Cultura e Spettacoli

Sposi promessi, presente e passato

Per ‘I promessi sposi’ sono passate generazioni di studenti. Non tutte felici. Alcune hanno dovuto patire l’oltraggio di passi mandati a memoria o l’incubo di interrogazioni vicine a interrogatori. Altre generazioni, le ultime, hanno solo dovuto portare pazienza col capolavoro del Manzoni, libere di sognarne la vicenda trasposta ai giorni nostri. Collocato forse fra queste due generazioni, Michele Sinisi si applica a restituire giustizia alle prime e a soddisfare i sogni delle seconde. Oltre un migliaio di spettatori al Nuovo Abeliano per l’ultimo allestimento di Elsinor Centro di Produzione Teatrale. Con coraggio, prendendosi non poche molta libertà, Sinisi ambienta il fumettone manzoniano in una periferia urbana, degradata e violenta. La buona scena di Federico Biancalani lascia immaginare un cantiere edile cui la Magistratura abbia posto i sigilli. Grigio habitat nel quale si muove una vivace fauna umana composta da squali, mezze tacche e derelitti. E’ un Promessi Sposi asciutto e ruvido che a volte si mantiene fedele al testo e che altre volte se ne discosta con leggerezza persino irriverente. Sicché Don Abbondio è quasi un personaggio da commedia dell’arte, Lucia volteggia in scena calzando pattini, padre Cristoforo sembra un passante preso dalla strada e gettato in palcoscenico e Don Rodrigo può anche essere una donna (che energia Stefania Medri). Licenze che Sinisi stempera con l’uso di un’ironia gustosa, quando non dissacrante. Brillanti alcune intuizioni, tra cui spicca quella che avvicina a profughi dell’era globale i fuggitivi Enzo e Lucia.  Efficaci gli artifici cui la regia ricorre per aprire squarci vigorosi sui fatti di Milano che precedettero la peste e l’amara vicenda di Gertrude (che spasso la ‘ballata’ di fra’ Cristoforo nella quale i bravi del signorotto si prendono beffe del povero cappuccino – vedi immagine). Altrove le cose funzionano meno, come la lettura fuori campo di alcuni passi del romanzo oppure lo statico siparietto ideologico del secondo atto in cui alcuni protagonisti, come attori in pausa, rifiatano mettendo a confronto idee circa il pensiero manzoniano e i perché e i come dell’allestimento a cui stanno collaborando. Ma episodiche flessioni messe in ombra da ripetuti acuti non pregiudicano il risultato finale, che ben ripaga tutti del grande sforzo produttivo. Hanno meritato applausi Diletta Acquaviva,  Stefano Braschi, Gianni D’Addario, , Gianluca delle Fontane, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster e lo stesso Sinisi nei panni dell’Innominato. Costumi DdF Studio,  collaborazione alla scrittura scenica di Francesco M. Asselta, adattamento e regia di Michele Sinisi.

Italo Interesse


Pubblicato il 23 Gennaio 2018

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