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Spigolature di fatti e misfatti (4)

Pietro grasso e compagni non conoscono la Grammatica italiana. D’altra parte non c’è di che stupirsi, se si pone mente alla scorrettezza retorica dell’argomentare  nel titolare provvisorio della seconda carica istituzionale dello stato italiettino.  “Pardon”, o miei cari 25 Lettori, abbiamo commesso un grave errore storico e politico, chiamando i sodali di grasso “compagnI”. Essi sono “amici”, in quanto molti di essi, provenienti dal defunto “pci”, caduto il muro di berlino nel 1989, come i topi, ognora, fuggitivi, quando la barca affonda, si affrettarono a confessare di non essere, giammai, stati “compagni” comunisti, caso mai, “clintoniani”, come, frettolosamente, ebbe a definirsi il veltroni, dopo essere stati dal partito, da loro affossato, rifocillati, allevati, sgrossati, culturalmente, eletti alle più alte cariche dello stato, e, attualmente, quelli fra essi, temporaneamente, privi di cadreghini di pubblico politicume, sono fruitori di sostanziosi vitalizi, “usque ad mortem”, reversibili alle loro metà, famigliari e affini. Si accodano agli ex comunisti (comunque, a loro ostentato precisare, ex di tutto e di tutti, ”sed”, giammai, ex del partito degli ex proletari piccoloborghesizzati) gli “amici” di sempre, cioè, gli ex democattolici, i quali non ammettono, né confermano di essere stati  “ex” di qualcosa, che montanelli invitava a votare,  previa ”turatura” nasale, in quanto, al solo nomare la cinquantennale e più balena bianca al potere, qualcuno potrebbe prendersi lo sfizio di aprire armadi in cui sono elencati, catalogati, classificati gli scheletri di ciascuno di loro. Quando Insegnavamo, non potevamo EsimerCI dal Rimproverare la maggior parte delle mammine che, appiattite  sulle mode, sulle prassi pseudopedagogiche sessantottine e “post”, si gloriavano di essere “amiche” dei loro pargoli. ”Signora – CI Affrettavamo a Replicare – stia attenta ad usare il sostantivo amico (cultore, amante, sostenitore, fautore) o l’aggettivo amico (benevolo, affettuoso, familiare, affine), ché le due parti del discorso, di cui sopra, possono qualificare, negativamente, un oggetto o indicare un soggetto, dal quale ella non comprerebbe un veicolo a motore, da lui usato. Insomma, un soggetto capace di qualsiasi marachella, a dir poco o, eufemisticamente, con il quale, se si fosse in amicizia, potrebbe configurarsi il reato di complicità. Pertanto, se ella, o signora, dismessasi dal suo ruolo di genitrice, continuasse a gloriarsi del  rapporto di amicizia con suo figlio/a, si farebbe complice delle marachelle  incontestabili, acclarate di esso/a”. “Intelligenti pauca!”. E amici di ogni sorta di ”marachellanti” furono moltissimi democattolici, dei quali solo una minima percentuale di essi furono, politicamente, distrutti da “mani pulite”. Tanti altri si sono “rieccolizzati” nella margherita e, poi, nel “pd”, in prima “persona” o attraverso i loro frutti spermatozoici . Ordunque, la Regola della coordinazione di un aggettivo con due o più sostantivi di genere diverso, sia pure, ellitticamente, sottintesi, come nel caso di “Liberi e Uguali”, Prescrive che l’aggettivo debba assumere il genere maschile. Se la Regola non piace alla boldrini,  titolare provvisoria della terza carica istituzionale dello stato italiettino, si dà mandato all’ ”Accademia della Crusca”, ad esempio, di cambiarLa,  ma, finché è, sarà in vigore, Essa deve, dovrà essere Rispettata, come tutte le altre Regole, alle quali deve Fare Riferimento una Comunità Ordinata e non, anarchicamente, disgregata dal primo che si alzi, che, poi, si senta abilitato a comandare. Pertanto, è ridondante il logo ”Liberi e Uguali”, con l’aggiunta di tre ridicole foglioline, a mo’ di “E”, del nuovo partitino della “non sinistra”, in quanto le femmine, alla boldrini (codesta, con cui non sorbiremmo, pur invitati, il piacevolissimo espressino, ha l’antipatico ”physique du role” di una piccolo – borghese, solo iscritta a un partito di sinistra, non essendo, per “habitus” mentale e, certamente, culturale, si fa per dire, disponibile a rapporti interpersonali, improntati  a democratica parità con il prossimo. Appare una ”cover” della simil imperatrice, ”non mi toccare che son di vetro”, nilde iotti, in sedicesimo, però), grammaticalmente, o  in teoria, pur non rappresentate da una ”E”, sono, eticamente, politicamente, coinvolte  nel progetto politico (???) del neonato partitino dalla costola del ”pd”, evirato della ”S” dai suoi fondatori, che, “ut supra Diximus”, confessarono, senza che ce ne fosse bisogno, ché non solo non erano, ma apparivano, di non essere, giammai, stati alcunché e meno che mai di sinistra. Tra i quali d’alema! Nel 1999 il governo, da d’alema presieduto, autorizzò l’uso dello spazio aereo italiettino per la guerra della “nato”, tanto per intenderci, degli “states”, contro la serbia di milosevic per la crisi del kosovo; il governo, da d’alema presieduto, autorizzò l’espulsione di Ocalan, Leader del PKK, dall’italietta, permettendo praticamente, agli scherani di erdogan, il tiranno, presidente della turchia, di catturarLo, di riportarLo in turchia e di farLo condannare a morte. “Vox populi” suppose (per noi fu una “fake news”, convinti, ancora oggi, che d’alema fosse, sia un incallito nemico dei padroni) che, così, il governo, da d’alema presieduto, avesse agito su pressione della “fiat” che in turchia aveva interessi da salvaguardare; che sarebbero stati compromessi, se il governo  avesse continuato a dare ospitalità  a Ocalan nel territorio italiettino. Inoltre, bersani, speranza (il faccino, per antonomasia) e amici, non troppi, a dire il vero, anche se, vanamente, essi sperano che il 50% degli italiettini, ormai, renitenti al voto e della democrazia diffidenti,  assecondino loro che,  prima hanno votato e, quindi, elargito il “non osta” a renzi, in intimità con marchionne, con banchieri ed con tanto altro (non da considerarsi illecito, ma che si configurerebbe un cincinnino, moralmente, imprudente, come l’affare dei sacchetti ecologici, prodotti da una signora a lui, forse, imparentata. Nostra Nonna, avrebbe Alzato gli occhi al cielo ed Esclamato con rassegnato agnosticismo, paradossalmente, manzoniano: ”u Sap Crist”!) a perpetrare tutte le sue porcherie, tra le quali l’abolizione dell’ ”art.18” dello”Statuto dei Lavoratori”, lo sperpero di miliardi in “bonus”, per mere motivazioni clientelari (alla ferdinandello: feste, farina e forca), la “buona scuola”, per, poi, con faccia certosina, presentarsi, redenti, tal salvatori dell’italietta dal dittatorelo gigliato. Non c’è più neanche la consolazione di disperarsi! Già, in “Liberi ed Uguali” si litiga tra maschi e femmine per una ”E” che, prima non compare, compare, poi, di foglioline vestita, tal lo scrigno di eva, a simboleggiare le pari opportunità che si offrirebbero ai due sessi.  Ad onta dei gravissimi problemi irrisolti dal politicume italiettino, a far data dalla sua “disunità” nel 1861 sotto il tallone ladrone dei savoia, l’italietta è, ancora, il paese in cui i suoi condòmini si avversano per la “secchia rapita”, come “Docet” l’omonimo  Poema eroicomico in ottave di Alessandro Tassoni.

Umberto Eco Scripsit: ”Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non reagisce, allora è in pericolo la democrazia”. In effetti, maggioranza, apparentemente, in quanto in essa prevarica lo strapotere di una oligarchia che, a conti fatti, trasforma la maggioranza in una minoranza di autocrati e la minoranza in una maggioranza di gabbati. La democrazia, così ristrutturata, non è in pericolo, ma si rivela per quello che è, sempre, stata, cioè, falsa in quel “demos”, “p bel vedej” (“per bel vedere”, si Direbbe nella Lingua di bitonto), impropriamente, premesso a “crazia”.

Il destino dell’Umanità nelle mani di due psicopatici: trump e kim jong un, che giocano  e scommettono sui centimetri dei bottoni nucleari, a loro disposizione, come due ragazzini sulla lunghezza delle loro “vergogne”, secondo la morale cattolica. Se credenti, ci sarebbe da chiedersi: ”Il dio biblico quando si deciderà a prendersi la briga di privare i due despoti delle mani?”; se laici, ci sarebbe da scomodare un trombone, adeguato a svegliare gli otto miliardi di terrestri, ché la finiscano di stare con le  mani, eternamente, sui loro piselli, se maschi,  o sulle loro vulve, se femmine. Per non parlare dei preti iraniani al potere in iran (come in passato, in altre zone del pianeta “Terra”, collaterali o organici o esponenti delle egemonie al potere, i sacerdoti pagani,  quelli cattolici, i seguaci di lutero, di calvino), che stanno innalzando patiboli sui quali appendere i loro giovani connazionali, ormai, stufi del dio delle religioni monoteiste, in cui, da millenni, i prepotenti, i grassatori, i ladroni hanno identificato, ipostatizzato, assolutizzato il loro “io” malvagio, egoista, in combutta con i loro compari talarizzati. Bergoglio, formulando, quasi, un’ ”excusatio non petita” sottolinea che non sono, cruentamente, in gioco sul pianeta “Terra” i dogmi elaborati dai diversi “credo” religiosi, ma   gli interessi globalizzati di lobby economiche, finanziarie diverse. Per una volta tanto, o bergoglio, non possiamo non Concordare con te, anche se dobbiamo Aggiungere, Parafrasando pio XI, che gli interessi economici, finanziari, oltre che politici, di cui sopra, hanno, ognora, toccato, toccano gli altari, innalzati, da coloro che li hanno coltivati, li coltivano e su di essi li hanno divinizzati, li divinizzano e da essi, ché potessero, possano essere salvaguardati,  sono state proclamate, si proclamano crociate, che di religioso hanno avuto, hanno l’incenso, a tonnellate utilizzato, per inebriare con il fumo e il profumo di esso le masse che per essi si dovranno immolare.

Lo Scrittore e Filosofo della Comunicazione, Carmine Castoro, Ospite, il 4 gennaio 2018, su “La 7” della trasmissione di lilli gruber “Otto e mezzo”, ha Asserito: ”Dovremmo chiederci se ci terrorizza di più Barbara D’Urso o l’Isis, a me fa più paura la D’Urso (…)  è un paradosso mio ma è così: ci sono due polarità, da un lato c’è il massimo del sangue, della guerra dell’odio della violenza rappresentato dall’Isis (…) e dall’altro lato abbiamo questa finzionalizzazione e futilizzazione del dolore  (…) che ci porta a quello che diceva Pierre Bourdieu negli anni ’90 cioè le tragedie senza legami, quindi se al dolore togliamo la filiera delle cause, della storia, della memoria, delle responsabilità e delle soluzioni noi abbiamo di fronte un cinico trastullo che è quello al quale si dedicano con grande profitto tante trasmissioni e tanti conduttori (…)”. A Commento delle scandalose, irrevocabili Affermazioni di Carmine Castoro, Parafrasando Umberto Eco, potremmo Aggiungere che nella trasmissione della d’urso e dei compagnucci suoi confluiscono due esigenze, due fameliche prospettive teleologizzate a soggiogare l’umanità attuale e futura: una è quella di chi possiede i mezzi di produzione e l’altra è quella di chi s’è specializzato nell’inventare raffinati, sofisticati mezzi di comunicazione, di persuasione, di annichilimento delle capacità raziocinanti, reattivamente, critiche delle masse. Incentivando nei “minus habentes”, sempre più numerosi sul pianeta, grazie, si fa per dire, ai “media” e alla, tristemente, dipendenza dai “social”, il pianto, la lacrimevole compassione nei riguardi di chi soffre, si sollecita in essi la “catarsi” rilassante, cioè, la liberazione dall’irrevocabile, impellente bisogno di piangere, in quanto ad essi, ”spelacchi”, come l’albero della sindaca di roma, non altro resta che piangere. Così, fiaccata l’ansia, la preoccupazione per le tensioni, che si originano da rapporti interpersonali per varie motivazioni non, indubbiamente, sereni, milioni di spettatori  sarebbero o sono, psichicamente, più disponibili all’acquisto e al consumo di prodotti, di merce, il più delle volte, a loro inutili, pubblicizzati prima, durante, dopo siffatte volgari, infami trasmissioni.

Adriano celentano? Un guitto con una vocina gradevole, “sed” monodica, senza colore. Non suoi i testi della canzoni del suo repertorio, ma di altri parolieri, quali gianni bella, mogol, paolo conte, l’autore di “Azzurro”, il successo più clamoroso dello strimpellatore di origini pugliesi. Adriano celentano? Ha venduto 200 milioni di dischi, alla faccia di tanti Musicisti, Compositori, Cantanti da Conservatorio, che arrivano con i capelli bianchi, dopo inenarrabili Sacrifici e Studio, ad avere qualche contratto da pidocchiose case discografiche, un po’ di visibilità nella ristretta cerchia degli Operatori della MUSICA, senza aggettivazioni, e degli sparuti Cultori di Essa. Adriano celentano? Per carità, non si può ascoltarlo, quando presume di essere in grado di fare il predicatore, tante sono le confuse banalità, con le quali disturba le Menti, non domate dal ”tam tam” mediatico che pubblicizza  le date, le “location” delle sue esibizioni, delle sue ridicole esternazioni. Adriano celentano? Nel vederlo muoversi, come una scimmia, ieri sera, 6 gennaio 2018, all’ ”arena di verona”(ormai, non più ospite esclusiva di Muti, della Callas e di pochissimi Altri, come Loro, sebbene di, ingiustamente, strapagati autodidatti di modesti vocalizzi), immensa, struggente CI ha Avvinti la Nostalgia dell’Armonia nella Modulazione del suo Corpo, dei Gesti, delle Coreografie, della Danza dell’Universale Roberto Bolle. La Bellezza nell’Arte, nella Poesia, nella Musica, nella Danza è, soprattutto, Studio, Studio, Studio, Lavoro, Provare e Riprovare, come la Verità nella Scienza. Non è educativo proporre a milioni di giovani un tipo, come celentano, in quanto potrebbero convincersi che basti sonicchiare, alla meno peggio, una chitarra, emettere dal gozzo un filo di voce, un po’ di culo, per entrare nella Storia. Siccome ha bofonchiato il presunto critico musicale, luzzatto fegiz, in un intervento televisivo, in occasione del “requiem” per gli anni 80 del molleggiato: ”Celentano passerà alla storia, nelle more la moglie, claudia mori, passa alla cassa”. Che gli idioti si spargano il capo di cenere!

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetan

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