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Spiraglio per gli azionisti della Popolare di Bari danneggiati dal crac

Uno spiraglio per gli azionisti della Banca Popolare di Bari che si sono trovati con il valore delle loro quote azionarie praticamente azzerato è stato paventato dalla presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche, la deputata pentastellata Carla Ruocco. Infatti, Ruocco ha promesso di proporre “un emendamento o una bozza di legge” per assicurare un intervento dello Stato a favore degli azionisti traditi della Banca Popolare di Bari. La promessa della presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle banche, secondo quanto riferito dal Comitato indipendente degli azionisti della Banca barese di corso Cavour, sarebbe scaturita a seguito di un incontro che si è tenuto i giorni scorsi con la parlamentare pentastellata ed i rappresentanti di detta associazione di tutela degli azionisti. Tra gli interventi promessi da Ruocco agli azionisti figura anche la richiesta di un “nuovo e diverso intervento transattivo o di conciliazione all’attuale Cda della Bpb, ampliando di gran lunga i parametri estremamente restrittivi fino ad oggi proposti”. Dovrebbero poi seguire l’avvio di “un giusto tavolo di conciliazione”, e l’esecutività delle sentenze dell’Arbitro delle controversie finanziarie (Acf), “quasi tutte favorevoli agli azionisti”, secondo quanto riferito dallo stesso Comitato. La presidente Ruocco, infine, ha affermato che “interverrà a livello Europeo per il riconoscimento del danno subito dalla Bpb per l’affaire Tercas”. Il Comitato degli azionisti indipendenti della Banca Popolare di Bari, con la stessa nota con cui ha dato notizia dell’impegno assicurato dalla presidente della Commissione parlamentare sulle banche, in della prossima audizione presso la Commissione bicamerale dell’Amministratore delegato del Mediocredito Centrale (Mcc) e del ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha auspicato “la fine di una discriminazione nei confronti dei risparmiatori truffati dalle Banche Popolari ed il conseguente ristoro nei tempi e nei modi che saranno definiti”. Finora, infatti, i nuovi vertici della “Banca popolare di Bari Spa” si sono limitati ad offrire possibilità di transazione agli azionisti che avevano acquistato quota dal 2014 in poi a seguito della scadenza di obbligazioni condizionate. Ossia nei confronti di coloro i quali la vecchia compagne bancaria aveva esercitato il diritto di opzione alla scadenza di titoli obbligazionari per i quali, anziché rimborsare la sorte capitale, aveva restituito l’equivalente in azioni della banca al valore di mercato di 9,50 Euro cadauna. Azioni, queste, che a seguito del crac finanziario ora l’Istituto barese vorrebbe rimborsare ad un valore di poco superiore ai due Euro. Mentre per i titolari di quote acuiste anteriormente al 2014 la nuova Bpb non sembrerebbe propensa a rimborsare anche di fatto risultano queste risultano effettivamente del valore di appena qualche centesimo. E, quindi, quasi pari a zero. Ma se così andassero realmente i fatti, si tratterebbe – secondo molti eserti in materia di diritto societario – verosimilmente di una inaccettabile discriminazione nell’ambito di una stessa compagine sociale che potrebbe sicuramente provocare altri contenziosi con i nuovi vertici dell’Istituto bancario barese. Perciò, sono i molti tra i circa 70mila soci della vecchia Bpb ad augurarsi un intervento risarcitorio dello Stato, al pari di quanto avvenuto con le due Banche venete (ndr – Popolare di Vicenza e Veneto Banca) che, per ragioni di dissesto finanziario praticamente simili a quello dalla Bpb ed altre ancora del centro-nord, sono state ugualmente salvate dall’intervento statale e gli azionisti danneggiati hanno tutti ottenuto un ristoro pari a circa il 30% dell’effettivo capitale investito.

Giuseppe Palella

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