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Sono tanti gli avvocati che hanno chiesto il ‘bonus’ da 600 euro

E’ la categoria professionale maggiormente colpita dall’emergenza Covid-19, quella degli avvocati di “Libero Foro”, visto che finora sono stati ben 4.495 gli avvocati del distretto di Corte di Appello di Bari – più del 37% degli iscritti – che hanno fatto richiesta del Reddito di ultima istanza. E cioè quel bonus ammontante a 600 euro ‘una tantum’ a beneficio dei professionisti previsto dal Governo Conte-bis nell’ambito delle misure di sostegno economico per l’emergenza Coronavirus. Complessivamente gli avvocati degli Ordini di Bari, Trani e Foggia sono circa 12mila, oltre la metà in attività solo nel solo capoluogo pugliese. Di questi più di un terzo ha chiesto il bonus del Governo, il quarto distretto in Italia per numero di richieste, dopo Napoli, Roma e Milano, segno che col blocco delle udienze e la conseguente mancanza di contatti diretti con i clienti, ha praticamente rotto gli argini di una crisi che aveva già colpito profondamente la categoria delle toghe baresi. “E’ un sintomo di sofferenza – ha commentato il presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefanì – che fotografa i nostri ordini distrettuali in linea con quelli più bisognosi d’Italia, in uno stato di crisi generale dell’avvocatura che l’emergenza sanitaria non ha fatto che aggravare”. Dunque, l’emergenza sanitaria in atto e la conseguente riduzione dell’attività professionale degli avvocati impongono di accelerare le procedure per limitare i danni all’intera categoria, specie nel Meridione, a cominciare dalla liquidazione delle spese di giustizia, come ha già chiesto un paio di settimane fa l’associazione forense ‘Avvocati Ora’ di Bari ai presidenti di Tribunale, Corte di Appello e Ordine degli avvocati del capoluogo. Un’istanza passata inosservata, in cui si sollecitava, appunto, il “pagamento dei decreti di liquidazione” relativi ai gratuiti patrocini e alle difese d’ufficio. “Molti colleghi – ha già chiarito l’associazione forense barese – si troveranno nella impossibilità di far fronte agli impegni economici connessi all’esercizio della professione e, molto probabilmente, in stato di quasi indigenza”, per le “ripercussioni della tragica situazione sanitaria in cui versa il Paese sulla quotidiana attività dell’intera popolazione e in particolare degli avvocati, provocandone di fatto la paralisi”. Nella richiesta l’associazione evidenziava che “le misure previste in favore della categoria sono inesistenti o comunque assolutamente insufficienti” e, per questo, sollecitavano il pagamento delle spese di giustizia dovute. A peggiorare la situazione in cui versa da tempo e ancora peggio da almeno un paio di mesi l’intera categoria delle toghe baresi, sono come già detto la scarsa attività giudiziaria: udienze a porte chiuse e distanza di almeno due metri tra le persone in aula sono le ‘misure’ oramai considerate di norma e non più solo ‘precauzionali’ adottate dal Presidente del Tribunale di Bari per le udienze preliminari e i processi con rito abbreviato, nell’ambito delle “disposizioni urgenti in materia di prevenzione ‘Covid-19’. Disposizioni adottate dalle autorità giudiziarie, ma praticamente impartite dal presidente della Regione Puglia. L’avviso, a firma della presidente della sezione Gip-Gup, Rosa Anna Depalo, è stato affisso dal mese di febbraio bene in vista nel Palagiustizia di via Dioguardi e prevede “la chiamata in camera di consiglio e a porte chiuse di ogni singola causa, secondo l’ordine del ruolo affisso all’esterno dell’aula di udienza”. Una situazione di grave pregiudizio per gli avvocati –e non solo penalisti – che potrebbe andare oltre il periodo emergenziale prolungato di volta in volta, per secondo quanto stabilito dal Governo.

 

Francesco De Martino

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