Cultura e Spettacoli

Spigolature di fatti e misfatti (11)

Molti italiettini da qualche tempo, anche luminari accademici, anche politici di peso (di cosa pesino, il generale cambronne sarebbe il più qualificato a precisarne il contenuto) con angoscia si chiedono: ”Insomma, il fascismo è morto o è vivo nelle articolazioni istituzionali, politiche, economiche, culturali  dello stato italiettino?”. Capisco le risposte che si danno o danno la sora marianna di trastevere o (per favore, coloro che seguono il ”trend” linguistico, sia dei salotti buoni, che delle taverne, MI facciano il piacere di non sostituire la ”o” congiunzione, che coordina  elementi della medesima natura grammaticale, con l’avverbio “piuttosto”, che indica una preferenza: preferibilmente, più spesso, meglio) la sora angiolina di centocelle o i colini e i chelini di bari vecchia, ma non tollero, non sono da ME accettabili le semplificazioni storiche, filosofiche, politiche a cui giungono i soloni, di cui sopra. Allora,”statim in medias res”, Tagliando la testa al toro o (non piuttosto, MI Raccomando!) Recidendo il nodo gordiano e Proclamo: ”E’ morto il regime fascista di mussolini nel 24 – 25 luglio del 1943, quando il “gran consiglio del fascismo” votò, a maggioranza, il documento di sfiducia contro mussolini, redatto da dino grandi, il rappresentante degli agrari emiliani che, in combutta con i padroni delle ferriere del nord, capitanati dagli agnelli, con il patrocinio della corte savoiarda, benedetti dal vicario di cristo, avevano innalzato il maestro elementare di predappio ai fastigi del potere, per, poi, affossarlo, quando lo ritennero inservibile alla prosecuzione dei loro disonesti negozi. Dando seguito alle decisioni del “gran consiglio”, vittorio Emanuele III ordinò l’arresto di mussolini e lo spedì a ”campo imperatore”, una località, dalla quale, facilmente, i “missi” di hitler avrebbero potuto recuperarlo e lanciarlo oltre la “linea gotica” nel per lui sicuro,  da lui più respirabile aere nazifascita, per fargli fare il burattino ”ras” della repubblichetta (cuscinetto) di salò. Il 28 aprile 1945, con la fucilazione di mussolini e della petacci a giulino, frazione del comune di tremezzina, in provincia di como, e con la strage di dongo nella quale furono messi a morte, spicciativamente, 15 fascisti, arrestati con mussolini da una colonna di partigiani, grazie alla “resistenza”, che prendeva a modello il tirannicidio alfieriano, per riconquistare (illusoriamente la libertà, IO Postillo), il fascismo futuro riannodava la sua continuità con il fascismo del regime defunto con il suo mèntore. Perché ? Perché dalle ceneri del vecchio, sortiva un nuovo regime che, fascistizzando, sin dall’inizio mostrava di non avere alcun rispetto dell’ ”HABEAS CORPUS”, il  fondamentale Diritto, da matrice anglosassone, di ogni uomo, anche del più abominevole che si possa immaginare, al riconoscimento, alla tutela della sua inviolabilità e, di conseguenza, a conoscere la causa di un suo eventuale fermo di polizia e di vederla convalidata da una decisione del magistrato. Mussolini e i suoi camerati avevano Diritto, pur se avevano, cruentamente, calpestato tutti i diritti durante il ventennio e durante la breve vita della repubblichetta di salò, di essere Processati e, invece, furono massacrati per ordine dei maggiorenti del “cln”, che in quell’ora tragica avrebbero dovuto Dare  la Dimostrazione che erano Uomini Altri e Altro da quelli del passato; che erano Liberi, ché Liberati degli anatemi biblici, in cui si formulava e si formula la “lex talionis” (se ricevi un danno puoi rispondere col medesimo danno). In una intervista televisiva il tanto osannato pertini (che IO non ho, mai, amato per il suo  pervicace presenzialismo, da prima donna. Ricordo, vergognandoMI, la miserabile sua sceneggiata sugli spalti del “bernabeu” nel 1982 in occasione della finale dei campionati del mondo di calcio, vinti dall’italia) dichiarava, senza alcuna Remora etica, di aver perorato presso i suoi ”compagni” del ”cln” la non procrastinabile messa a morte di mussolini, senza Processo. Da lì, e non poteva essere diversamente, la scrittura della costituzione (dell’io dono una cosa a te e tu doni una cosa a me, tra i partiti dell’arco costituzionale, diversissimi nella loro impostazione ideologica), composta di 139 articoli, in ognuno dei quali c’è tutto e il contrario di tutto e i rapporti tra lo stato italiettino e la chiesa cattolica regolati dai fascistissimi “patti lateranensi”; i 50 anni del regime fascista democattolico; la polizia, guidata da scelba, che sparava  sugli Operai in Lotta (a reggio emilia, ad esempio, nel luglio del 1960. Il renziano del rio, ora ministro, ex sindaco, in quota del partito popolare, di reggio emilia, discepolo di La Pira, ha, forse, dimenticato che  5 suoi concittadini Si Immolarono, perché l’Art. 18 dello “Statuto dei Lavoratori” non fosse sostituito dal fascista “job act”?), come bava beccaris, che  guidò nel 1898 la repressione dei moti di Milano, cannoneggiando la folla in rivolta per il pane, ricevendo da umberto I liete e laute onorificenze e strade in molte città dell’italietta a lui dedicate; la strage di Portella della Ginestra, operata dalla banda giuliano, su mandato degli agrari, dei latifondisti siciliani, della massoneria; i banditi di ”gladio”; la politica collusa con le mafie; la stragi di stato, le stragi di mafia, magari su incarico dei servizi segreti (deviati??); i 20 anni di regime berlusconiano; i 3 anni del renziano uomo solo al comando, la cui filosofia fascista si è esplicitata, si esplicita nell’irridere e nel fare irridere dalle alpi alla sicilia coloro che dissentono dal “pensiero unico”, etichettati: “gufi”, sfascisti, e tanto altro, tolto dal linguaggio delle camicie nere. Per Concludere, è la democrazia formale liberale, con tutte le sue guarentigie, altrettanto formali e non sostanziali, “pro civibus”, fascista o, potenzialmente, fascista. Infatti, essa ha al suo interno il “virus fascista” di salvaguardia di se stessa: quando l’oligarchia al comando di essa, al soldo dei poteri forti, ritiene che in certi momenti storici non può, non deve rispondere alle non negoziabili richieste che provengono dalle classi in gravi difficoltà economiche, democraticamente (Mussolini andò la potere con la legge elettorale ”acerbo”, concepita su misura per la sua scalata al potere; renzi ha tentato la medesima ascesa con l’”italicum”, parzialmente , poi, abrogata dalla “Corte Costituzionale” e mandata alle ortiche dal Referendum popolare abrogativo della riforma costituzionale di renzi e della boschi), fa sedere sul cadreghino del  potere un burattino, come mussolini, come hitler, che s’adopra nel mettere in quarantena tutti i contrappesi al potere esecutivo, fornito, a sua volta, della facoltà di avocare a sé il potere legislativo; di  mettere sotto la sua tutela il potere giudiziario e, soprattutto, la Stampa libera. Quando i tempi mutano, basta uno “scricchio di dita” da chi sta “lassu” e il burattino, raramente, salva la pelle, come lo schiavo del “currus navalis” (etimo del carnevale), che alla fine della giornata, in cui gli è stata data licenza di essere re, viene impiccato. Se “semel in anno licet insanire”, col permesso del potere, nella Storia, ciclicamente, coloro che vogliono e possono, per non dare un po’ di ciò che hanno rubato e rubano e ruberanno ai derubati, si concedono la schiavetto con il quale transitare dalla democrazia al regime fascista e, viceversa, dal regime fascista alla democrazia. E tanto da millenni, se roma docet: per ineludibili motivazioni politiche, economiche si passò dalla repubblica all’impero di augusto. Per carità, l’aristocrazia agraria e la classe borghese dei gabellieri, degli appaltatori delle opere pubbliche, cioè gli “homines novi”, non abolirono il senato, pur delegando tutto il potere nelle mani di augusto, ma i senatori, che tra l’altro venivano nominati da augusto, andavano in senato a discutere delle proprietà organolettiche delle pasticche del “re sole”, diciamo. “Casapound”, “Ordine nuovo” sono il folklore, la punta dell’”iceberg” di una sottocultura che, violentemente, esclude ciò che eccede dal pensiero unico, dalle caratteristiche del branco, ipostatizzate, assolutizzate sino a diventare norma, modello per tutti. L’intimazione è quella di brenno:”vae”, guai a chi non rientra, non si rassegna ad entrare nel fascio in cui devono essere incapsulate tutte le Singolarità! Le pena per chi tiene, coraggiosamente, “in non cale” la minaccia del ”vae” è l’irrisione, affidata agli sgherri; la diagnosi di affezione psicopatica (frequentissima nei regimi fascisti di destra e di sinistra), fino al cicuta. Il popolicchio italiettino, per la più parte, è, intimamente, sottoculturalmente, fascista. La triade del ventennio: ”dio, patria, famiglia” è, ancora, la sua guida ideale, anche se, disattendendo Dostoevskij de “I Fratelli karamazov”, per il quale se non ci fosse dio, tutto sarebbe permesso, il 90% degli italiettini, pur non avendo, giammai, negato, ufficialmente, dio, si sono dati, si danno o sono stati, sono propensi a darsi alle peggiori nefandezze. E la patria cos’è per loro? La zolla natia? L’hanno inquinata tutta! Le Virtù Coltivate dai loro eccezionali Spiriti magnanimi? Hanno rinnegato le Virtù e gli Spiriti magnanimi: Dante condannato a morte; per non parlare della fine di Pasolini, ancora avvolta nel mistero, tra i tanti misteri italiettini irrisolti. La famiglia? Non ha mai Educato alla Esteriorizzazione verso l’Altro e gli Altri, se mai ha chiuso i suoi componenti nel più vieto, egoistico familismo.”Da man a r nannasc”, cioè, da sempre o, se vogliamo essere più precisi, dai tempi di roma, l’italietta è stata funestata dai delitti, dalle prevaricazioni, dalle grassazioni, dai comportamenti illeciti di federazioni di famiglie, come Lamentava Moravia: famiglie aristocratiche e famiglie plebee, se non delle suburre; famiglie mafiose o famiglie, non stigmate come pregiudicate, come mafiose, ma che hanno usato, usano verso l’esterno metodi mafiosi. ”Tengo famiglia!” è l’imperativo categorico e fascista degli italiettini, la più perversa di tutte le urgenze, che ha impedito nello scorrere storico a una accolta di individui, ominicchi, quaquaraqua, di Farsi Uomini e di Costruire, eticamente, una Comunità di Uomini, nonostante il caso, il destino abbia loro concesso di nascere su una Penisola, “clone” del Paradiso, da essi trasformata  nell’ inferno, da Dante Immaginato.

Pietro Aretino già detto Avena Gaetano

 

 

 

 

 


Pubblicato il 21 Febbraio 2018

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio