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Spigolature di fatti e misfatti (43)

Caro  Nicolas,

grazie alla nostra contemporaneità, in cui è possibile Fruire di un’Opera  d’Arte, anche, non “de visu”, ché Essa  è, tecnicamente, riproducibile, come Afferma Walter Benjamin, ho potuto Ammirare, Apprezzare la tua Opera, Dedicata a ”Pan e al timor panico”. Fatto salvo il mio dilettantismo ermeneutico pittorico, m’è sembrato di Vedere nel tuo Quadro, Esposto a napoli, il Segno stilizzato, ma di grande Pregnanza narrativa, delle pitture parietali della “Grotta di Lascaux”, in francia e delle Incisioni rupestri della Val Camonica, in provincia di brescia. Di immensa Eleganza, poi, le due figure, frontalmente, poste di “ Pan e di Psiche” e di quella di “Eco” alle spalle delle due, testé, citate. Per tua stessa ammissione la Composizione del Quadro, di cui stiamo Discorrendo, ti è stata Ispirata da “Il tramonto degli oracoli”  di Plutarco e da ”Le Metamorfosi” di Apuleio. E qui sorge il problema, che preoccupa la critica, quando essa deve fare i conti con le traduzioni dalle Grandi Opere Letterarie alle Opere Visive: filmografia, sceneggiati televisivi, e, perché no, di pittura e di scultura. Ché  la Resa Artistica delle traduzioni o  è di gran lunga inferiore a quella degli Originali Letterari o è  un’ ”esistenza raffreddata” o  è, addirittura, un’altra cosa rispetto agli Originali Letterari. Il tuo pregevole Quadro , a mio modestissimo Parere, “in medio stat” tra la seconda e la terza ipotesi di Resa Artistica: un’”esistenza raffreddata”,  brechtianamente, oggettivamente, Raccontata, Direi, senza, però, Cogliere lo stupore, trasformatosi in gemito, nelle/ delle masse al nuncio della morte di ”Pan”, con cui Plutarco Coinvolge il Lettore, EmozionandoLo; senza lo Struggimento drammatico della  “Psiche” di Apuleio nel VederSi Privata delle Presenza e dell’Amore del suo Compagno, come oggi diremmo. Traduzione la tua da due Opere Letterarie, Iconograficamente, Perfetta, ma fredda, ché non chiama in causa lo Spettatore, non Lo Implica, non lo Compromette. Gli è che nel Segno Pittorico, nella Parola del Poeta, nella Nota del Musicista, nel Colpo di Scalpello dello Scultore c’E’ tutta la Vita di una Creatura, la sua Storia, le sue fortune e sfortune,  i suoi eventi fisici patologici, le sue Spemi, le sue Delusioni, la sua stanchezza esistenziale, le sue frustrazioni, le sue Battaglie Politiche, la Decisione, come quella di Dante, di StarSene per Conto suo, le umiliazioni subite, le sue indecenti, paradossali contraddizioni, le sue umane malefatte.”Homo Est  Artifex, nihil humani a se alienum putat”, per Parafrasare Cremete della Commedia ”Il punitore di se stesso” di Terenzio.  Ovviamente, l’Artista non Si appiattisce, né la critica deve azzardarsi ad appiattirLo su Ciò che ho, appena sopra, Elencato, che Appartiene alla di Lui Esistenza, ma da Ciò che a Lui Appartiene Egli Guarda in Alto, Sguardo che Gli Permette di Mettere le Ali e Ciò che a Lui Appartiene Permette alla critica di Scandagliare gli Abissi della di Lui Interiorità, Espressi da quella Parola, non da altra, da quel Segno e Colori Pittorici, non da altri, da quella Nota musicale, non da altre, dalla Velocità, dalla Durezza o dalla Tenerezza del Colpo di Scalpello, non da altri. Inoltre, nelle traduzioni, spesso, si incorre  in ciò che viene definito “errore o confusione di categorie espressive”. La Parola E’ Inclusa in una Categoria Espressiva Diversa da quella del Segno Pittorico, da quella della Nota Musicale, da quella del Colpo di Scalpello. Pertanto, se Qualcosa di, irripetibilmente, singolarmente, personalmente, Umano Viene Dissolto in una Parola, nel Mondo Gettata da una Storica Esistenza, altrettanto, Singolare, Irripetibile, Cosa Sarà di Esso, se Dissolto in un Segno, in un Colore Pittorico, in una Nota Musicale, in un Colpo di Scalpello, Fiorito in un altro Respiro, in un altro Sospiro? Medita, Caro Amicissimo Nicolas. La follia, che alberga, per citarTi, presso la nostra storica irrazionalità è altra cosa dalla Follia (Utopia) dei Pochi Uomini, altrettanto, Storici, che hanno Tentato e Sperato di Riportare le Umane Relazioni nell’Alveo della Naturale Razionalità.”Pan è morto”, Annuncia Tamo alle genti sbigottite. Se  Pan non c’E’ più, per Parafrasare  Ivan Karamazov di Dostoevskij, tutto è permesso, tutto è possibile. Ma, mentre karamazov  Sottolinea lo stretto Rapporto tra la negazione di Dio e la Divinizzazione dell’uomo, la Storia Rileva,invece, lo stretto rapporto tra la Scomparsa di Pan e il suo Lato Riflessivo che, secondo Hillman, E’ l’Eco, e la satanizzazione dell’uomo. La paura, il panico, l’egoismo, la violenza dell’uomo su di sé e sul suo simile, lo sfruttamento dell’ uomo su l’uomo, le guerre, i genocidi, la sfruttamento intensivo del pianeta, l’inquinamento di esso, ecc., ecc.,ecc. sono la tragica conseguenza che all’uomo, alla sua anima, E’ Venuta a Mancare la ”moral suasion” da parte di Pan, ovvero, da parte della Razionalità a “seguire alcune verità naturali”, snobbate dal suo ”controllo volitivo” e dalla sua ”psicologia egoica”. Quali le verità Naturali, che la Follia (Utopia) di Pochi Uomini nei millenni ha Cercato di Proporre agli uomini, orfani di Pan, del Dio, cioè, della Luce Razionale? L’Uomo è un Essere Vivente, “Animal”, quindi, Razionale e Mortale. Egli Si Distingue dalle pecore e dagli animali selvaggi, Dice il Filosofo Stoico, Epitteto, “ma se agisce, come le pecore, egli agisce per il ventre e per il sesso; se ,poi,  porta violenza a sé, agli altri uomini con ira, con ostilità, piega in direzione degli animali selvaggi”. Egli, istintivamente, Ama il suo Prossimo come Se Stesso, Comandamento, che Si Rinviene nella Legge di Mosè e nelle ”Diatribe” di Epitteto (Ierapoli in Frigia, 50d.c.-120dc.). Come, perché L’Amore Cosmopolita? Le Umane Relazioni, secondo Epitteto, sono sviluppate attraverso cerchi concentrici. Nel primo cerchio, fondante tutte le Relazioni successive, l’Uomo Si Relaziona con Se stesso e Ama Se Stesso; nel secondo cerchio, in cui Trapassa, Ama i Parenti; nel terzo, cerchio, in cui Trapassa, Ama i suoi Concittadini; nel quarto cerchio, in cui Trapassa, Ama i suoi connazionali; nel quinto cerchio, in cui trapassa, Ama l’Umanità Intera. Ma l’ Impegno finale dell’uomo Consiste nel Trasferire l’Umanità dal quinto cerchio al Primo Cerchio, sì da Fondere, con il suo Progredire, Eticamente, Intellettualmente, Culturalmente; con la sua “Oikeiosis,””Familiarizzazione”, l’Amore verso Se Stesso con l’Amore verso l’Umanità e viceversa. Inoltre, poiché tutti gli Uomini Si trovano sulla medesima Barca e poiché la Natura di ciascun uomo E’ Ragionevole ”ciascun uomo non potrà ottenere alcuno dei suo beni, senza recare vantaggio al  bene comune. In tal modo, non è più contrario alla società fare ogni cosa per sé”. Dopo 1800 anni, quasi, Leopardi avrebbe Appellato siffatto Utopico, Folle Essere al Mondo dell’Uomo, “Social Compagnia”.

 

Emigrare è un Diritto di tutti gli Uomini al di qua del diritto, dagli uomini elaborato. La “Terra” è di tutti gli Uomini e nessun uomo può, deve osare di accampare la proprietà di Essa, neanche di una Zolla di Essa.

 

“Presidente Conte, l’Europa e il governo sono cose troppo serie per lasciarle nelle sue mani!”. Così parlò ivan scalfarotto alla camera dei deputati dopo l’audizione del presidente del consiglio, facendo lo gnorri sulla storia italiettina, dalla caduta del predappiano ai nostri giorni, addirittura. Infatti, se oggi, purtroppo, stiamo facendo i conti con salvini e di maio, gli è perché, come in natura, anche nelle umane relazioni, è d’obbligo, è  d’uopo Accettare il Principio di Causalità, in quanto ogni evento o una serie di eventi hanno una Causa: non v’è spazio per misteriosi e inquietanti fatti e situazioni trascendenti. Pertanto, se oggi c’è un governo gialloverde, la Causa o le Cause abbiamo il Dovere di RicercarLe nei 50 anni di malgoverno corrotto della”dc”; nelle varie edizioni del “pentapartito”, con inciuci sottobanco con il”pci”; nei 20 anni di berlusconismo, inframmezzati da castrati governi dell’olivastro centrosinistra; “dulcis in fundo”, nel triennio renziano e nel sonnolento biennio di gentiloni. L’italietta, quindi, alle pezze e a pezzi in tutti i sensi, concretamente, non metaforicamente: economico, sociale, culturale, per non parlare del dissesto idrogeologico del territorio di essa, che si evidenzia in tutta la sua latina drammaticità, tutte le volte che il vecchio cielo, con la prostata malmessa, scassata, ci rovina addosso la sua ostile urina. Così, il popolicchio, a furia di “pepitare”, col tenere sulle balle, per colpa sua, per oltre mezzo secolo, una canea di malfattori, di varia turpitudine, non ha saputo, potuto altro che fare sortire dai suo sfinteri di maio e salvini. Morale della favola: il vangelo di giovanni è, sempre, attuale: chi tra i politici di ieri, di avantieri, di oggi può ardire il lancio della la prima pietra? Dello sfascio italiettino sono e siamo, anche noi popolicchio, tutti responsabili.

 

“Democrazia zero e imbrogli online. Ecco perché lascio il movimento”, e vado ad abbracciare il berlusca, cioè, dalla padella alla brace, Aggiungo IO. Così parlò lorenzo tosa, ex portavoce del “m5s” per la liguria. Il signorino, non sarebbe stato costretto a un gesto, così impolitico, se “in illo tempore” avesse avuto la Prontezza, la Perspicacia di Intuire cosa fosse, cosa sarebbe stato il m5s dalla “zeccosa” logorroicità di grillo; dalle facce da 2 novembre dei casaleggio; dalle torme di “senz’arte, né parte” che, giorno dopo giorno, infoltivano qualcosa che non si moveva (altro che ” movimento”), ma che stava ad aspettarli, senza sapere perché e come li aspettasse, senza un Disegno Politico, ma, a conti fatti, in controluce, non altro che un  contenitore di bisogni, di paure, che illudeva di soddisfare i primi e di dirimere le seconde.

 

“Alcune persone sono come le stelle. /Le vedi brillare lontano e ti sembran talmente belle. / Ma amico mio, se le guardassi da distanze più corte /ti accorgeresti che sono già morte!”. Ho Letto questi 4 Versi, molto belli, su “facebook”, che, però, Meritano qualche Delucidazione. Le ”persone”, di cui si parla nei Versi, sopra Trascritti, altro non sono, specie nei casi estremi, che ”maschere” (in Latino, “persona” era la maschera che l’attore indossava, per interpretare i vari personaggi, comicissimi, spesso). In ogni caso, è indubitabile che la realtà di un Uomo, svestita dell’Alone del Sogno, del Mito, dell’Ideale, della Fama, che Si è Conquistata nei vari campi dell’esistere e delle Umane Relazioni, spesso, se non sempre, delude. Se fossimo stati, ad esempio, contemporanei di Dante, chi ci vieta di congetturare che non avremmo potuto di Lui, con stupore, esclamare: ”na cus iej tutt Dant ?”. Per questo abbiamo Bisogno della Distanza, per Percepire la Bellezza e la Grandezza di un Uomo, ché la Distanza Lo Purifica di tutte le umane miserie, universali in ogni uomo.

 

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 

 

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