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Spigolature di fatti e misfatti (60)

In pochi giorni in italia due  neonati di genitori extra comunitari (il secondo di genitori nigeriani) sono morti, perché su di loro è stata praticata la “circoncisione”(dal Latino “circoncidere”, tagliare intorno al glande o al pene), non da un ” ’équipe” medica”,ma da qualche santone e non v’è dubbio che a qualche bambina mussulmana, stanziale in qualche parte della nostra penisola, da qualche santona, magari,  sarà stata praticata l’ ”infibulazione”  (dal Latino “fibula”, spilla, cioè, la mutilazione genitale femminile), una delle più tremende islamiche tradizioni culturali, per motivi religiosi.  Anche a Gesù fu praticata la ”circoncisione”. Secondo il vangelo di Luca (2,21), Gesù fu circonciso, quando furono passati gli otto giorni prescritti per la “circoncisione” e, contestualmente, gli fu imposto il nome di Gesù, come l’angelo l’aveva chiamato, prima di essere concepito nel grembo della madre. Ma ai cristiani non venne imposto l’obbligo della ”circoncisione” ché, se Gesù l’aveva accettata, osservando la legge di mosé, per testimoniare ”un percorso di umiliazione che giunge fino a subire la condanna a morte”, i cristiani, secondo paolo (in Rom.13,10), avevano l’unico compito di osservare “la Legge dell’Amore”.Che, poi, l’abbiano osservata, specie le loro gerarchie, è un’altra questione! Sì che nel mondo occidentale e in italia, in particolare, la “circoncisione”non viene  effettuata per motivi religiosi o culturali, ma quando sono in corso malattie genitali(infiammazione, infezione, che coinvolgono il pene), ovviamente in presidi ospedalieri o in ambulatori medici privati. Per quanto riguarda l’”infibulazione”, Thomas Sankara, ex Presidente del Burkina Faso, così Si Espresse: ”L’infibulazione è un tentativo di conferire alle donne uno status d’inferiorità, marchiandole con un segno che le svaluta ed è un continuo ricordare loro che sono solo donne, inferiori agli uomini, che non hanno alcun diritto sui propri corpi o ad una realizzazione fisica o della persona”. Nonostante non si abbiano notizie di codesta pratica orrenda nella pratica culturale e religiosa occidentale, tuttavia,  il nono comandamento giudaico, accettato dal cristianesimo e dalle varie ramificazioni  di esso, considera la donna un oggetto di proprietà del maschio padre, del maschio marito, del maschio fratello, addirittura, sì che recita e prescrive: “Non desiderare la donna d’altri”. Comandamento, nel suo contenuto offensivo nei riguardi della donna, superato, almeno teoreticamente, da noi occidentali, non si direbbe, invece, nella pratica, dal momento che non passa giorno che non dobbiamo lamentare un femminicidio, ché il maschio di turno, omicida, non sopporta che il suo oggetto gli sia sottratto, perché si libera dallo stato di servitù, di schiavitù oggettuale la sua donna. Anche nel mondo classico, greco romano, scarsa era la considerazione sociale della donna: ella era: “ancilla domus”, regina del focolare domestico, non altro che produttrice di carne da macello, o “prostituta”, da “prostituere”: cioè, colei che vende (il proprio corpo);  dal “medio evo” e oltre, per la “legge del maggiorascato” i figli cadetti del nobile principe o feudatario, se maschi venivano avviati al cavalierato di ventura, non di rado, mercenario, se femmine, dal padre padrone piazzate   ad un conveniente, dal punto di vista del ceto e del censo, marito o internate in un monastero, nel quale molto spesso veniva loro conferita la dignità, si fa per dire, di badesse. Vorremmo Ricordare Gertrude, personaggio de”I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, che il padre, appartenente alla nobiltà, destina, sin da piccola, alla vita di clausura. Essa ha dovuto accettare, seppure a malincuore, il destino che suo padre ha per lei deciso. E un matrimonio combinato è riservato a maria clotilde, figlia di vittorio emanuele II di savoia; per la ragion di stato, dal padre maritata a girolamo napoleone, cugino dell’imperatore napoleone III, molto più anziano di lei. Siffatto coniugio rientrava nei piani di un’alleanza  franco- piemontese in vista della guerra contro l’austria. Una severa critica dei costumi sociali dominanti e, in particolare, della condizione delle donne nella sicilia dei primi del novecento Compie Luigi Pirandello nella Bellissima Novella “ Il Viaggio”, nella quale, Adriana, partita dal suo paese per recuperare la propria salute fisica, scopre la vita e la propria intima personalità. Il motivo del viaggio è, dunque, simbolico. Non è solo un viaggio esterno attraverso la sicilia e il resto dell’italia, ma è anche un viaggio interiore alla scoperta di quella personalità, mortificata dalla segregazione impostale dalle convenzioni sociali della sua “cittaduzza”. Come abbiamo Visto dagli esempi Proclamati, la codificazione dei rapporti umani nei paesi di religione e di cultura islamica, capace d imprigionare l’individuo e di determinarne la morte spirituale non è, assolutamente, diversa da quella in atto, ad esempio,  nell’italietta, ma anche  nel’area classica, greco-romana, in generale, sino alla metà del secolo scorso, soprattutto, se ci riferiamo alla vita dimidiata della donna all’interno del matrimonio che Pirandello, in gran parte della sua Produzione Narrativa e Teatrale, Valuta una”forma” di monacale  clausura. E che dire della omofobia, epidemica nel mondo islamico-mussulmano (Il sultano del brunei approva la lapidazione per omosessuali e adulteri), ma per la quale il mondo occidentale,pur illuminista, razionalista, non può scagliare la prima pietra, per l’esclusione di essi dal consesso civile, con vessazioni, irrisione, ma anche con condanne capitali e carcere. Socrate, infatti, fu condannato a bere la cicuta, anche per il capo d’accusa di ”asebeia”, corruzione di giovani,e Oscar Wilde, denunciato dal padre del suo compagno, fu processato e subì qualche anno di carcere,e Tchaikovky, il più celebre Compositore russo, tra i più amati Musicisti di tutti i tempi, Noto per i suoi Balletti, fu costretto a suicidarSi, pare, dopo un riunione dei suoi famigliari. Allora, se nessuna civiltà o, meglio, inciviltà sul pianeta “Terra” nel corso dei millenni è stata esente “ab hominibus lupis hominibus”, per citare l’adagio, che Hobbes derivò dall’”Asinaria” del Commediografo Latino Plauto, che senso ha parlare di “integrazione”? Tolleranza di vissuti, costumi, da noi, almeno teoreticamente, come sopra Dicemmo,ampiamente, desueti? Nascondere il ”crocifisso”, non fare il presepe, non mangiare carne di maiale, perché i nostri ospiti mussulmani potrebbero risentirsi? Rimanere indifferenti, inerti alla notizia che padri e fratelli musulmani uccidano figlie e sorelle, ché hanno preso a vivere all’occidentale? Farci sbocciare il sorrisino nel sapere che a una ragazza del bangladesh i genitori le avrebbero rasato i capelli, ché si sarebbe rifiutata di indossare il velo islamico? Non inorridire alla palese violazione dei diritti umani,nel vedere donne islamiche indossare il”burqa”, che le copre dalla testa ai piedi? Non indignarci che un’Avvocatessa Iraniana sia stata condannata a 38 anni di carcere e a 150 frustate, ché ritiene che il velo islamico non debba essere una imposizione di una manica di vecchi preti, ma una scelta responsabile delle donne stesse? E se un giorno i nostri ospiti di religione islamica, che, comunque, dovrebbero essere i benvenuti nella nostra zolla, come in tutte le zolle del pianeta, in quanto la “Terra” è la”Casa Comune” di tutti gli “Animalia”, di tutti gli Esseri  Viventi, dovessero formare maggioranze politiche, dato il decremento demografico, ad esempio, della italiettina popolazione,  non  potremmo correre il pericolo di essere i sudditi di una teocrazia, dagli iman gestita, noi italiettini, che per secoli siamo stati costretti e, ancora oggi, siamo costretti, sotto mentite spoglie, a fare i conti con minacce di roghi da vivi e da morti, di fraterni moniti di un sinedrio di preti cattolici? E sì, ché la maggior parte dei mussulmani, specie i giovani (spesse volte intervistati dai giornalisti del catodico), ritiene che sia giusto lapidare gli adulteri, gli omosessuali, imporre il velo o il burqa alle donne, tagliare le mani ai ladri, uccidere mogli, figlie, sorelle disubbidienti, onorare quelle ad essi sottomesse  e altre disumane amenità del genere. E. Kant nella “Critica della Ragion Pratica”  Teorizzava il Concetto di tolleranza e di rispetto ”sempre come fine e mai come mezzo”, ad esempio, per, prosaicamente, non avere fastidi nel non tollerare, nel non rispettare ciò che non condividiamo o non è nelle nostre corde. Marcuse, Addirittura Scrisse un Libro che Intitolò, Kantianamente,”La critica della tolleranza”. Che fare, allora? Ragionare col nostro Prossimo su come, Umanamente, Vivere; Riflettere sui nostri rapporti, relazioni passate, da Emendare nell’avvenire, se qualche cruccio, a dire poco, ci hanno causato. Ragionare e Riflettere e Emendare Significa Filosofare, perché la Filosofia è, secondo Wittengenstein, “una scala da gettare via, dopo esservi saliti… dopo aver visto rettamente il mondo”. La Filosofia, dice Wittengenstein nel “Trattato Logico – Filosofico”, ci  Sollecita a Mettere a Punto un Metodo che ci Possa Orientare per le Scienze Naturali, che non va, assolutamente,  applicato in altri campi. ”Nulla, quindi, dire, se non ciò che può dirsi”. Pertanto, utile è, esclusivamente, la Formulazione delle Proposizioni della Scienze Naturali, mentre non hanno alcun significato le proposizioni, che riguardano la metafisica: quelle sull’origine del mondo, sull’esistenza di dio, sulla mortalità o immortalità del’anima, nella presunzione della sostanziale esistenza di essa. Metafisica, alla quale Kant Tentò di Dare, fallendo, un Fondamento Scientifico. Al vertice della scala,  anche se la Scienza ha Risposto a tutte le possibili nostre Domande,  nemmeno sfiorati risultano i problemi vitali dell’uomo. Sicché non ci resta che gettare la scala, sospendere il Filosofare, Operando nel contempo la “Regressione Barbarica”, Liberandoci da teorie e ideologie, da tutte le impalcature che  hanno sostenuto la Storia fatta di lacrime e sangue, versate dagli uomini,  con il Coraggio che, pure, ci ha Fornito la Filosofia. Ci ritroveremo, cosi, Nudi, Spogli, ci Riapproprieremo della nostra Essenza, Costituita di ossa, di muscoli, di carne deperibile e mortale, ma con tutto il bagaglio di  Conoscenze Scientifiche che, finalmente, potremo Usare a Vantaggio di tutti gli uomini, non più ispirati  nella condotta da un “mos” ipostatizzato nel tempo e nello spazio da una minoranza di santi stregoni, funzionari di qualsiasi potere costituito, sebbene dall’Etica, che è l’Agire, da Mettere sempre in Discussione, da Problematizzare in continuazione,  Direzionato dalla Ragione,”quae Caro Fit”.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

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