Cultura e Spettacoli

Spigolature di fatti e misfatti (12)

 

 

Oggi, fare una Lezione curricolare su  contenuti di discipline curricolari è da considerare un “optional” dell’offerta non formativa di quasi tutta la non scuola italiettina di ogni ordine e grado. Con presunti progetti e con eventi, talvolta, tra i più strampalati si distolgono gli, ormai, non studenti dal gustare e metabolizzare il ”Cibo” intellettuale adatto alla loro età, per somministrare loro ciofeche non digeribili e non metabolizzabili alla loro età. I novelli pseudopedagogisti non capiscono che la Crescita culturale, spirituale, politica è un “IN FIERI” che deve Rispettare lo Sviluppo psicofisico dell’Adolescente, del Giovane. Nella scuola italiettina di oggi la “mensa è imbandita più di indigesto companatico che di umile Pane”. E fuori di ogni metafora, per molti insegnantucoli è molto meno faticoso sorvegliare i loro fantoli: mentre, ad esempio, sono costretti ad assistere e ad ascoltare parole, discorsi, incomprensibili, data la loro età; mentre assistono ai rituali spettacolini in occasione della nascita del bambinello, della morte del bambinello, della resurrezione del bambinello, che Fare Lezione, previa Preparazione di Essa con l’Approfondire gli Argomenti da Partecipare ai loro Discepoli. Una mia Zia Maestra era rigorosa e puntuale e severa con Se Stessa nell’Organizzare, Lei Diceva, la ”Lezione Prossima”. Perché il presente Preambolo? Su “facebook”  di stamane Leggo che al “Petruzzelli” di bari, oggi, venerdì 23 febbraio 2018, ci sarà un “matinée” per i non studenti di molte non scuole baresi. Ovviamente, saltando Interrogazioni, Argomenti di Letteratura, di Matematica, di Filosofia, di Grammatica, di Sintassi, ecc.,ecc., ecc. Ora, IO Domando ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, ai genitori (ai quali interessa solo la cartaccia, di cui i loro pargoli in futuro non potranno tenere conto neanche per non negoziabili indifferibilità igieniche, rubacchiata o estorta, non rare volte, con minacce e pestaggi, ad imbelli insegnantucoli): un matinée? E perché non una ”soirée”, dopo 4 o cinque ore mattutine di Lezioni curricolari, arricchite da tre o quattro ore di Studio pomeridiano? Così, ai non studenti di oggi non si farebbe mancare il Pane a pranzo e il companatico a cena e, magari, qualcuno di costoro sarà in futuro abile, bravo nell’ Acciuffare quell’Ascensore sociale, su cui nessuno dei giovani si accomoda più, ché dalla non scuola, dalla non famiglia non sono più, anche con calci nel sedere  (Orazio Diventò il sublime Poeta Latino,  nell’Eterno Annoverato, anche perché ebbe un Maestro ”plagosus”, cioè, senza remore nel CaricarLo di Nerbate e un Padre, non fornito di carta bollata, come tanti genitorucoli di oggi, per querelare il Maestro di suo Figlio, pronto, oltre alle sue miracolose Competenze, ad Usare lo Staffile, per FarSi meglio Comprendere dal suo Discepolo che, Divenuto un Grande Poeta, Lo Venerò nei suoi Scritti), Attrezzati, culturalmente, psicologicamente, a Immaginarsi Uomini e Cittadini, come Meta possibile. E per finire: in un condominio a nord del condominio metropolitano barese, in una  non scuola elementare i non scolari di quinta hanno assistito ad una conversazione sulla “costituzione” italiettina. Che dire? La non scuola italiettina “al contrario”! Nelle elementari si studiano argomenti di diritto costituzionale, all’università si impara a leggere, scrivere e far di conto. Se, poi, tanto non si fa, ci toccherà un presidente del consiglio dei ministri, nemico dei congiuntivi; una deputata che vuole offrire, non si sa bene a chi, “un opportunità”, senza l’apostrofo, oltre alla ministra della pubblica istruzione che, già, ci tocca, ridicola nello strafalcionare con un “più migliore”. Va bene un “Amen”?

 

 

 

 

Oggi, 25 febbraio 2018, “zoomando” la liturgia della chiesa cattolica M’è capitato d’ImbatterMI in un brano del libro della “Genesi”, in cui si immagina dio che, per mettere alla prova la fede in lui di abramo, gli intima di offrirgli in olocausto il figlio isacco. Abramo obbedisce e, giunto al luogo, che dio gli ha indicato, costruisce l’altare, colloca la legna e s’accinge ad impugnare il coltello per sacrificare il figlio unigenito. A questo punto, gli appare l’angelo del signore che lo convince a non stendere la mano sul ragazzo, in quanto a dio è bastato che egli non abbia rifiutato, per amore suo, di donargli il figlio. Non per caso, ad abramo appare un ariete, che immolerà a dio al posto del figlio. Galilei, per DifenderSi dall’inquisizione, che lo accusava di sostenere con il movimento della Terra intorno al Sole una Teoria contraria alla fede cristiana, Affermava che l’Uomo ha il Dovere di Leggere due Libri: il Libro della Natura, Composto di fatti che in quanto tali, per essere posti davanti a noi nella loro oggettiva evidenza, non danno adito ad ambigue interpretazioni. Galileo, col suo cannocchiale S’era Costruita una protesi che Gli permetteva di Vedere meglio di quanto avesse potuto Vedere Tolomeo con le limitate possibilità dell’ ”occhio nudo”. Pertanto, Egli, Aiutato dagli Sviluppi della Tecnologia, non poteva non Vedere che era la Terra a girare intorno al  Sole, Proseguendo il Percorso Copernicano della Sostituzione della Teoria Eliocentrica a quella Geocentrica o Tolemaica, che Riteneva fosse la Terra al centro dell’Universo e che il Sole Le girasse intorno. Al Libro della Natura, Continuava Galileo, Si Oppone  il Libro di Dio, Composto di metafore, di allegorie e, in ogni caso, Egli Scriveva: ”Se il giorno non dipende dal moto del Sole, ma da quel ‘primo mobile’, per allungare il giorno bisogna fermare il ‘primo mobile’, non il Sole”. Sicché, ”quando la Scrittura dice che Iddio fermò il Sole, voleva dire che fermò il ‘primo mobile’“. Il ‘primo mobile’, secondo l’astronomia medievale, era il motore delle stelle celesti, azionato da dio. Bisognerebbe, anche, aggiungere che nel Medio Evo il Sole era il Simbolo della Verità irraggiungibile e inconoscibile e l’invocazione biblica, ”Fermati, o Sole”, che, secondo l’inquisizione, supportava, inequivocabilmente, la non falsicabilità della  Teoria Geocentrica, bisognava e bisogna Interpretare, come il disperato Grido dell’Uomo a dio, ché Gli si facesse mèntore, illuminandoLo della sua essenza infinita. Anche il “diktat”  (da ME prima Ricordato con la Citazione di un brano della “Genesi”) di dio ad abramo di sacrificare suo figlio isacco, ché egli desse prova irrevocabile della sua fede in lui, va Letto, Decrittando le metafore e le allegorie in esso contenute, pur se è vero che agli albori dell’umanità consueti erano i sacrifici di bambini alle divinità, per calmare le loro ire, o per propiziare favori da esse (Lucrezio  nel ”De Rerum Natura” Narra il sacrificio di Ifigenia). Fuori di metafora, quale lo Spessore Etico del brano?  Che sia dolce all’Uomo Navigare nel Mare dell’Infinito, per Parafrasare il Grande Giacomo. Se Dio è la Metafora, l’Allegoria di una Meta, di un Ideale supremo, esclusivo, totale, indiscutibile, imprescindibile, universale, l’Uomo ha il Dovere di Tendere ad Esso, FacendoSi Totalizzare da Esso, LiberandoSi delle strettoie del suo egoistico privato, compresi i legami biologici famigliari che gli impediscono la sua completa Esteriorizzazione solidale verso la Terra, che Lo Ospita, e verso i suoi Simili. Se il Nazareno Tanto Predicò e Marx Tanto Riprese e, politicamente, economicamente, culturalmente, Rielaborò, visti, considerati i terrificanti risultati di coloro che si piccarono, pretesero, si vantarono di mettere in pratica il  loro Magistero, bisogna, tristemente, Concludere che non è stato, non è, non sarà Affare dell’uomo, che tristo, storicamente, ha agito, s’è comportato verso l’altro e verso la Natura, Realizzare l’Utopia Cristiana di Gesù e quella Comunista di Marx. Un’Apocalisse, forse, potrebbe Azzerare tutto e tutti e da Essa il Germoglio di Fiori, pur diversi tra Loro, “sed” della Fraterna Consapevolezza Forniti di Essere Tutti, similmente, Fiori, seppur Diversi. Non si può Andare, Cristianamente, Marxianamente, Incontro al Prossimo, zavorrati dai prioritari interessi, ruoli di padri, madri, mogli, mariti, figli; né si può Disquisire di “Bene Comune”, coltivando retropensieri o pensieri riposti, preoccupazioni, cure, assilli, tormenti, angosce, timori, inquietudini, crucci che ci inabisserebbero o, senza il  condizionale, ci  inabissano nel più vieto familismo. Mai generazione, più stoltamente, criminalmente, familistica fu quella sessantottina e post. Una posizione, ad esempio, di successo professionale o accademico o politico? Familisticamente, di padre in figlio e, familisticamente, con metodi mafiosi, con minacce delinquenziali, si fa quadrato nei confronti di coloro che, coraggiosamente, denunciano il nepotismo, che sta alla base dei rapporti sociali, non previsti dal formalismo (purtroppo, solo formalismo) costituzionale italiettino. “I nostri figli” è il mantra dei mammini e delle papine trentenni quarantenni italiettini. Mentre è indubitabile che ciascuno di essi, fraudolentemente, fa riferimento, con istinto animale, unicamente, a propri figli e, per dare più visibilità alla propria, mai trascesa animalità, il giorno dell’insediamento di codesto ciascuno ad un cadreghino istituzionale, con una irritualità inaudita, fa posare il culo del figlio, non il suo su di esso, profanandone la  democratica sacralità pubblica. Per non Parlare di un tale, consigliere comunale di genova, che arriva nell’aula consiliare, spingendo il passeggino e facendo il possibile per non far piangere il piccolo luca che, essendo il prodotto spermatozoico, di siffatto tale, non potrebbe chiamarsi , se non luca, che, da grande, non potrà non essere il padre di un altro luca e così, “finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 


Pubblicato il 27 Febbraio 2018

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