Cultura e Spettacoli

Spigolature di fatti e misfatti (32)

L’Art.3 della Costituzione Italiana Afferma che ”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razze, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Poi, nelle aule dei tribunali il brocardo (massima giuridica in forma, facilmente, memorizzabile): “La legge è uguale per tutti” (In Latino Lex par est in omnibus). Intanto,  bisognerebbe incominciare a Domandarsi se la legge debba in assoluto considerarsi un “totem”, il “segno del clan”, oggetto di ”tabù”e di culto particolare. Ché tutti dimentichiamo che la legge è fatta, è prodotta, è elaborata, è scritta dagli uomini, fallibili, dalla propensione ad essere scarsi nell’Etica,  la Scienza della Condotta, cioè, la Condotta dalla Ragione Guidata e Teleologizzata a Scopi, Finalità, altrettanto, Razionali. La Cultura Greca, ad esempio nell’ ”Antigone” di Sofocle, non Si Sottrae a Dibattere, a Discutere, a Problematizzare il rapporto, quando non il conflitto, tra la legge, rappresentata, tra l’altro, dal tiranno creonte, che proibisce la sepoltura del nipote polinice, reo di aver messo sotto assedio tebe, minacciando la morte a chi si attenta a disattendere il suo divieto, e la legge morale o legge di dio, rappresentata da Antigone, nipote di creonte e futura sposa del di lui figlio, che, invece, trasgredisce il”dictat” dello zio e seppellisce il fratello. Nel caso esaminato Antigone fu una brava o cattiva tebana a/nel violare la legge, promulgata da un tiranno che, a sua volta, violava  l’ancestrale “diritto” dei morti alla sepoltura? Omero non racconta la visita di priamo nella tenda di achille, umiliandosi nel baciargli le ginocchia, ché gli restituisca il corpo del figlio ettore, per dargli l’onore della tomba? Quanti nazisti, al processo di norimberga, si discolparono, per evitare la forca, proclamando la loro innocenza, in quanto essi si erano limitati a rispettare la legge di hitler?  Le “leggi razziali”cos’erano, se non l’abisso dell’abominio in cui l’uomo può precipitare? E allora, possiamo, ancora, blaterare col mantra: “dura lex, sed lex”? Cioè, qualsiasi stronzata emanata dal potere, qualsiasi potere, ci deve di essa rendere prigioni nell’obbedienza a essa? D’altronde, chi ci rassicura, anzi a dirla tutta, non siamo, affatto, rassicurati della funzionale Bontà delle leggi frullate dalla/nella  democrazia, regime, molto spesso disponibile a offrire il potere su un piatto d’argento a una manica, a una masnada di incompetenti, di corrotti, in quanto privilegia la maggiore quantità di dubbia qualità dei voti dati a un tizio, a un branco di masnadieri, manipolati da tizio, non tenendo, assolutamente, conto della Qualità dei Voti Elargiti a Caio, che con i suoi Sodali Condivide Eticità di Comportamenti politici e di Programmi? Tra parentesi, ritornando a bomba, mussolini e hitler, democraticamente, fondarono la loro sanguinaria tirannide! Come, quindi, non considerare  il brocardo:”La legge è uguale per tutti”, quasi un’”excusatio non petita” del potere, ovunque o da chiunque esercitato, o, più prosaicamente, un mettere le mani avanti, prima di una qualsiasi sentenza, sfacciatamente ingiusta, dal momento che: nelle umane società, da sempre, i componenti di esse non sono, giammai, stati, non sono uguali, socialmente, culturalmente, politicamente, economicamente; che non tutti, ugualmente, possono farsi sentire dalle legge e da chi deve applicarla; dal momento che il brocardo si basa su premesse non logiche, non apodittiche, non vere? La” legge è uguale per tutti”, se/ove non c’è uguaglianza tra tutti, in mondane società di diseguali?  La magistratura? Altro “totem”, altro “segno del clan”, altro oggetto di ”tabù”, di culto particolare, dimenticandoci che anch’essa è, umanamente, fallibile, umanamente, soggetta, “in interiore homine”, alla condivisione di ideologie, all’abbaglio di pregiudizi, anche se deve fare i conti, nel giudicare, con l’oggettività dei dati processuali  che, “tamen”, non sempre, sono i dati del ”vissuto” germinale della causa civile o penale.  Ma il peso, la qualità dei dati oggettivi, da giudice a giudice, sono, variamente, coordinati, valutati, interpretati, sì che , pur con i medesimi dati oggettivi in possesso dei vari giudici, non di rado, le sentenze cambiano, radicalmente, nei tre gradi di giudizio. Pertanto, quale fondamento, ha la pretesa dei giudici di applicare, oggettivamente, la legge, se la interpretano e l’interpretazione è, indubbiamente, soggettiva?  Quale ipocrisia, quale leccatina di “lato b” sta in chi si sforza, si illude o fa illudere i poveri di spirito che le sentenze dei giudici si debbano, “toto corde” rispettare? Si può rispettare la decisione del giudice di genova, che ha condannato, si fa per dire, la “lega” e i suoi dirigenti a restituire il mal tolto (49 milioni di soldi pubblici, perché frutto di rimborsi elettorali) allo stato italiano, cioè, a tutti i non moltissimi “cittadini”, in quanto responsabili elettori attivi e passivi, italiani, in 83 anni, adducendo, che vessando la”lega”, si sarebbe impedito ad essa di partecipare alle competizioni politiche, con grave disagio, “diminutio”, “vulnus” della/alla regolarità dei risultati, dalle urne partoriti.? Queste, se non tali, appunto, le motivazioni, molto, molto discutibili di fatto e diritto, dalla magistratura di genova addotte, per giustificare una così palese passata di spugna su una vicenda politica e di costume non avvincente, a dire poco. Perché cos’è la”lega”, come ogni un partito, se non un’ associazione “di”(non “dei”) cittadini, pochi o molti , non interessa, mirante allo svolgimento di una comune attività politica, per, soprattutto, difendere legittimi interessi privati? Allora, si possono fare interessi privati, onestamente agendo, o disonestamente, usando i soldi pubblici investendoli nell’acquisto di diamanti, sperperandoli nella ristrutturazione della magione del fondatore di essa,  regalando un asilo alla consorte del medesimo fondatore,  rischiandoli parecchio, “contra legem”, nell’acquisto di prodotti derivati bancari. E behhh, di fronte a così gravi reati, commessi da privati, pur associati in una congrega, nata per salvaguardare “cazzi” privati, il giudice di genova si mostra così, ingiustificatamente, clemente? IL 2019 arriverà e tutti i ”cittadini” italiani saranno obbligati a pagare il balzello corrispondente  al possesso dell’auto. IO non lo pagherò; inevitabilmente, ovviamente, MI arriverà dall’”agenzia delle entrate” italiettina  l’intimazione a versare ad essa  gli euro con gli interessi di mora per aver ritardato di Adempiere “meum Officium” di Possessore di un mezzo di trasporto. IO Mi Recherò, immantinente, alla direzione dell’ ”agenzia delle entrate” e la Metterò a parte  della mia civica Intenzione: di non Venire meno ai miei Doveri di “Cittadino” non evasore, ma, Facendo Riferimento alla Letteratura  Giurisprudenziale, cioè, alle Sentenze Passate in Giudicato, di essere in grado, nella possibilità di dirimere il mio debito di 90 euro, con la repubblica italiettina contratto, secondo la quale “La legge è uguale per tutti”, in 90 anni, cioè, 1 euro all’anno. E “amen”.

 

Una pagina vergognosa, incivile, ignobile è stata scritta, venerdì, 27 settembre 2018, da di maio e dai suoi colonnelli. Alla faccia del mantra, “uno vale uno”, ripetuto, come un noioso, stonato ritornello, dalle origini del m5s, dai  suoi “aficionados”!  Intanto, già sul fare della sera un nugolo di grillini con cori da stadio stazionavano davanti a “palazzo chigi”, forniti di bandiere  e stendardi della “ditta”, per usare una colorita espressione di bersani, l’ex segretario del ”pd”,  che la dice lunga sul modo di concepire la politica e di praticarla non “non profit”, ma, profittevolmente, seduti, non  nella direzione, non nell’assemblea di un partito, sebbene in un consiglio di amministrazione, per discutere sul modo migliore di fare prosperare i legittimi e, a volte gli illegittimi, privati, autoreferenziali interessi dei componenti di esso.”Transeat”, ché neppure i grillini, con i leghisti in concorso, scherzano in tal senso! Dalle riprese televisive, si arguiva che i grillini, partecipanti

all’orrenda sceneggiata, non fossero in molti, ma scandalosa era la presenza alla piazzata di tal casalino, il portavoce del presidente del consiglio, tal giuseppe conte. Tal casalino, con passo e sembianze nervose, si adoprava ad eccitare nei  suoi burattini una, all’uopo consona, rabbia, nel caso il consiglio dei ministri, che nel mentre si stava celebrando in una sala di “palazzo chigi”, non avesse deliberato i miliardi (10) utili a far scattare l’assistenzialista “reddito di cittadinanza”, grazie alla promessa del quale, una caterva di grillini siede nei due rami del parlamento italiettino e grazie alla presta realizzazione del quale, di maio ritarderà la fine della sua carriera politica (per carità, non vorrei essere frainteso, ché in senso metaforico va intesa la mie profezia di sapore cassandresco o cassandreo), che masaniello sperimentò; però, a differenza del nostro, con il capo mozzato, con il quale la plebaglia napoletana, che lo aveva innalzato al “palazzo”,  si esibì nel gioco della palla  sulla spiaggia di “posillipo”, sobillata dai vecchi residenti di/in esso”, dopo averlo tirato giù nella polvere a calci per le scalinate del potere. E’ la sorte di tutti coloro che, senza arte né parte, come il grillino masaniellato, precipitevolissimevolmente salgono in alto e, altrettanto, precipitevolissimevolmente,  ne scendono e cadono. Ad un tratto, mentre gli spettatori televisivi, pur allibiti, si stavamo godendo l’”happening” imprevisto di una decina di grillini, sotto la isterica direzione di casalino, si spalancarono le persiane di un balcone del “ghigi” (ahi, di maio, non avendo tu,forse, giammai, studiato un pagina di Storia, non sai che i balconi portano male. Perfino i papi che, a loro dire, sono, continuamente, in contatto con il loro Dio, quando proprio non ne possono fare a meno, usano i balconi della “basilica san  pietro”, per arringare le plebi, altrimenti le finestre preferiscono) e appare l’esultante di maio e i “suoi” ministri (cosi i cronisti televisivi!), per comunicare alla folla che egli e i “suoi” ministri avevano scongiurato il pericolo di sloggiare, a breve, dal ”palazzo”, in quanto  il consiglio dei ministri aveva approvato la ”ciccia” per una moltitudine di poveracci. La povertà, quindi, secondo il giuslavorista per acclamazione, dalla rivoluzione agricola, cioè, da millenni e millenni, che divise l’umanità in figli e figliastri del creatore, era stata, definitivamente, sconfitta, nell’italietta almeno. Tanto miracolo sotto la supervisione di san gennaro, la cui teca egli baciò, ovviamente ripreso dalle televisioni “lecca, lecca”, e di san pio, il cui santino il conte premier, gelosamente, conserva nel taschino di tutte le giacche, che indossa, pronto per qualsiasi bisogna o intestinale bisogno. Oh, giggino, ma vai dalla mamma a farti una poppata!

Pietro Artetino, già detto Avena Gaetano

 


Pubblicato il 9 Ottobre 2018

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