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“Spettacolo e cultura producono denaro e turismo”

“Lo sa che mi sono formato come animatore turistico nel Salento?”: al Quotidiano parla in questa intervista il noto attore palermitano Sergio Friscia che non ha bisogno di troppe presentazioni. Tv, teatro, cinema e adesso conduce con Anna Pettinelli dalle dieci del mattino alle 12 su Rds “Quelli delle mattina”, un successo.

Sergio, partiamo dalla pandemia. Che effetti ha avuto sul mondo dello spettacolo?

“Dire disastro è persino poco. I danni più grossi sono stati cagionati non tanto agli attori famosi e strutturati che hanno le spalle larghe e possono resistere permettendosi un lungo fermo, ma a chi lavora dietro le quinte, quel mondo oscuro, però ugualmente importante che ci consente di avere fama. Penso a costumisti, a chi si occupa delle luci e via discorrendo. Spesso vediamo soltanto il grande comico e attore, non dobbiamo dimenticare che dietro di lui vive e lavora un mondo sommerso, tuttavia ugualmente prezioso”.

In altre nazioni lo spettacolo (parliamo di cinema e teatri) non si è fermato o quasi…

“Aggiungo che lo spettacolo, assieme alla cultura, produce denaro, penso al turismo. Una nazione senza cultura e spettacolo è morta, eppure abbiamo beni e tradizioni che il mondo ci invidia. Penso che nel nostro settore ed anche nell’ arte, lo Stato dovrebbe e potrebbe investire di più. Qualche cosa di meglio detto senza polemica, si poteva fare”.

Teatri e cinema con posti limitati?

“Nutro seri dubbi, specialmente per il teatro, che sia economicamente sostenibile. Penso al Brancaccio di Roma dove ho lavorato da poco. Se da 1.000 posti riduci la capienza a 200 non ti ripaghi neanche le spese, non ha senso, improduttivo. Chi sostiene il contrario e invoca teatri aperti in quel modo, è fuori della realtà, non la conosce”.

Il suo rapporto con la Puglia…

“Amo tantissimo la vostra splendida regione e appena posso ci vengo. Mi sono formato da voi, in Salento animatore turistico nei villaggi. Ha molti aspetti in comune con la mia Sicilia, mare e cucina ad esempio”.

Lei è palermitano. Derby del cannolo: meglio Palermo o Catania?

“Sono palermitano, ma devo lavorare spesso a Catania, mantengo la diplomazia. Certo, la miglior ricotta dei cannoli si trova a Piana degli Albanesi, Palermo. Ed anche le arancine sono meglio a Palermo. Si dice arancina, non arancino, ricordate”.

Qualche siciliano doc storce il naso davanti al dialetto parlato nella serie Montalbano…

“Camilleri è un grande, non si tocca. E’ comunque vero che quando si forza la mano e si parla finto siciliano, vale per ogni dialetto, si correi il rischio di situazioni tristi. A volte in Montalbano effettivamente si sente un finto siciliano”, non rispondente alla realtà”.

Bruno Volpe

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