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Zac Hamlili: “Eravamo un po’ nervosi, ma contavano i tre punti”
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Spigolature di fatti e misfatti (56)

Facebookando Su “facebook” la prof.(So che è prof. perché è una mia amica virtuale) Antonella ha postato l’8 -3-2019 un graffito che quanto segue recita: ”Circondatevi di persone che non scassano la minchia”. A margine del graffito la prof. Antonella, così, ha chiosato : “Scusate… ma non me la sono sentita di modificare nessuna parola”. A dire il vero, ci sarebbe nella chiosa della mia amica da sostituire l’aggettivo indefinito “nessuna” con l’altro aggettivo indefinito “alcuna”, ché due negazioni (…“non” me la sono sentita di modificare “nessuna” parola) affermano. Nel graffito compare il sostantivo “persone” per indicare, sbagliando,   maschi e/o femmine, come alla nascita si distinguono gli esseri viventi a cui, poi, la Natura, invano, concede un cranio in cui essi, qualora lo Vogliano, possano Sviluppare il “LOGOS”, il Pensiero, sì da Elevarsi alla Dignità di Uomini e/o Donne. Le “persone”, invece,, dal Latino ”persona – ae” erano e sono le ”maschere”  che gli Attori (specie, Quelli dell’Antichità Classica) usavano e usano per interpretare i vari personaggi di un Lavoro Teatrale. Pertanto, se diciamo che “x è una persona buona”, Filologicamente Parlando, in realtà  (inconsapevolmente, se ignoranti; consapevolmente, se non ignoranti, su qualcuno ironizzando), proclamiamo che “x ha la maschera del buono, ma potrebbe anche non esserlo. Anzi, senz’altro, non lo è, dal momento che una maschera indossa”. Un lettore facebookano  ha rimproverato la prof.Antonella di  aver sorvolato su un errore di sintassi, evidente nel graffito, in quanto, secondo lui, il di esso autore avrebbe dovuto usare, di rigore, il congiuntivo e, quindi, scrivere:”non scassino la minchia”, al posto dell’indicativo: ”non scassano la minchia”. Dal momento che nell’attuale italietta nei discorsi dei parlanti e degli scriventi il congiuntivo appare, sempre, in modo inappropriato, cerchiamo di fare su questo modo verbale un po’ di chiarezza. Allora: il congiuntivo è un modo verbale che serve per esprimere un’incertezza, un dubbio,, un desiderio, un fatto presentato, come possibile, come solo pensato, desiderato, temuto. AD esempio: il meteo ci ha informati che domani sia possibile l’affacciarsi, per brevi tratti della giornata, del Sole; auspico che domani il Sole Si Levi; penso che Francesco sia un insegnante; temo che Antonio, per lo sciopero dei treni, non venga a trovarci. Di contro l’indicativo esprime un fatto presentato come vero, reale, sicuro. Ad esempio: t’informo che oggi c’è il Sole; il meteo ci ha informati che domani Si Leverà il Sole; io so che Francesco è un insegnante; per lo sciopero dei treni, Antonio non potrà venire a trovarci. Per ritornare “sul pezzo”, come, oggi, si bofonchia nel salotto buono dei massificati, non sol dal punto di vista del linguaggio, dato per scontato che i minchioni al mondo ci sono e sono tanti, essendo, indubitabilmente, ridotta a zero, non al lumicino, la probabilità che non ci siano, l’autore del graffito, sia pure non volendo, non ha sbagliato nell’usare l’indicativo (… non scassano) e la prof. Antonella IO Assolvo, per insussistenza del reato.

 

Dal “Corriere della sera. it”, postato il 4 – 3 – 2019, leggiamo che fabio fazio, per smorzare i “rumors” sul costo della sua gita a parigi a intervistare il presidente della repubblica francese, emmanuel macron, ha sbandierato ai quattro venti la sua perentoria, laconiana “excusatio”: ”Nessun costo per la Rai, il biglietto pagato di tasca mia”. E già di tasca sua! E anche di tasca sua ha pagato tutto l’occorrente umano per realizzare un inutile “scoop” giornalistico, di cui pochi si sono accorti e di cui s’è parlato e discusso solo per cazzeggiarne il costo? Comunque, la storiella della buona azione ”una tantum”, ché la gggente ne parli, maravigliata e sbalordita, in un paese, che trasforma l ”establishment”, quale che sia la zona o la zolla da cui esso promana odori di mense prelibate, di prebende a  pochi selezionati dalla furbizia e dal “punto c”, raramente dal Merito, fu sceneggiata da pertini sandro, furbescamente, consigliato dal suo capo ufficio stampa, il giornalista antonio ghirelli. A mia Memoria, cominciò pertini che, appena eletto presidente della repubblica, si recò in aereo a savona per visitare la tomba della madre. Appena l’aereo di una compagnia privata decollò con l’illustre ospite, i media televisivi e cartacei, ai quali era stata trasmessa, secondo la tradizione fascista, mai desueta, nonostante il regime fascista fosse stato decapitato da circa 35 anni, la velina dello/dallo “staff” quirinalizio, incominciarono a scampanare che, finalmente, gli italiettini avrebbero potuto contare su un presidente onesto in quanto il pertini, per fatti privati, cioè per la visita alla tomba della madre, non usava l’aereo di stato, ma  pagava il biglietto di un aereo di linea, prendendo  il corrispettivo in lire dalle sue tasche. Bisogna ricordare che pertini succedeva a leone, che la massoneria aveva contribuito a fare sloggiare dalle alate stanze quirinalizie, facendolo additare, sempre dai media velinati, quale uno percettori  delle tangenti della compagnia aerea “lockeed corporation”. Da pertini, in poi, c’è stata una inflazione di politici e non che si sono affannati nel farci sapere ciò che tenne a farci sapere l’ex presidente, che IO non ho, mai, amato, unico tra gli italiettini, forse, che si sperticavano mani e labbra nell’osannare il suo “primadonnismo”. Basti riandare con la mente alla finale dei campionati del mondo in spagna del 1982 : pertini, dopo aver costretto spadolini, presidente del consiglio dei ministri, a starsene buono a “palazzo chigi”, durante lao scontro calcistico: italia – germania, rubò il proscenio dei media cartacei e televisivi ai protagonisti in campo e alle colleghe autorità in tribuna d’onore dello stadio madrileno. Che dire di letta, che si recò al “quirinale” da solo, guidando una sgarrupata fiat, per ricevere da mattarella il mandato di formare l’ennesimo nuovo governo? E di fico, presidente della camera dei deputati, che si recò a piedi al ”quirinale”,  convocato da mattarella, per  consultazioni istituzionali? Che si fece fotografare su un “pulman di linea”, fingendo, pur essendo stato investito della terza carica istituzionale dello stato italiettino, di essere gravato dai pesi e dai disturbi degli uomini comuni? Ahimè, piccoli uomini, ché hanno dimostrato di non Sapere che l’Onestà non si Ostenta, così come tutte le Buone Azioni. In ogni caso, non caro fazio fabio, il presunto colpaccio giornalistico, secondo il tuo “marketingato” percepire il tuo, diciamo, lavoro,  valeva bene un modesto grappolino di euro in biglietto d’aereo, a fronte dei milioni di euro, che la “rai” ti dona per qualche orina di trasmissione televisiva.

 

Qualche giorno fa su “facebook”è stata  postata una foto di padre pio da una madre di famiglia, non scevra di studi anche accademici, che non mancava di impoverire la figura del santo con siffatta preghierina di una povertà, grettezza umana, spirituale, culturale indicibile: “O Padre Pio proteggi me e la mia famiglia”. Alla fine di marzo dell’anno in corso, a verona, patrocinato dal leghista ministero italiettino della famiglia, si terrà il “congresso mondiale della famiglia”, cioè  il raduno di coloro che vivono in una bolla di egoismo, di menefreghismo nei confronti di quanto avviene fuori della bolla; che danno un’ interpretazione, assolutamente, restrittiva, letterale al Messaggio Cristiano:”Ama il prossimo tuo, come te stesso”. Il prossimo, per costoro, non è Chiunque, Uomo o Donna, possa Approssimarsi a loro, sia pure proveniente da contrade del Pianeta “Terra” lontane, per Donare loro e da loro Ricevere gli Apporti di una Diversità Culturale, Esistenziale, Politica in grado di Ampliare  gli Orizzonti e Schiudere i ferri e le catene, che gli ominicchi e le donnicchie relegano ai ceppi asfittici del loro orticello, ma solo coloro che vegetano nella bolla, strettamente, gli uni accanto agli altri, nella estraneità a Tutto e a Tutti Coloro che sono fuori della bolla. Nella Lingua bitontina, molto Icastica nel Formulare Giudizi e nel Fotografare fatti e situazioni della cronaca e della Storia, il prossimo è ”Papà, mammà un cicì cu baccalà”. Oltre duemila anni fa il “paterfamilias” romano elevava a giove la medesima preghiera della madre di famiglia citata nell’ “incipit” di questo mio Scritto: ”Iuppiter pater, te  precor quaesoque uti sies propitius mihi domo familiaeque nostrae –O giove, ti prego e ti chiedo di essere propizio a me, alla casa e alla nostra famiglia”. Se il linguaggio nel Tempo non è cambiato, non è, ovviamente, cambiato il rapporto, il processo di alienazione delle umane incoscienze dal corpo unico dell’umanità, sì da corcarsi esse in bolle giustapposte, come prima Dicevo, le une accanto alle altre, senza alcuna osmosi di affetti, di interessi, di aiuto vicendevole, in un’aura di competitiva indifferenza al Bene o al male  in cui, rispettivamente, versano. Gruppi di famiglie egemoni erano i “ghene” nella Grecia Classica, gruppi di famiglie egemoni erano le “gentes” nella roma repubblicana e imperiale, a volte federate, a volte in lotta efferata per il predominio nelle ”poleis” greche, per l’egemonia nella “polis” romana. Chi pensa che le guerre puniche, ad esempio, siano state combattute per gli interessi generali di roma e cartagine, intese, rispettivamente, come compatte comunità di uomini legati da precipui valori nazionali , tradizionali,  culturali, religiosi, economici , politici, si sbaglia. Se lasciamo da parte le impalpabili diversità delle sovrastrutture culturali, religiose di roma e cartagine, le guerre in questione furono combattute per meri,  medesimi interessi  economici, che mettevano in competizione alcune famiglie romane contro alcune famiglie cartaginesi, cioè le famiglie di mercanti, di usurai, di appaltatori di opere pubbliche, di gabellieri, di armatori di roma contro quelle di cartagine, che avevano l’attrattiva, le une contro le altre, ad accaparrarsi nuovi territori e porti,  ove costruire strade e ponti, per rendere più agevole il passaggio degli eserciti di roma o di cartagine; ove esigere gabelle per conto di roma o di cartagine; ove sviluppare la mercatura. All’interno, poi,  di roma e di cartagine vi erano famiglie di grossi latifondisti che avevano rastrellato terreni dei pubblici  demani di esse; che traevano immensi profitti dal lavoro degli schiavi su/in quei terreni; che non avevano alcuno scopo ad essere coinvolti in guerre dalle quali non avrebbero tratto alcun profitto.  Insomma, le guerre puniche fu un affare tra le famiglie cartaginesi, alleate a quella di  di annibale, di naviganti, di armatori  contro quella degli scipioni, che pur essendo di antico lignaggio, ebbero il fiuto lungo nel percepire che la “grandezza”, la prosperità economica di roma e del suo “establishement”, a cui si erano associate le famiglie degli “homines novi” (mercanti, gabellieri, usurai, etc., etc,  appena sopra, citati) non poteva limitarsi alla penisola italiana, ma doveva, innanzitutto, spaziare, intorno al bacino del mediterraneo e, in seguito, oltre, a nord, ad est e ad ovest dell’europa. L’imperialismo, il colonialismo, il neocolonialismo, le guerre sono il parto cruento di gruppi umani, più o meno grandi, chiamati stati, nazioni, senza alcun bagaglio culturale, spirituale, religioso, giuridico che li renda, a conti fatti dalla/nella Storia, capaci di esteriorizzarsi, solidarmente, verso altri gruppi umani, se non per fare affari, per proporre affari o , peggio, per imporre affari con la violenza delle armi, traendo il loro atteggiamento mafioso ispirazione dalla sottocultura mafiosa in atto o “in nuce” delle famiglie che li compongono e che in essi, come prima ho detto, si giustappongono, stando, ognora, all’erta nel ”si vis pacem para bellum”. Per sfuggire alla durezza dell’egoismo e del profitto, gli ineludibili disvalori,  in cui la famiglia ingabbia l’individuo “in fieri”, dalla quale non gli è offerta alcuna possibilità di ovviare al  suo destino di creatura solitaria, irretita nello stigma dell’ ”homo lupus homini”, non v’è altra strada che quella del Vagheggiare, dell’Auspicare un Ritorno alla Natura ove l’Uomo, non più  allevato nelle tradizionali strutture pseudopedagogiche, famiglia, stato, Verrebbe Educato dalla Razionalità della Natura, che E’ Amore nel suo Procedere e nel suo Equilibrare tutto ciò che in essa Vive, e l’Essenza della, finalmente, Conquistata Beatitudine dell’Uomo, con se stesso e con gli Altri uomini, Consisterebbe, esclusivamente, nell’Atto del suo Intelletto, Motore unico del suo Volere.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano.

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