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Spariscono 500 mila euro: il ‘flop’ della legge su separati e divorziati

Doveva risolvere chissà quanti e quali problemi e invece…“La montagna ha partorito il topolino”, ha detto senza mezzi termini Giandiego Gatta, parlando del regolamento attuativo della legge sui sostegni ai coniugi separati o divorziati. Un regolamento approvato dalla Giunta regionale ieri che, però, come detto ha deluso profondamente chi in quella legge ha creduto ed ha sperato, perché potesse offrire effettivamente una boccata d’ossigeno a coloro che versano in condizioni di indigenza a seguito della corresponsione dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge e ai figli ed anche della perdita della casa coniugale. “Un disagio sociale nuovo ma dalle dimensioni drammatiche, che il Consiglio regionale ha avuto la sensibilità di cogliere, ma che la Giunta ha pilatescamente offuscato”, ha aggiunto Gatta, commentando appunto l’approvazione del regolamento attuativo della legge regionale n.45/17, di cui è stato primo firmatario. “Nel provvedimento si usa a profusione l’espressione “a invarianza di spesa”, dai protocolli con le Aziende sanitarie locali agli interventi di assistenza e mediazione familiare, comprimendo tutto il contenuto innovativo della legge e facendola diventare una mera elencazione di principi, demagogica e retorica, inadatta ad incidere sulle nuove forme di povertà. Per non parlare di come si tenti di glissare sull’assistenza sanitaria, prevista nella legge: il regolamento, infatti, rinvia all’assessorato alla Salute la “definizione di specifici percorsi di accesso ad alcune prestazioni sanitarie di base e per la definizione di specifiche agevolazioni tariffarie, in primis con riferimento al pagamento dei tickets sanitari, da realizzarsi in ogni caso ad invarianza di risorse”. Eppure l’anno scorso, in sede di proposta di legge, sembrava aperta la strada per una migliore legge di sostegno ai coniugi separati e divorziati che versano in particolari condizioni di disagio economico, mettendo la Regione Puglia alla pari di altre, in termini di politiche sociali attente alle nuove forme di povertà. Tre i pilastri fondamentali: assistenza familiare, sostegno economico (dalle spese mediche al prestito agevolato) e il sostegno abitativo, tramite accordi specifici con l’ex Istituto Autonomo Case Popolari (oggi Arca/Puglia. 500 mila euro per finanziare inizialmente le nuove norme, di cui 140 mila per il rimborso dei ticket sanitari e prestiti a tasso agevolato, 350 mila per la locazione di alloggi popolari. E invece? Oggi secondo Gatta quasi si sfiora il ridicolo: quali prestazioni di base, quali agevolazioni e, soprattutto, come si fa a pensare che tutto ciò avvenga “a invarianza di spesa”? Inoltre, il Regolamento della Giunta è totalmente omissivo perché non fa alcun cenno all’intervento della Regione per le emergenze economiche, così come non vi è traccia dei prestiti ad interessi a tasso zero o agevolato, anche questi ultimi previsti dalla legge approvata. In sostanza, manca ogni riferimento a qualsiasi forma di sostegno economico, tradendo –non poco- la ratio della legge 45/17.  La norma finanziaria, infine, solleva il coperchio su quanto deciso dal governo Emiliano: se la legge prevedeva uno stanziamento iniziale di 500 mila euro, qui sembrerebbero esservene molti di meno. Più che un regolamento, allora,  si tratta di una presa in giro sulla pelle di migliaia di persone che hanno atteso di poter beneficiare di quanto contenuto nel testo inizialmente proposto. Per non cadere nel solito trabocchetto di promesse roboanti e sattese tradite, come più volte accaduto in questa legislatura regionale, ora toccherà alla Giunta l’ingrato compito di rivedere il regolamento, integrandolo secondo lo spirito che indusse a presentare e approvare la legge, colmando una lacuna in una materia rispetto alla quale non si può più “….fingere di non vedere e non sapere”.

Francesco De Martino


Pubblicato il 14 Dicembre 2018

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