Cultura e Spettacoli

Sopravvivere a Socrate, ecco il problema

Nel 2007 Antonio Scurati dava alle stampe ‘Il sopravvissuto’ (Bompiani), un romanzo che ha per oggetto il caso – immaginario – di un liceale protagonista di una strage a scuola (il soggetto si ispira al massacro della Columbine High School del 20 aprile 1999). Simone Derai e Patrizia Vercesi si lasciano sedurre dal testo, che adattano per la scena, allestito da Anagor in coproduzione con Festival delle Colline Torinesi e Centrale Fies, ‘Socrate il sopravvissuto – come le foglie’ è in giro dal 2016. Sino a sabato scorso lo spettacolo era in cartellone al Kismet per la Stagione Comune di Bari. Simone Derai mette in campo molta energia: Giovanissimi occupano otto dei nove banchi disposti a quadrato. Il banco vuoto è quello di Vitaliano Caccia, il ripetente che il giorno degli esami di Stato massacrerà la Commissione.  Immersa in una luce senza ombre, la scena segnala una generale assenza di coordinate, ovvero lo stesso vuoto che è fonte del naufragio di Vitaliano, il quale, più che un’eccezione rispetto ai compagni, sembra rappresentare la punta dell’iceberg di un malessere comune e profondo (malessere felicemente rappresentato dai frammenti di libri che i ragazzi poco a poco accumulano in proscenio). Ciò avvicina questi alunni disciplinati ma senza sorriso all’equipaggio di una nave senza bussola e a cui solo il Prof. Andrea Marescalchi, docente di Filosofia (l’unico che il giorno degli esami verrà graziato dal killer), si sforza d’imprimere una rotta. Ma l’involvere delle cose costringe Marescalchi a rivedere le proprie idee e a ritenersi l’indiretto ispiratore del gesto estremo di Caccia. Ecco allora Derai e Vercesi fare della frustrazione di Marescalchi la ragione di un ponte tra l’enfasi della morte di Socrate e il plateale spargimento di sangue ad opera di Vitaliano. L’audace contatto si materializza nella proiezione su maxi schermo di una assai ben riuscita ricostruzione delle ultime ore del grande filosofo (nel cui insegnamento ancora oggi potrebbe trovare pace l’ansia tutta globale che ci stravolge). Rilevante nella costruzione dell’atmosfera il contributo del sound design. Uno spettacolo denso e forte che punta il dito contro il pensiero occidentale allo stesso modo in cui, con lo stesso gesto, Caccia – ambiguamente – annuncia a Marescalchi la propria assoluzione. Non proprio convinto l’applauso del pubblico (almeno relativamente a giovedì scorso). – Prossimo appuntamento, ancora per la Stagione Comune di Bari, venerdì 8 e sabato 9 marzo al Petruzzelli con ‘L’importanza di chiamarsi Enesto’. A portare in scena il capolavoro di Wilde sarà la compagnia Teatro dell’Elfo. Regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 5 Marzo 2019

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