Spigolature di fatti e misfatti (58)
Invitati da fazio ad Intervenire nel suo “Che tempo che fa”, i Due Adolescenti, la cui Pronta, Intelligente Iniziativa ha evitato una strage, in cui avrebbero Essi perso la Vita e i loro Compagni, per l’imprevisto gesto, si presume di spessore terroristico, dell’autista senegalese, che conduceva il pullman con destinazione una palestra distante dalla loro scuola, sono stati Protagonisti di un Simpatico, quanto Istruttivo Siparietto. Infatti, alla domanda di fazio su ciò che avrebbero Voluto Fare da Grandi, Rami e Adam hanno, perentoriamente, Risposto: ”I Carabinieri”, ovviamente, Aggiungiamo NOI, se salvini, nel frattempo, sarà spazzato via dalla ”stanza dei bottoni” da un popolicchio, finalmente, Rinsavito. Cosa che Riteniamo non probabile in quanto nell’italietta i regimi durano a lungo: quello del predappiano durò 20 anni; quello demo cattolico durò, addirittura, 50 anni; quello berlusconiano durò 20 anni. Il solo renzismo ha avuto breve durata, per la lapalissiana arroganza, non supportata da alcuna perspicacia politica, della ditta che l’ha prodotto. Bene, Fatta codesta Digressione, Torniamo ai Nostri Due Eroi. Alla Risposta dei Due Adolescenti, ecco fazio, facendo finta di essere sorpreso, di rimando: ”Ma come i Carabinieri, ero convinto che avreste voluto fare i calciatori!” e i Due, all’unisono, quasi: ”Ma il “calcio” è un “gioco”, non un Lavoro”. La iniziale maiuscola di Lavoro è mia. Il laico Cielo non voglia che, nello scorrere dei loro Anni, Rami e Adam siano guastati nella Loro Adamantina Purezza(altrettanto, Laicamente, Intesa, non in senso, beghinamente cattolico, a scanso di equivoci) da tutto ciò con cui saranno costretti a convivere, ché in tempi in cui la quasi totalità dei Loro pari d’età non sognano altro che fare, da adulti, i calciatori per i lauti guadagni dei loro ingaggi, per le belle fanciulle, loro accompagnatrici, i Nostri, invece, Aspirano a modesti sesterzi, pur di emulare “Le Opere e i Giorni” dei Due carabinieri, accanto a Loro da fazio, che Si Sono Prodigati con i Loro Commilitoni nel SalvarLi da una situazione tragica. Che Dire, inoltre, della Rivalutazione del “calcio”,da Essi Operata, fondamentalmente, Considerato un “Gioco”? Essa fa strame di tutto il sistema “calcio”, diventato, irrevocabilmente, un”mercato di bovini” , a tanto ridotto da parte di tutti coloro che in esso sono, a livello planetario, Direi, coinvolti, che arraffano, spendono, spandono, sperperano tutte le risorse finanziarie, di cui esso dispone. Sistema lontano dai Concetti, dalle Idee di “Gioco”, di “Sport”, ove Preminente E’ la Crescita Etica di Coloro che Li Frequentano all’Altitudine di Disinteressata, Divertita, Rilassante Vacanza da Ciò che per, dignitosamente, Vivere non possiamo non Essere, quotidianamente, Impegnati., compatibilmente, con le nostre Competenze e Capacità. Che Rami e Adam Siano Ringraziati, oltre che per il Loro Utile, Svelto Raziocinare in una contingenza drammatica, anche per Ciò che ci hanno Insegnato e su cui ci hanno Sollecitati a Riflettere.
Nella Giornata in Ricordo delle Vittime della ”mafia”, così parlò il dott. michele abbaticchio, sindaco di bitonto, cioè della città, da lui candidata all’alloro di “capitale della cultura italiana” e vicesindaco della città metropolitana di bari: ”Rinunciamo ai vizi di questo cancro. Facciamolo per Anna Rosa Tarantino”. Insomma, il “Rinunciamo”, così struggente, appassionato, che sparge per ogni dove lacrime, da sudore inseguite, è un “plurale maiestatis” o è un pressante appello del ”primus non, a conti fatti, inter pares” bitontino (mentre , quando egli si candidò per il primo mandato sindacale, aveva promesso alla folla, al momento osannante, che nel corso della sua sindacatura ciascun bitontino sarebbe stato sindaco) alla condominialità bitontina a rinunciare a qualcosa di, socialmente, patologico, da cui essa sarebbe affetta? Inoltre,, quali sarebbero i “vizi” del cancro, che è la “mafia”, che possono o debbono essere scorporati, per essere, utilmente, identificati, dal concetto medesimo di “mafia”? Ahimè, quale che sia lo scranno istituzionale, nazionale o comunale, del centro o della periferia, da cui parte, la Comunicazione in Lingua Italiana latita dalla “os” dei nuovi, all’anagrafe, politici di scuola postsessantottina.
E veniamo al siculo buonafede (di quanta Scienza, Filosofia, Poesia sarebbe costui destinatario, non rintracciabile dal Postino della Storia!), ministro della giustizia, addirittura, in conto m5s, ovviamente. A proposito di un grillino, presidente del consiglio comunale di roma, addirittura, arrestato per corruzione, il ministro ha sentenziato: ”I fatti sono troppo gravi. Se anche fosse (l’indiziato, colpito da mandato di custodia cautelare. La Precisazione è Nostra) innocente, non può stare con noi”. Ecco, quindi, le sfortunate, ma belle amate sponde italiche del Poeta Vincenzo Monti dotarsi di un siculo ministro della giustizia, tra l’altro avvocato, dimentico che la Costituzione Italiana, non ancora caduta in desuetudine, ma in procinto di esserlo, in verità, nella stagione salviniana, Nata dalla Resistenza, non dalla mente del fascista rocco, Sancisce la Presunzione di Innocenza, di cui deve Godere, qualsiasi indagato di un illecito, crimine, fino a sentenza definitiva. Comunque, a parte le falle in Diritto Costituzionale, nel siculo ministro grillino si notano oblivioni di grave spessore sintattico. Infatti, nello sproloquiare giustizialista del siculo ministro della giustizia incontriamo un periodo ipotetico. C’è una subordinata condizionale, detta protasi, con la copula al congiuntivo,che indica una possibilità, pur remota, considerati gli accertamenti della magistratura( se anche fosse innocente) e una principale reggente, detta apodosi, all’indicativo (non può stare con noi). Grave errore sintattico, in quanto, se nell’apodosi si prospetta una sia pur lontana alea di innocenza per l’ex grillino, tuttavia cacciato su due piedi, senza la rituale formalità dell’ultima parola ai probiviri del suo partito o del suo movimento, nell’apodosi dovrebbe avere diritto di cittadinanza il condizionale (non potrebbe stare con noi), per onorare ed essere coerenti con la presunzione costituzionale d’innocenza di qualsiasi indagato. La messa tra parentesi della presunzione d’innocenza, testimoniata dall’indicativo, usato dal siculo ministro, rileva e rivela l’errore giuridico in cui egli è, perentoriamente, caduto. Abbiamo, così, esaminato un altro caso di lingua italiettina sgarrupata e, questa volta, non di un politico, si fa per dire, periferico, sebbene di un politico, si fa per dire, provvisoriamente, sistematosi, piazzatosi nella nazionale “stanza dei bottoni”. E’ proprio vero, dunque, che la democrazia è il migliore dei peggiori regimi, se eleva al potere simili…? Vedere ne “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia l’elenco delle varie tipicità umane nel loro apparire nella cronaca, nella Storia, nella Letteraria, Poetica Sublimazione.
Il 19 marzo 2019 nella basilica di loreto (ancona) ove, secondo la leggenda nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294 gli angeli avrebbero trasportato dalla Palestina la dimora della vergine maria, secondo il dogma, proclamato il 1° novembre 1950 dal papa pio XII, all’anagrafe eugenio pacelli, al cielo assunta in anima e corpo, ché colei che avrebbe conservato integra la sua verginità, nonostante avesse partorito il nazareno, non avrebbe potuto non conservare integro da corruzione il suo corpo “post mortem”, papa francesco, all’anagrafe jorge mario bergoglio, ha dato vita ad una delle tante sue bergogliate, come hanno definito molti suoi critici il suo rifiuto di farsi baciare l’anello, che egli indossa alla mano destra, dai fedeli (Cristiani? Bahhhh!) accorsi nel tempio ad omaggiarlo. Tutti i telegiornali hanno ripreso e mandato in onda l’imbarazzante gesto del capo supremo dei milioni di cattolici (i pochi Cristiani al mondo nei millenni trascorsi e nell’avvenire saranno stati, saranno, forse, rintracciabili tra i non credenti?) di ritrarre la manina con tutto il braccio alla prima avvisaglia che il fedele di turno si accingesse all’odiato baciamano con l’aggiunta della “proskinesis”, la fisica prostrazione davanti al sovrano dello “stato del vaticano”, prima che davanti al supposto vicario in terra di cristo e al vescovo di roma. Insomma, sia i “media catodici”, che quelli cartacei, sbigottiti, increduli, scandalizzati hanno dato la notizia di quanto abbiamo sopra Notificato, ed essa è diventata virale. Pare che la sala stampa vaticana abbia giustificato l’insolito, rispetto alla tradizione e, anche, rispetto ai protocolli teologici, comportamento di bergoglio come un problema di “igiene”. E già, al solito, la chiesa cattolica s’accorge, chiedendo “cincinnini” di scuse, dei suoi errori o orrori con secoli di ritardo (della condanna rogo, inflitta a Giordano Bruno, ad esempio, non s’è, giammai, scusata; della persecuzione nei confronti di Galileo Galilei, ad esempio, ha aspettato che venisse al mondo giovanni paolo II, all’anagrafe karol jòzef Wojtyla. Intanto, cos’è l’anello papale? E’ il simbolo della funzione ascrivibile al papa, supposto vicario di cristo in terra; ai vescovi, presunti successori degli apostoli. Sì che, se stiamo alla catechesi, i fedeli non baciano la mano dell’uomo che indossa l’anello, ma il simbolo della sua funzione. Se stiamo, invece, alla storia della chiesa cattolica, in realtà, i fedeli della religione cattolica, rendono omaggio, col baciamano, non al vicario di cristo, il papa, non ai successori degli apostoli,i vescovi, ma al detentore di un potere assoluto nell’ambito dello “stato del vaticano” e ai detentori di un potere assoluto, delegato dal sovrano assoluto ai vescovi, nell’ambito delle diocesi cattoliche, sparse in tutto il mondo. C’è da dire che le religioni nella storia non hanno avuto altra funzione che quella di essere protesi spirituali, culturali (intendendo ”weltanschauung”, visione del mondo, la cultura: di qualcuno, di una classe sociale egemone),si fa per dire, e i capi di esse o sono stati gli stessi detentori del potere laico o sono state ”persone (maschere), ad essi organici. Tanto per fare un esempio, a casaccio, augusto, dopo essere stato proclamato imperatore, si autoproclamò “divus” e pretese la “proskinesis” . A dire il vero, augusto esagerò nell’autodivinizzarsi, mentre altri detentori del potere laico preferirono affidare a un nugolo di sacerdoti, posti, situati tra la loro inarrivabile maestà e le masse, il compito di illustrare, si fa per dire, ad esse le linee direttive della loro “impolitica” (se la “Politica” è il Nobile Fare, Programmare, Armonizzare dell’Animale Sociale, Solidale), minacciando, sempre a nome del capo, pene nel tempo e nell’eterno ai renitenti, ai disubbidienti, ma, anche, promettendo il rispetto dell’”habeas corpus” in terra e la beatitudine eterna ai “poveri di spirito”. Tutte le religioni di ampio consenso hanno avuto, hanno un “libro” di principi generali, che dovevano, che devono ispirare gli atti, i decreti delle rispettive gerarchie clericali e i comportamenti dei rispettivi fedeli. Nella storia la prassi delle gerarchie clericali delle religioni, Ripetiamo, di largo seguito, è stata, è nella cronaca quella di avocarsi l’onere di leggere e spiegare e glossare i principi contenuti nel “libro”, dettato dal rispettivo dio, sì che stroncati sono stati, capillarmente, dal potere politico tutti quei movimenti religiosi, in realtà politici, che hanno tentato di spazzare via gli ordini sacerdotali, gerarchicamente, organizzati sotto la tutela diretta o indiretta del potere politico e di mettersi, in forme e modalità diverse, in contatto diretto con il loro dio. Vogliamo Ricordare, tra i tanti, il “Movimento dei Baccanali”, al quale aderivano, oltre agli ultimi, schiavi, abitanti delle suburre, anche esponenti delle agiate borghesie, oggi diremmo, intellettuali delle italiche periferie, che dopo la seconda guerra punica si era esteso in tutta la penisola italica. Gli aderenti ad esso, ad imitazione del culto di dioniso in grecia, auspicavano di mettersi, direttamente, in contatto con il dio bacco, attraverso riti orgiastici, bypassando gli istituzionali mediatori tra le masse e il dio, che erano gli esponenti della classe sacerdotale ammanigliata al potere romanocentrico che, ormai, spadroneggiava da nord a sud dell’italia. Ciò allarmò il senato romano che promulgò nel 186 a.c il ”senatusconsultum de bachanalibus”, poi, diffuso in ogni città o paese, che con una specie di caccia alle streghe sterminò dovunque e chiunque, anche in seguito a speciose delazioni, fosse sospettato di essere un ”baccante”. L’igiene, dunque, la motivazione del rifiuto bergogliano di non permettere ai fedeli di baciare l’ ”anello detto del pascatore”. Motivazione giustissima, in quanto non è, assolutamente, quantificabile il numero dei batteri e la minacciosa qualità letale di essi, che potrebbero posarsi su di esso, se decine di bocche lo approcciassero (verbo bruttissimo, ma dà, appieno, l’idea della inevitabile contaminazione dell’ oggetto in questione).”Tamen”,pressante una domanda: se è indubitabile che il baciamano inquinante, atto, pericolosamente, a diffondere malattie, fa parte, a far data da millenni, dei rapporti tra la gerarchia cattolica e i fedeli, spesso, metaforicamente, senza schiena , sì che, spesso, sono stati i papi stessi e i loro prelati a incentivarla, porgendo alla bocca di essi la mano inanellata, come mai bergoglio ha aspettato il 19 marzo del 2019 a metterla tra parentesi, al bando, con gesti che apparivano ridicoli, non degni della, pur discussa, maestà papale e nel contempo sprezzanti nei confronti degli ingenui, per non dire altro, poveracci , che gli si avvicinavano nell’ atteggiamento devoto dei servi nei riguardi dei padroni, dei sudditi nei riguardi del sovrano assoluto? E sì, ché con tutte le parole, i discorsi pauperistici, con tutta l’esibita discontinuità verso la millenaria tradizione papale, fatta di grassazioni, di vessazioni, di sanguinaria intolleranza contro i cosiddetti “eretici”, di nepotismi, di richieste alle potenze di turno di organizzare crociate per difendere non la fede, ma il loro potere temporale, quando temevano che fosse in pericolo, egli, pur, rimane il paravento che nasconde una istituzione lenta nel comprendere nello spazio e nel tempo le ingiustizie dei pochi a cui, quasi sempre, s’è alleata, nei riguardi dei moltissimi; pur, rimane lo sbuffo di vapore, tracimante dalla valvola di una pentola a pressione, ché non scoppi. Pertanto il rifiuto del baciamano, tardivamente, motivato da ineludibili problemi di igiene, è stata una di quelle mosse teatraleggianti, a cui bergoglio ci ha abituati, sin dall’inizio del suo regnare in vaticano, apparentemente, destabilizzante, al momento, della noiosa normalità diplomatica dei papi, che aiuta un baraccone vecchio e, profondamente, minato, eticamente, come la chiesa cattolica, a sopravvivere, ma che può, anche, affrettarne la morte, per le mai dismesse millenarie peggiori ragioni.
Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano
Pubblicato il 4 Aprile 2019



