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Sospesa l’efficacia dei fondi per il salario accessorio del personale, anzi no

 

Non finiscono mai di sorprendere certi atti dirigenziali licenziati dall’Area Organizzazione e Riforma dell’Amministrazione e precisamente dal Servizio Personale e Organizzazione. Che con l’avv. Domenica Gattulli il 27 maggio scorso ha redatto un atto dirigenziale con oggetto, molto chiaramente, la sospensione dell’efficacia dei fondi per il salario accessorio del personale di comparto, cioè le indennità destinate ai dipendenti regionali. Per la Gattulli, infatti, pareva quanto mai necessaria  “…una attenta attività di verifica circa l’esatta consistenza del salario accessorio del personale della Regione Puglia, sia nella parte costitutiva che nella parte inerente la destinazione e gli utilizzi del fondo medesimo”, si legge nelle premesse della determinazione dirigenziale n. 348 del 27 maggio scorso, quattro giorni prima delle elezioni. Un atto pesantissimo che mette in dubbio una caterva di precedenti delibere e determinazioni redatte a partire dal 2008, che la responsabile del settore personale deve aver ponderato davvero a lungo, per licenziarlo come detto alla vigilia del cambio della guardia politico-amministrativo. Un atto che a quanto pare ha avuto l’effetto di una valanga all’interno dell’amministrazione Vendola in disarmo a poche ore dal voto, visto che la stessa Gattulli, nemmeno due giorni dopo l’adozione della delibera da tregenda, s’è rimangiata tutto. E con un comunicato di poche righe, ha dichiarato papale papale che l’atto determinativo è finalizzato “…alla mera verifica dei fondi di salario accessorio del comparto e che “…le indennità a favore del personale regionale del comparto saranno regolarmente corrisposte, così come previsto dal Contratto Integrativo Decentrato, tuttora vigente”. E a questo punto le ipotesi continuano a sprecarsi, tra i dipendenti dell’ente che il governatore Emiliano sta traghettando da qualche giorno. Insomma, l’avvocata Gattulli ha innestato la retromarcia e s’è rimangiata tutto. E quando ha firmato la determinazione del 27 maggio, allora, voleva solo scherzare? Oppure non ha calcolato bene la portata di ciò che stava facendo e ha fatto una inversione a ‘U’ che non è nel suo stile? In effetti la dirigente non è nuova a questo genere di giravolte, specie quando si fa spasmodica l’attesa di impiegati e funzionari dipendenti dell’Ente Regione Puglia, non poche centinaia soprattutto tra autisti e custodi,  dopo la decisione assunta repentinamente dall’amministrazione di disapplicare le indennità del contratto integrativo decentrato sottoscritto prima nel 2008 e poi nel 2013. Una decisione assunta con semplice determina dirigenziale il 20 marzo di un paio di anni fa dalla stessa dirigente e che in sostanza significava per alcune categorie di dipendenti, come detto, la perdita secca in busta paga di somme dai trecento agli oltre mille euro, come nel caso degli autisti degli assessori. Una rivoluzione, abbiamo già scritto in passato su queste colonne, che alla Regione Puglia è stata ‘silenziata’ dagli addetti ai lavori per due lunghissimi anni ignorando bellamente scadenze e termini imposti dall’ex Ministro Brunetta, almeno per quel che riguardava gli adeguamenti di quelle indennità. E quando i termini per attuarla erano scaduti improrogabilmente il 31 dicembre 2012, negli uffici dell’assessorato al Personale e Risorse Umane di via Celso Ulpiani si sceglieva, appunto, di agire non solo , ma aggrappandosi a determinazioni frettolose. Che esplosero con tutto il loro fragore tagliando stipendi già abbastanza miseri, senza aver minimamente messo in conto l’idea di scegliere –per tempo e pacatamente, come dovrebbe accadere nelle pubbliche amministrazioni …normali- la via del confronto con dipendenti, organizzazioni sindacali e parti sociali. Le stesse che evidentemente l’altro giorno hanno messo spalle al muro l’avv. Gattulli, costringendola quasi a dire che non si sospendeva l’efficacia di un ben cavolo, altro che le indennità al personale di comparto.

Francesco De Martino 

 

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