Cultura e Spettacoli

Sospeso tra due identità, il virtuosismo di Misciagna in concerto

Applausi per la prima assoluta di «Tiresia», concerto per violino e viola firmato da Francesco Fiore

Un concerto dedicato a Mendelssohn, il più classico dei romantici, e alla profonda leggerezza del violista e violinista Marco Misciagna, solista d’eccezione, sempre più impegnato a portare alto l’orgoglio pugliese nel mondo. Si è tenuto ieri sera, presso l’Auditorium Nino Rota, con l’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari, e la direzione di Milosz Kula. Eseguite l’Ouverture in Do maggiore di Fanny Hensel-Mendelssohn, opera caratterizzata dalla brillantezza melodica, e da una strumentazione trasparente e virtuosa, e la Sinfonia n. 3 «Scozzese», dello stesso autore. Fulcro pulsante del concerto, la prima esecuzione assoluta di «Tiresia», Concerto per violino/viola e orchestra di Francesco Fiore (commissionato da ICO Bari). Il titolo rimanda alla nota e ambivalente figura dell’indovino tebano, sospesa tra due identità, quella maschile e quella femminile. «È una pagina intensa e suggestiva quella che ho avuto il piacere di interpretare, ispirata al mito dell’indovino tebano che visse tra due identità. Proprio questa duplicità è il cuore del brano: il violino e la viola si alternano, si rispecchiano e si fondono, dando voce a due nature che convivono e dialogano. La scrittura, di respiro tardo-romantico, è ricca di slancio lirico, di energia e di richiami alla grande tradizione, ma con una sensibilità pienamente contemporanea. Per me rappresenta una sfida, e insieme un privilegio poter abitare entrambe le dimensioni sonore, passando dal violino alla viola, e raccontare attraverso questi due timbri il viaggio umano e simbolico di Tiresia. Uno dei momenti più affascinanti del concerto è rappresentato proprio dalle cadenze solistiche, che assumono un ruolo centrale non solo dal punto di vista tecnico, ma anche espressivo e narrativo, dato che  non sono semplici spazi virtuosistici. Diventano luoghi interiori, quasi sospesi, in cui il dialogo tra violino e viola si fa più intimo e rivelatore. In esse emergono richiami alla grande tradizione concertistica – da Beethoven a Brahms e Bruch – filtrati attraverso una scrittura che esalta la cantabilità e la profondità timbrica dei due strumenti», spiega Misciagna. Il cambio di timbro dunque, non rappresenta unicamente un tecnicismo ma assume una valenza simbolica. Il violino, con la sua brillantezza e tensione verso l’acuto, sembra incarnare una dimensione più luminosa e proiettata, mentre la viola, con il suo registro più scuro e avvolgente, introduce una qualità introspettiva, quasi meditativa. Due universi, dunque, che si sfiorano, si sovrappongono e talvolta sembrano fondersi in un’unica incantevole voce. Si tratta di pagine che mettono a nudo il solista, esponendolo in una dimensione quasi confessionale, prima che l’orchestra rientri e riprenda il discorso collettivo. Il finale, infine, raccoglie e trasfigura molti dei temi precedenti, culminando in un’esplosione di energia che suggella questo viaggio tra identità, trasformazione e consapevolezza. In questo senso, Tiresia non è soltanto un concerto per due strumenti, ma un vero percorso drammaturgico, in cui la musica diventa racconto e il suono si fa metafora dell’esperienza umana.

Rossella Cea


Pubblicato il 13 Febbraio 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio