decorrere da questo mese. Aspettando di discuterne seriamente con un Sindaco che, su una questione ribollente come non mai, pare intenzionato solo a comprendere come tirarsene fuori. E senza scottarsi troppo….

 

Francesco De Martino

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