Luminitia, il magone e la speranza
13 febbraio 2018
Brutti, sporchi e ammassati: quei cassonetti tra via Re David e De Ruggiero
13 febbraio 2018

Spigolature di fatti e misfatti (8)

Ieri, 1- 2- 2018, tutti i “media”, sia della carta stampata, che  del tubo catodico, “social” compresi, hanno dato “urbi et orbi” una meravigliosa Notizia, che Promette fondate Speranze per la cura delle leucemie, di molte, se non di tutte le formazioni tumorali, e, perfino, delle malattie rare. Quale la Notizia? Nel Reparto di Oncoematologia dell’Ospedale ”Bambin Gesù” di Roma, Diretto dal Prof. Franco Locatelli, un Bambino di 4 anni, il primo in Italia, è stato Trattato con un Metodo, assolutamente, rivoluzionario. Il Metodo Consiste in una “Terapia genica: cellule “riprogrammate” contro il tumore. Più, precisamente: i linfociti del paziente, affetto da leucemia linfoblastica acuta, manipolati e “reindirizzati” contro il bersaglio tumorale. Il Prof. Locatelli, con l’Onestà Intellettuale, che Gli è Propria, ai microfoni delle radio e delle televisioni, che L’hanno intervistato, ha Detto che fra un anno si potrà avere la certezza che il Bambino sia guarito. Comunque, per il momento, si può Confermare che le cellule tumorali sono scomparse nel sangue del piccolo Paziente. Non con vanto, ma con commosso Orgoglio Voglio Partecipare ai miei 25 Lettori che il Prof. Franco Locatelli negli anni scolastici, 1974 – 1975; 1975 – 1976; 1976 – 1977, E’ Stato mio Discepolo nel Liceo Scientifico “Cesare Battisti” di Lovere (Bg), cioè, dai  suoi quattordici ai 17 anni. In seguito, Stanziale in Provincia di Bergamo fino al 1980, ho Continuato le mie Peregrinazioni scolastiche nei Licei scientifici di Bergamo e di Trescore Balneario, Mantenendo, sempre, col Prof. Locatelli Rapporti di ottimo Vicinato intellettuale, anche quando, sbagliando, sono, definitivamente, Ritornato nel “condominio” natio. Infatti, qualche anno fa, Accompagnato da Marino Pagano, ho Invitato a colazione il mio antico Discepolo, ormai, un Luminare, a Livello Internazionale, della Medicina, alla “Barcaccia” di Palese. Era egli Venuto a bari per Perorare nel capoluogo pugliese l’Istituzione della “Banca del cordone ombelicale”, dal quale si estraggono le cellule staminali con le quali curare i pazienti leucemici. In quel Convivio Gli Chiesi quali Sentimenti Provasse di fronte all’Ineluttabile della Morte. Sgomento, la sua Risposta, e impotenza subito, per pochi attimi, ma, Immantinente, cancellati al Pensiero che i suoi Bambini, Affidati alle sue Cure, Aspettavano da Lui che Li facesse Rinascere e Moltissimi Rinascevano e Rinascono. A differenza di non pochi suoi colleghi, il Prof. Locatelli non ha, mai, avuto uno studio privato: egli ha Visitato, Visita i suoi Pazienti, esclusivamente, nei reparti di “oncoematologia” degli Ospedali ove ha Operato e Opera: cioè, il “San Matteo” di Pavia” e il “Bambin Gesù di Roma”. Poiché i miei 25 Lettori sono Intelligenti, non ho bisogno di Aggiungere altro, per evitare di ricevere un scarica di insulti da qualche camice bianco non con la coscienza adamantina. Ovviamente, sull’ enorme Spessore Scientifico del Prof. Locatelli IO non ho avuto alcuna Influenza, mentre Sono Certo di aver Fornito alla sua Condotta Professionale le “Institutiones” i “non negoziabili”, gli ineludibili Fondamenti Deontologici ed Etici, quando a Lui e ai suoi Compagni, che Si Sentivano  Vocati alla Medicina (Raccomandazioni da Traslare, però, a tutti i Comportamenti Professionali), Intimavo: ”Dovete Essere Eccellenti, non “cicero pro domo vestra”, sebbene per Curare tutti coloro che a voi ricorrono, che abbiano assegni da firmare, che non abbiano nemmeno gli occhi per piangere”. Il Prof. Locatelli, se è un pazientissimo Medico con i suoi piccoli Pazienti e con i loro preoccupatissimi Genitori (qualche genitore di bitonto potrebbe Condividere la mia Testimonianza), è un severissimo Maestro per i suoi Discepoli: Egli ci Insegna che nel Rapporto tra il Maestro e i suoi Discepoli deve essere esclusa qualsiasi forma di tolleranza della scarsa loro preparazione, ove il Primo sia Riuscito o Riesca con Passione a Trasmettere  ai secondi tutto il suo Sapere. Dopo di che non c’è altro da fare, se non la Valutazione rigorosa della Quantità e della Qualità dell’Apprendimento del Sapere Trasmesso, che non potrà non Trasformare i Destinatari di Esso, per FarNe Prima  ottimi Uomini e Cittadini e, poi, Medici, non Interessati della malattia, ma del Malato nella sua Singolarità storica, psichica, patologica.

 

Chi, sulla Zolla di Dante nativa

e di Michelangelo, l’ardire nutrì

di premiare coloro che gemono

con brivido per il soldo simoniaco,

disonorando antiche alcove e templi

portentosi, cupole e guglie, in pietra,

dai millenni generata, per essere

della Bellezza serva, delle serpi,

ora, ombrosi custodi alla radice ?

 

Ioseph ratzinger, ex “pontifex maximus catholicae ecclesiae”(dignità riciclata dal cerimoniale pagano, come la preziosa pomposità dell’arredo delle chiese e del corredo degli alti prelati cattolici, come l’elevarsi dei luoghi sacri cattolici su precedenti manufatti pagani, come il susseguirsi delle festività cattoliche con la sovrapposizione di esse ad antiche festività pagane e, soprattutto, la collateralità del potere religioso al potere politico, tanto nella roma repubblicana e imperiale, tanto nella roma da costantino fin, quasi,  al limitare dei giorni nostri. Per Riprendere Pasolini, il potere politico non ha più bisogno del pulpito cattolico per rubacchiare il consenso delle masse: gli sviluppi tecnologici della comunicazione l’ha liberato delle omelie dei talarizzati che, vistisi da esso inutilizzati, si sono buttati a sinistra, in gran parte. Ma quanta nostalgia delle “stanze dei bottoni”, dalle quali sono stati estromessi!), dismessosi o costretto a dismettersi dal “soglio pontificio”, in una lettera, fatta recapitare a mano alla redazione del “Corriere della sera”, ha confessato di “essere interiormente in pellegrinaggio a casa”. Meraviglia, però, che tanto personaggio cattolico non conosca il complemento di specificazione, conosciuto, invece, da innumeri suoi colleghi (MI vengono in Mente, ad esempio, bonifacio VIII, alessandro VI) che, nonostante ne avessero combinate di tutti i colori, erano convinti di recarsi, morendo,”, di aver, ”ope summi, sancti officii”, diritto, morendo, alla “casa del padre”. E’, pure, vero che Dante, il Divino, non facendo sconti a nessuno, sprofondò papi, cardinali, preti nei gironi più esecrabili dell’”inferno”. Allora il “busillis” è cornuto. Poiché “in interiore homine habitat veritas”, i diabolici predecessori di ratzinger nella loro coscienza avevano,”ante mortem”, finalmente, Intuito che Dio è “l’Amor che move il sole e l’altre stelle”, mentre loro erano stati lerci di odio, per cui la “casa del padre” che, post mortem” li avrebbe ospitati non poteva non essere che l’”inferno”, il cui padrone era Lucifero. Ratzinger, forse, non  usa il complemento di specificazione, in quanto, raffinato Intellettuale, qual è, Sa, ora, o l’ha, ognora, Saputo che, morendo, ogni uomo, non va verso alcuna casa, se non al NULLA, sì che il Grande Ugo nel “Dei Sepolcri” Scrive che gli Uomini “cercan morendo il sole”. Consapevoli di non potere Cercare Altro o Altri.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 

 

 

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